Nel 1991, quasi in concomitanza con l'esame di maturità,
uscì questo volume di un prestigioso scienziato, che cercava di
trasmettere agli studenti, oltre che un metodo efficace, anche le giuste
motivazioni per affrontare lo studio.
Mi risulta che il libro di Massimo Piattelli Palmarini sia attualmente
fuori commercio. Peccato, perché mi sembrava un eccellente viatico allo
studio e agli esami di maturità.
Per tale motivo penso di far cosa gradita agli studenti proponendone un
breve e, ahimè, approssimativo riassunto.
Forse qualcuno, stimolato dagli argomenti trattati, si procurerà il testo
completo in biblioteca, traendone beneficio nella sempre difficile
costruzione del proprio futuro.
***
La curiosità è una qualità fondamentale degli esseri
umani. Non è sempre tuttavia agevole trasformare la naturale curiosità
in voglia di studiare. Ciò determina spesso dei drammi che coinvolgono lo
studente, i suoi familiari e gli insegnanti.
Come consolazione, è bene ricordare che la voglia di studiare fluttua nel
corso della vita persino fra gli studiosi di professione. Indimenticabile
è Vittorio Alfieri che, per studiare, si faceva legare alla sedia.
La scuola costituisce ancora uno dei pochi riti di
iniziazione della nostra società. Attraverso il superamento degli esami
scolastici noi rinforziamo la nostra autostima e ci avviciniamo
gradualmente all'età adulta.
Gli insegnanti svolgono perciò un compito delicato. Figure indelebili
nella nostra psiche, essi non devono tuttavia abusare del loro potere per
umiliare i ragazzi.
Anche i genitori hanno il potere di interferire con lo studio e la voglia
di studiare dei propri figli, proiettando su di loro ambizioni,
frustrazioni e desideri personali.
Tutti noi, poi, nella vita quotidiana, conviviamo continuamente (e, in
apparenza, felicemente) con le nostre molteplici ignoranze. Tutti tendiamo
ad imparare "quanto basta", quelle nozioni strettamente
indispensabili per esercitare dignitosamente la nostra professione. Ma
spesso il "quanto basta" si riduce davvero a poco.
Si tratta, dunque, di convincere gli studenti che certe conoscenze e certi
valori, trasmessi dalla cosiddetta "cultura scolastica" sono
ancora attuali, anche nei nostri tempi di relativismo culturale.
D'altronde, il relativismo culturale stesso, sarebbe, per esempio,
impensabile senza la cultura greca e latina.
Lo studio aiuta a formare e a raffinare il gusto.
Eugenio Montale, per esempio, deplorava "le architetture di marzapane degli
arricchiti", che deturpano la bellezza della costa ligure. In tal
modo deprecava la mancanza di sensibilità di chi possiede denaro, ma non
cultura e gusto estetico.
La formazione del gusto richiede una lenta assimilazione della nostra
tradizione culturale. Non ci sono equazioni matematiche che ci permettano
di distinguere il buon gusto da quello cattivo.
Per la formazione del (buon) gusto, una funzione di rilievo la svolge la
critica: letteraria, artistica, musicale, teatrale e cinematografica.
Gli insegnanti sono i primi critici che incontriamo. Essi ci educano
attraverso i loro giudizi.
È bene, inoltre, leggere la critica professionale, quella dei giornali e delle
riviste specialistiche, avendo l'accortezza di evitare però quelle
recensioni eccessivamente retoriche, piene di oscuri paroloni e di
discorsi senza capo né coda. Il critico d'eccezione non sproloquia, ma sa
spesso condensare
il proprio giudizio in frasi lapidarie, di grande valore cognitivo ed
emotivo.
Al di fuori delle aule scolastiche, la
poesia è sempre
meno frequentata. La poesia è musicalità. Per apprezzare la poesia
sarebbe bene sviluppare la sensibilità verso la parola fin dalla più
tenera età. La scuola ha il dovere di contribuire ad acquisire questa
qualità e a rimediare all'oblio della poesia nella attuale società.
La filosofia costituisce, nelle sue migliori espressioni,
un tentativo di rispondere alle grandi domande della vita. Per conoscere
le soluzioni proposte dai filosofi ai grandi enigmi esistenziali e le confutazioni
fornite da altri filosofi è bene studiare la storia della filosofia. In questo
modo le nostre riflessioni personali non partono da zero e possiamo
evitare più facilmente trabocchetti e vicoli ciechi del pensiero. Più che
la lettura di certe prefazioni vischiose ed estenuanti, è la
frequentazione diretta dei testi dei filosofi a costituire per tutti noi
una grande scuola di conoscenza e di saggezza.
