logo | home | recensioni | libri | scrittori | leggere | scrivere | temi | nursing | viaggi | link

 

nursing e management: notizie da periodici e pubblicazioni

In questo spazio commenterò alcuni articoli o lavori comparsi su riviste e giornali. Note, commenti e riassunti sono farina del mio sacco. Riporterò, per correttezza, sempre, la fonte che me li ha ispirati.

 

Sulla necessità di una iniezione di cultura manageriale nell'ambito della sanità, riporto un estratto di un articolo del compianto Mario Zanetti su Il Sole 24-Ore:
Conoscenza, comportamenti, stili di lavoro che fino a ieri erano sufficienti e adeguati alle diverse necessità professionali possono con il variare dei tempi o delle leggi rivelarsi superati o quantomeno insufficienti. E quando questo accade spesso negli operatori si sviluppa una tendenza a opporsi alle innovazioni che viene definita "resistenza al cambiamento".
(...) quando avvengono significativi cambiamenti istituzionali, e non si può certo dire che questo non sia il caso della sanità, è necessario per non dire indispensabile che i professionisti adeguino le proprie conoscenze e la propria professionalità verso campi del sapere a volte a loro non abituali.
(...) Oggi infatti non è più sufficiente, anche se necessario, esercitare un forte prestigio scientifico o clinico per incanalare nella giusta direzione le tensioni e le distonie presenti fra i collaboratori, per far sì che tutti i processi si realizzino in modo adeguato, per mostrare il medesimo livello di eccellente competenza rispetto a tutte le tecnologie informatiche e strumentali disponibili e continuamente in evoluzione. Oggi è necessario acquisire nuove conoscenze che ricadano, appunto, nella sfera del "management".
(...) Queste brevi riflessioni portano a concludere che la cultura clinica deve oggi arricchirsi di nuove "nozioni" mutuate dalle scienze dell'organizzazione. (...) Quando il mondo cambia, conviene fare qualche sacrificio e adeguarsi se si vuole riconquistare o mantenere ruolo e prestigio professionale.
Fonte: Zanetti, M. "Sì alla cultura manageriale". Il Sole 24-Ore, n. 175 (28 Giugno 1999), p.21
Considerazioni, queste di Zanetti, che io ritengo valide anche per gli infermieri, se vogliono ritagliarsi uno spazio di autonomia e protagonismo nella sanità che cambia. Purtroppo, mi sembra che su questi temi non ci sia molto dibattito all'interno della categoria e nelle corsie il clima organizzativo continua a non essere dei migliori. Di frequente pesano sugli infermieri, oltre il lavoro di assistenza delicato e gravoso, stili di direzione rigidi, autoritarismi di altri tempi, capacità relazionali latitanti, disagi, tensioni e conflitti organizzativi, ignorati o tollerati oltre misura. Ci sono retaggi storici e tradizioni perniciose da rimuovere. Urge, a mio avviso, ridisegnare e ripensare al più presto l'organizzazione infermieristica, per darle quell'impronta di modernità che ancora le manca. Occorre che le acquisizioni del management moderno vengano fatte proprie anche dagli infermieri, nell'interesse dei cittadini stessi.



 

Quali sono le qualità, i tratti caratteriali necessari agli infermieri per costituire una squadra di lavoro vincente? La risposta la fornisce L. F. McAtee, esperto di management di Oklaohma City: determinazione, perseveranza, disponibilità, discrezione, umiltà, creatività, pazienza e flessibilità. McAtee parte dal presupposto che solo il kaizen (miglioramento continuo, una strategia che appartiene al metodo della qualità totale) garantisce il successo nella competizione globale. E il successo dipende da equipe i cui componenti sviluppino un preciso carattere(i keizener). Egli dà una precisa definizione di carattere: E' ciò che voi e io siamo quando nessun altro ci osserva. Oltre ai clienti una sola cosa, quindi, è davvero importante in un'organizzazione: le risorse umane. La fortuna di qualsiasi azienda poggia sulla qualità delle persone che vi lavorano. Chi fa parte di un equipe non può limitarsi a svolgere soltanto ciò che gli viene richiesto, deve andare, in un certo senso, oltre. Strategica è la posizione dei leader, che debbono offrire un modello di ruolo (tradotto in soldoni, devono dare l'esempio), devono motivare e gratificare gli altri. E' necessario che sviluppino, insomma, oltre all'efficienza nell'operatività, anche capacità di tipo morbido, relazionali. Nessuna organizzazione, poi, prospera se viene a mancare la fiducia fra dirigenti e collaboratori. Le considerazioni di McAtee valgono, naturalmente, per tutte le categorie in qualsiasi contesto di lavoro. Chissà se constatazioni di questo tipo riusciranno a rimuovere le incrostazioni burocratiche e autoritarie che talora intaccano il buon funzionamento dei team sanitari?
Fonte: McAtee Jr, Lawrence F. "La K speciale dà il risultato". Il Sole 24-Ore Sanità Management, n.2/3 (agosto/settembre 2000), p.10-14



 

