La vita
Nasce ad Asti il 16 gennaio 1749, da nobile famiglia. Frequenta
l'Accademia militare di Torino con scarso entusiasmo. Compie numerosi viaggi
attraverso l'Europa; visita Francia, Inghilterra, Olanda, Germania,
Danimarca, Svezia, Russia, Spagna e Portogallo.
Compone versi.
Si assoggetta a una forte disciplina che applica allo studio dei
classici ("volli, sempre volli, fortissimamente volli"). Per meglio apprendere la lingua italiana e
"sfrancesizzarsi" soggiorna in Toscana.
Intrattiene un'intensa relazione amorosa con la contessa d'Albany, che
influenzerà positivamente la sua creatività artistica.
Muore sempre più cupo e solitario a Firenze l'8 ottobre 1803.
Opere
Filippo (tragedia, 1775-1776); Antigone (tragedia,
1776-1777); Oreste (tragedia, 1776-1778); Virginia (tragedia,
1777-1778); Timoleone (tragedia, 1779-1780); Saul (tragedia,
1782); Mirra (tragedia, 1784-1786); Della tirannide
(trattato, 1777-1790); Del principe e delle lettere (trattato,
1778-1786); Rime (raccolta di versi, 1789); Satire (1786-1797);
Il Misogallo (1798); Vita (autobiografia, 1790)
Rime
Si rifanno per lo più ad esperienze autobiografiche. Domina
l'introspezione psicologica e l'intimismo, rispetto alla passione
civile delle opere maggiori.
Satire
Sono costituite da sedici composizioni in terzine. Alfieri prende
a modello gli scrittori antichi di satire: Orazio, Persio e Giovenale.
Fustiga i costumi, le mode e i vizi del proprio tempo
Tragedie
Sono ventuno, scritte in endecasillabi sciolti. Alfieri sceglie
questo genere, nel rispetto delle unità aristoteliche, perché lo
sente come il più congeniale ad esprimere la sua poetica. Nella
composizione delle tragedie egli segue un procedimento fisso:
all'ideazione segue la stesura in prosa, compiuta quasi di getto sotto
l'impeto della passione, cui fa seguito una terza fase: la versificazione,
in cui il poeta compie un lavoro di scelta, modellamento e limatura.
Lo schema delle tragedie alfieriane vede lo scontro fra l'eroe e le
forze che ne limitano libertà e la piena espressione di sé.
Spesso il conflitto si interiorizza e diventa lo scontro fra due
passioni altrettanto forti all'interno di una medesima coscienza. Il
protagonista, allora, diventa un personaggio "appassionato di
due passioni tra loro contrarie", che "a vicenda
vuole e disvuole una stessa cosa".
Il Misogallo
Opera in prosa e in poesia in cui Alfieri si scaglia contro
l'Illuminismo e la Rivoluzione francese.
Vita
Ispirata alle naloghe autobiografie di Goldoni e Rousseau,
costituisce un importante documento per meglio comprendere la personalità
e le opere dello scrittore astigiano. Ne esce il ritratto di un uomo
oscillante fra la depressione e l'entusiasmo, dotato di forti
passioni, di autoironia e di grande sensibilità temprata dalla
sofferenza.
Conclusioni
Figura isolata e singolare della letteratura italiana, per certi
versi Alfieri non solo preannuncia il Romanticismo, ma lo supera.
Egli rifiuta l'Illuminismo, la fede nella ragione, il culto della scienza,
il dispotismo illuminato. Esalta, invece, la passione e il sentimento.
Gli stanno a cuore la libertà dell'individuo e l'affermazione
dell'io, isolato, solitario, titanico.
Compito dell'uomo è di opporsi a tutte quelle costrizioni, divine,
di potere, interiori, che limitano il pieno dispiegamento della
libertà dell'essere.
Per sottrarsi alla schiavitù, l'uomo dispone in definitiva,
secondo Alfieri, di tre rimedi: l'isolamento, il suicidio e il
tirannicidio.
(v.s.)