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Non conosco personalmente Alberto Galgano, ma mi sembrano del tutto ingiustificati i sorrisini di compatimento e gli sfottò ironici con cui una parte dei commentatori accreditati ha accolto la sua trionfale diffusione in Italia della Qualità Totale. Si obietta che noi siamo estranei alla cultura giapponese (la più zelante interprete della QT), come se non si dovesse imitare chi si dimostra più efficiente di noi. I libri di Galgano forniscono un know-how nuovo, non solo per organizzare il lavoro nelle imprese, ma anche nei servizi, compresi quelli sanitari. Della QT mi è piaciuto, da subito, l'enfasi che pone sul contributo del singolo operatore, dal quale, inserito in un perfetto gioco di squadra, si pretende la massima partecipazione al processo lavorativo, ma al quale viene attribuito il giusto riconoscimento. Tutti noi, credo, mal sopportiamo quelle organizzazioni che spersonalizzano l'individuo, lo considerano una semplice ruota dell'ingranaggio, con la quale e senza la quale, tutto rimane tale e quale. Il nuovo management chiarisce che sono gli uomini la risorsa più importante di ogni organizzazione, che le persone vanno motivate e stimolate a dare il meglio di sé, che i migliori (coloro che hanno maggiori capacità o che si impegnano di più) vanno retribuiti maggiormente. Per una trattazione più dettagliata rimando alla recensione di 2 libri di Galgano:
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