Il piacere della matematica
è forse il più difficile da comunicare. Nello studio della matematica la
ragione deve un po' vincere la nostra natura. Finché si tratta di
contare, in genere non abbiamo problemi: la matematica ci sembra una
scienza utile. È quando cominciamo ad avere a che fare con entità
astratte che cominciano i nostri problemi e le nostre ritrosie. Per superare l'ostacolo, giova accostarsi alla matematica, anche a quella
scolastica, come a un rompicapo o a un rebus. Inoltre, bisogna ricordare
che la matematica, anche quella in apparenza astratta, oltre che essere
bella è anche utilissima nella vita, spesso indispensabile nelle più
svariate professioni.
Non c'è molto di più
affascinante dell'avventura della fisica moderna: macchine possenti
come gli acceleratori di particelle, entità dai nomi strani come protone,
neutrone, neutrino, quark, scienziati dall'aura un po' folle come Einstein...
Poi, la fisica scolastica ci riesce invece tutt'altra cosa, una materia
noiosa, lontana dalle sensazionali scoperte dei premi Nobel. Spetta al
bravo insegnante rendere conto dei forti legami che invece ha la fisica
"scolastica" con le scoperte della fisica
"avventurosa".
In fisica si cercano le leggi che governano la materia, cioè il mondo
reale, ma sempre in un universo di soluzioni teoriche possibili. Il gusto
per la fisica è il gusto di scoprire i confini del "possibile",
i confini del mondo reale. Il fascino della fisica consiste proprio in
questa compenetrazione di astratto e concreto.
Ci sono alcune scienze
apparentate alla matematica, che richiedono un ragionamento deduttivo, per
esempio la chimica. Altre, come l'anatomia e la botanica, richiedono una
mente "classificatoria".
Lo studio di tutte le scienze risulta essere più efficace se sappiamo
sviluppare la nostra curiosità e se sappiamo immaginare o, meglio ancora,
"abitare" i mondi che andiamo a studiare.
Si dà molto risalto
oggi alla conoscenza delle lingue straniere. Tuttavia commette uno
sbaglio lo studente che crede che lo studio dell'inglese o dello spagnolo
esoneri dalla conoscenza di ogni altra materia. Se non si studia anche
qualcos'altro, imparare semplicemente una lingua serve a poco. Per
esempio, è difficile tradurre un testo se non si conosce abbastanza bene
l'argomento trattato. Occorre, dunque, abbinare lo studio delle lingue a
dei contenuti, allo studio di qualche altra disciplina. Magari si può
imparare una lingua, mentre ci si perfeziona in un determinato ambito di
studio, possibilmente da giovani. Imparare una lingua più avanti negli
anni è molto più difficile.
Una persona di cultura
deve conoscere la storia. È vero che la storia che si insegna a
scuola è quella di chi comanda e si occupa principalmente del contesto
politico ed economico, mentre esiste invece anche un'altra storia, almeno
altrettanto importante, la storia che tratta degli aspetti della
vita quotidiana delle persone. Tuttavia, anche lo studio della storia,
così come lo si concepisce a scuola, è importante. Conferisce spessore alle
nostre conoscenze. Impossibile, per esempio, saper vedere una città,
coglierne la bellezza, senza avere qualche rudimento storico, senza saper
situare nel tempo edifici, strade e monumenti. Chi non conosce la storia,
indipendentemente dalle ricchezze che possiede, è destinato a vivere
schiacciato nel presente.
Il mondo, pur
immaginario, della letteratura, attraverso le sue opere e le
vicende dei suoi personaggi arricchisce la nostra esperienza personale, le
conferisce sfumature nuove, conferendole profondità. La letteratura ci
aiuta a sviluppare la nostra autoconoscenza e a capire meglio chi siamo e
cosa vogliamo.
L'esame è una sorta di rito
di iniziazione, che produce ansia nella vittima, lo studente.
-
All'esame si deve non solo sapere, ma sapere in un
certo modo, che è il modo in cui vuole il professore. Sapere le cose
in modo diverso da come vuole il professore può essere
controproducente. I professori più rigidi e dogmatici si fissano a un
metodo, un'interpretazione, un libro di testo e soltanto su questa base
vogliono sentirsi rispondere all'esame.
-
Si dà per scontato che dopo l'esame si dimenticherà
gran parte di quello che si è imparato.
Si dice comunemente che la cultura è ciò che si sa dopo che si è
dimenticato tutto ed è un'affermazione in gran parte vera. Anche (e
soprattutto) i migliori insegnanti continuano negli anni a ristudiare
la loro stessa materia.
Il libro di testo
è uno strumento di lavoro. È bene che lo studente se ne serva ricorrendo
a sottolineature ed annotazioni. Dovrebbe attenersi, nel farlo, a questi
tre consigli:
-
Sottolineare e annotare il libro di testo in
previsione dello studio e del ripasso futuri.