L'assistenza moderna necessita di organizzazioni aggiornate. Che oggi vuol dire medici e infermieri insieme, a lavorare in squadra, in team. Se questo è un auspicio, la pratica si mantiene ancora lontana dall'obiettivo. Da una ricerca condotta dall'università di Padova risulta che, su tutto il territorio nazionale, l'integrazione professionale medico-infermiere avviene nel 40% dei casi. Quali allora i mezzi per rendere più soddisfacente questa collaborazione? Ne elenco alcuni, riportati su Il Sole 24-Ore Sanità:
- gerarchia. Possibile solo con bassi livelli di complessità organizzativa
- procedure. Utili per evitare personalismi, favoritismi, arbitri, cordate organizzative.
-
protocolli, percorsi, linee guida. Aumentano il livello di integrazione culturale e professionale; favoriscono l'adattamento e il senso di appartenenza; valorizzano le autonomie professionali con protagonismo e coinvolgimento diretto dei singoli operatori; innescano un meccanismo di apprendimento organizzativo e l'orientamento verso la qualità delle prestazioni; aumentano la capacità di adattamento dell'organizzazione a nuove sfide.
- direzione per obiettivi. Il raggiungimento o meno diverrà oggetto di valutazione collegabile con il sistema di incentivazione. Per la forte complessità organizzativa è impossibile controllare in dettaglio le singole attività con un rigido sistema di procedure o un controllo formale. Diventa più logico liberalizzare gli atti e controllare i risultati stimolando creatività e fantasia imprenditoriale.
-
strumenti di integrazione e stile di direzione. Implicano una rivisitazione degli stili di comando che dovranno modificarsi e puntare alla piena valorizzazione delle risorse umane. La necessaria orizzontalizzazione degli stili di direzione è condizione indispensabile per sviluppare un protagonismo diffuso, favorire la partecipazione necessaria a un efficace funzionamento del lavoro collegiale e definire obiettivi che riscuotano un livello accettabile di consenso.
Parole sante. Ma quando il verbo si farà carne?
Fonte: S. B. "Infermieri e medici in team". Il Sole-24 Ore Sanità, anno 3 n. 43 (7 - 13 Novembre 2000), p. 24



 

Sul Corriere della Sera, Angelo Panebianco scrive: Nonostante tanta retorica e tanti buoni propositi, la pubblica amministrazione, e il settore pubblico in genere, restano refrattari all'idea che per offrire servizi efficienti occorra personale preparato.
Quante volte ciascuno di noi, tornato a casa la sera, dopo un turno di lavoro poco gratificante, magari stendendosi sul divano a guardare l'ultimo telegiornale, non ha pensato altrettanto?
Fonte: Panebianco, A. "Università, se il tecnico fa carriera". Corriere della Sera, anno 125 n.306 (27 dicembre 2000), p. 1



 

Ancora un bell'articolo di organizzazione aziendale su Il Sole- 24 Ore Sanità. L'ha scritto Stefano Baraldi, Healt authorities service manager - AstraZeneca Spa ed è consultabile anche online.
Pone l'accento su un concetto, quello di leadership, sovente trascurato.
La leadership è la "mano invisibile" che stimola gli individui ad agire spontaneamente per il bene dell'azienda.
Non sembra azzardato sostenere che nessuna energia individuale può essere mobilitata se:
a) non viene radicalmente ripensato il ruolo della gerarchia;
b) non si accetta l'idea che la leadership debba essere diffusa all'interno dell'organizzazione e non localizzata e isolata solo ai suoi vertici.
Invece troppo spesso, e non solo nelle aziende sanitarie, si assiste di fatto all'instaursi di dispotismi inscalfibili quanto perniciosi (molte aziende sono, di fatto, al riparo pure dalle leggi del mercato).
E l'assurda volontà di potenza di qualcuno fa premio sul comune raggiungimento degli obiettivi.
Il risultato finale è che la maggior parte delle aziende, come ci ricorda Senge, sono aziende generalmente guidate da concezioni mediocri che non valgono l'impegno della gente e che mancano della leadership di cui avrebbero effettivamente bisogno.
Fonte: Baraldi S. "Il Dg si trasforma in leader" Il Sole-24 Ore Sanità Management, giugno/luglio 2001, p. 19-22



 

Contrariamente a quanto avviene in Italia, dove i fondi per l'assistenza sanitaria pubblica sembrano i primi a dover essere tagliati per far quadrare il bilancio, il centrodestra francese al governo ha imboccato la strada opposta: più soldi alla sanità pubblica per migliorare i servizi sanitari. Lo scrive Cesare Martinetti su La Stampa.
Si legge nell'articolo:
Per quanto la Francia abbia enormi problemi di deficit pubblico, «la salute non ha prezzo», ha dichiarato ieri il ministro Jean-François Mattei in un'intervista a le Monde (...) il livello di spesa, dice Mattei, non deve più essere calcolato unicamente con criteri di bilancio, ma con criteri sanitari. E la crescita delle spese, in sanità è «ineluttabile» perché la popolazione invecchia e aumenta il costo delle nuove tecnologie mediche e la ricerca del benessere.
L'Italia è tra i paesi più industrializzati uno di quelli che spende meno per la sanità (circa 6% del Pil).
Come sarà possibile mantenere un alto livello di prestazioni sanitarie spendendo ancora meno?
Fonte: Martinetti C. "Sanità in cura" La Stampa 12 luglio 2002



Pagina aggiornata il 03.04.03
Copyright 2000-2003 Valentino Sossella