-
Evitare di sottolineare ed evidenziare quanto lo è
già nel libro.
-
Astenersi dal sottolineare ed annotare alla prima
lettura.
Il bravo studente, poi, non si accontenta del solo libro
di testo, ma consulta altri volumi e altri libri di testo, raggiungendo in
tal modo una conoscenza più vasta delle materie studiate.
Ripassare. Leggere un libro
non equivale a studiare, a conoscere una materia. Lo studio richiede,
oltre a una lettura intelligente dei testi, anche un ripasso ben
pianificato.
-
Organizzare il ripasso in base al tempo effettivamente
disponibile.
-
Programmare il ripasso per tempo, senza eroici sforzi
dell'ultima ora. Allontanare svogliatezza e distrazioni. Rimandare a
dopo l'esame la soluzione di eventuali problemi personali. Favorire in
ogni modo la concentrazione nello studio.
-
Programmare il ripasso in modo gerarchico e non in
modo lineare. Ciò significa ripassare per primi gli argomenti più
importanti e poi proseguire, in modo concentrico, ad affrontare il
ripasso dei sotto-argomenti. In questo modo, mal che vada, sapremo
almeno l'essenziale e la nostra ignoranza riguarderà soltanto i
dettagli.
-
Prendere precisa coscienza delle proprie lacune, per
eliminare quelle più gravi. Rendersi conto in modo preciso delle
proprie lacune ci permetterà, se non riusciamo nel frattempo a colmarle,
di tenerci, in sede di esame, lontani dai pericoli così come fa il
navigatore esperto in mare aperto. Di fronte agli esaminatori non ci
cacceremo insomma nei guai con le nostre stesse mani. Leopardi
consigliava a chi non voleva svelare la propria ignoranza di non
oltrepassare mai i confini delle proprie conoscenze.
-
Puntelliamo le nostre zone di impreparazione imparando
almeno qualche definizione.
Se lo studente riuscirà a sottolineare bene e a
organizzare in modo efficace i propri appunti, il ripasso finale si
risolverà nella semplice rilettura di quanto personalmente elaborato.
È difficile ascoltare
una lezione scolastica e prendere appunti nello stesso tempo. Si
rischia di perdere il filo del discorso dell'insegnante e alla fine di distrarsi.
Prendere appunti e, soprattutto, rielaborarli costa fatica. Perciò
bisognerebbe prendere appunti soltanto per quelle materie e
quegli insegnanti che meritano e che nelle loro lezioni offrono un
"valore aggiunto" rispetto al libro di testo.
-
Se si decide di prendere appunti, si deve poi
rielaborarli a caldo, poche ore dopo la lezione. Succede altrimenti
che ci risultino incomprensibili. Potrebbe essere di aiuto limitarsi a
prendere dei pre-appunti durante la lezione, per poi stilare
gli appunti veri e propri più tardi, con calma.
Registrare la la lezione dell'insegnante costituisce quasi
sempre più motivo di distrazione che occasione di apprendimento.
Utile si rivela, invece, prendere appunti dal libro di testo, rielaborare
cioè quanto letto sul libro in modo personale. Ancora più utile è confrontare
i nostri appunti con quanto scritto sul libro di testo. Una materia viene
in questo modo sviscerata da più prospettive.
Prima di
iniziare lo svolgimento del tema, occorre stilare una scaletta essenziale
degli argomenti. Nel compilarla, non è necessario partire dall'inizio. Possiamo
progressivamente perfezionare la scaletta man mano che ci vengono in mente
dei punti da fissare.
I gradini della nostra scaletta possono essere costituiti da un titolo, un
appunto, una breve frase, una data, un riferimento per noi importante,
ecc.
Si possono anche fissare due o tre scalette diverse e poi, in fase di
svolgimento del tema, non utilizzarne nessuna. Non importa: l'aver
tracciato delle scalette ci avrà aiutato a mettere a fuoco il tema e le
nostre intenzioni.
Cominciando a scrivere il tema vero e proprio, si può iniziare da
qualsiasi parte, non importa partire necessariamente dall'inizio. Alcuni
preferiscono scrivere l'inizio del tema e la sua conclusione,
considerandole le parti più importanti, soltanto dopo
aver scritto la maggior parte del tema.
Nell'accingersi a scrivere è bene ricordare che il tema deve riflettere
un nostro punto di vista, una nostra particolare chiave di lettura su un
certo argomento.
Quando rileggiamo il nostro elaborato, non dobbiamo aver timore di tagliare
le parti che non ci sembrano in tema: "un testo più corto è
spesso più leggibile e più chiaro".
Per legare meglio frasi e periodi non scordiamo l'utilità dei cosiddetti
connettivi: "quindi", "per cui", "allora",
"in altre parole", ecc.
Rileggere il tema è inevitabile, anzi è importantissimo. Soltanto
attraverso una attenta rilettura (ma sono consigliabili più riletture) possiamo
renderci conto degli eventuali errori ortografici e grammaticali e se
quanto abbiamo scritto suona bene, scorre o se dobbiamo ulteriormente
correggere e aggiustare lo scritto.
Per tradurre non si
dovrebbe procedere parola per parola, cercando il significato sul
vocabolario. Tradurre consiste essenzialmente nel formulare delle ipotesi
sul significato di un testo e verificarne la giustezza, partendo magari da
ipotesi vaghe e approssimative.
Per fare una buona traduzione bisogna ricorre
all'intuito, basato sul buon senso.
Nelle nostre ipotesi di traduzione devono metterci in allarme le
stranezze, le improbabilità, gli errori grossolani e gli svarioni. Anche
se molti insegnanti possono storcere il naso, sarebbe bene rendere il
testo originale in un italiano bello e scorrevole. Bisognerebbe
sacrificare la fedeltà della traduzione al bello stile. Una traduzione dovrebbe,
cioè, essere scorrevole e suonare bene anche in italiano. Per ottenere un
testo di questo tipo bisogna evitare di tradurre parola per parola e
servirsi, invece, delle costruzioni verbali tipiche della nostra lingua.
Il modo migliore per
affrontare il compito di matematica è quello di considerarlo un
rompicapo, un gioco enigmistico. Inoltre dobbiamo sviluppare la qualità
di agire come delle macchine di precisione, ma non nel senso sgradevole e
alienante dell'operaio alla catena di montaggio, bensì in quello
gratificante del pilota di Formula 1, del campione di biliardo, del grande
tennista, dell'esperto skipper.
La matematica richiede pulizia nel pensiero e nell'esecuzione. La fretta,
l'insofferenza e il pressappochismo ci condannano a faticare di più e a a
conseguire risultati insoddisfacenti.
Negli esercizi di matematica si dovrà dunque procedere con ordine, un
passaggio alla volta.
I teoremi matematici vanno studiati, o meglio reinventati. Vanno fatti propri,
ci devono convincere. Soltanto dimostrando in proprio la validità di un
teorema si avrà un'idea del piacere dell'avventura intellettuale che
provano i grandi matematici.
Interrogazione orale.
Nell'esporre un argomento conviene guardarsi da due eccessi: divagare
addentrandosi in dettagli non richiesti, oppure mantenersi troppo sulle
generali senza arrivare mai a una risposta precisa. Perciò conviene
allenarsi a fornire risposte del giusto taglio, procedendo preferibilmente
"a cerchi concentrici", in modo di scendere dai concetti
generali ai dettagli particolari. Il tutto espresso in un tempo
ragionevole (cinque minuti sono talvolta già troppi).
Infine sarebbe bene evitare un certo intercalare che denota scarsa
sicurezza delle proprie conoscenze. Vanno per tale motivo fortemente
limitati gli "hem", i "dunque", i "vero", i
"no?", i "vede", i "cioè".
I
libri di Massimo Piattelli Palmarini
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| I testi di approfondimento ("libri amici") suggeriti da Piattelli
Palmarini:
Cultura classica. E. Mandruzzato, Il piacere del
latino, Mondadori,
Milano, 1989
Fisica. P. Levi e T. Regge, Dialogo, a cura di E. Ferrero, Einaudi,
Torino, 1987
Letteratura. I. Calvino, Lezioni americane, Sei proposte per il
prossimo millennio, Garzanti, Milano, 1988
Biologia. H.F. Judson, L'ottavo giorno della creazione: la scoperta
del DNA, Editori Riuniti, Roma, 1986
Chimica e Scienze Naturali. P. Levi, Il sistema
periodico, Einaudi,
Torino, 1975
Filosofia. B. Russell, Storia della filosofia
occidentale,
Longanesi, Milano, 1983
Musica, Letteratura e Cultura. E. Montale, Prime alla
Scala,
Mondadori, Milano, 1981
"Nuova Storia". A. Fontana, La scena, in Storia d'Italia,
Vol I, Einaudi, Torino, 1972
Matematica. G. Gamow, Uno,due, tre... infinito, Mondadori, Milano,
1952
Linguistica. N. Chomsky, Linguaggio e problemi della
conoscenza, Il
Mulino, Bologna, 1988
Sapere. R. Levi Montalcini, Elogio dell'imperfezione, Garzanti,
Milano, 1987
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