Eugenio MONTALE

La vita

Nasce a Genova il 12 ottobre del 1896, ultimo di sei figli. Il padre Domenico, detto Domingo, originario di Monterosso, dove ha una villa, è contitolare di una ditta di importazione di acqua ragia e prodotti chimici con ufficio nel centro storico di Genova. Intelligenza precoce e piena di curiosità, Montale, a causa della salute malferma, viene indirizzato dalla famiglia alle scuole tecniche, dove consegue l'aborrito diploma di ragioniere. Intanto prende lezioni di canto presso l'ex baritono Ernesto Sivori; canta bene, ha talento, ma la carriera in campo musicale non prosegue a causa del suo temperamento timido e introverso. Si esibirà soltanto per gli amici. Partecipa alla prima guerra mondiale e va come volontario al fronte. Frequenta gli ambienti letterari fiorentini, in particolatre il caffè delle Giubbe Rosse. Nel 1927 conosce Drusilla Tanzi, sposata al critico d'arte Matteo Marangoni. Di dieci anni più anziana di lui, affettuosamente soprannominata "Mosca", di intelligenza vivace, ebbe una relazione duratura e affettuosa col poeta, che la sposerà nel 1963. Nel 1932 Montale si innamora della scrittrice americana Irma Brandeis, che diventerà una sua importante musa ispiratrice (l'angelicata Clizia della Bufera). La Mosca minaccia di suicidarsi e induce il poeta, avvilito, a lasciare l'amante. Nell'ottobre del 1938 muore la sorella Marianna, cui il poeta era legato da profondo affetto. Nel 1948 lavora come redattore al Corriere della Sera. Nel 1975 gli viene conferito il premio Nobel per la letteratura. Muore a Milano il 12 settembre del 1981.

Opere

Ossi di seppia (1925); Le occasioni (1939); Finisterre (1943); Quaderno di traduzioni (1948); La bufera e altro (1956); Farfalla di Dinard (1956); Xenia (1966; Auto da fè (1966); Fuori di casa (1969); Satura (1971); Diario del '71 e del '72 (1973); Sulla poesia (1976); Quaderno di quattro anni (1977)

La carriera poetica di Montale avviene senza quelle fratture estetiche e ideologiche che abbiamo conosciuto in Ungaretti.
Con Ossi di seppia ci presenta una poesia, aliena da retoriche e da certezze, umile, lontana dal linguaggio magniloquente allora in voga, una poesia che è in primo luogo espressione di negatività. 
Significativo che la sua prima raccolta di versi venga pubblicata da Piero Gobetti, intelligente direttore de La rivoluzione liberale e dichiarato nemico del regime fascista, che arriverà a sopprimerlo.

Il lessico di Ossi di seppia mira a una naturalistica precisione, accoglie dialettalismi, gerghi specialistici, tecnicismi. Si tratta di una poesia di tono dimesso, che può far pensare a Pascoli o a Gozzano.
Il paesaggio ligure raffigurato è alieno da ogni seduzione turistica, ma è colto invece nella sua asprezza, nel suo dimesso squallore.

Montale si serve del linguaggio e del paesaggio per manifestare il proprio mondo interiore, abitato da una cupa angoscia esistenziale, dal fermo rifiuto di ogni facile consolazione, dalla consapevolezza del "male di vivere", dalla coscienza dello "scacco", dalla consapevolezza che l'uomo è sconfitto, alla mercé di determinazioni di cui gli sfugge il senso.
La poesia non può indicare la strada per uscire da questa situazione di crisi; la poesia può e sa essere soltanto consapevolezza della negatività, del mancato realizzarsi dell'uomo, l'accettazione di una sconfitta.

Emblema e correlativo oggettivo

Appare in Montale l'impegno di trovare, pur nel dato oggettivamente descritto, una soluzione simbolica, di oggettivare un modo di sentire in un paesaggio, in un elemento della realtà, evitando così la facile effusione sentimentale e l'abbandono all'oratoria.
Mentre Ungaretti si affida alla catena di rapporti che la scintilla analogica mette in moto, Montale, invece, ricerca la possibilità di soluzione simbolica. Tecnica, questa, che si può ritenere assai vicina a quella del poeta inglese, ben conosciuto a Montale, T.S. Eliot.

Una negatività dialettica

Se la dimensione che domina  Ossi di seppia è quella della negatività , dell'inutilità, della constatazione dell'impotenza dell'uomo, della sua angoscia esistenziale, Montale non esclude dal proprio orizzonte poetico e vitale la positività dell'esistenza. Essa fa la sua apparizione tutte le volte che il poeta parla dell'ansioso tentativo di trovare un "varco", "una maglia rotta nella rete che ci stringe".
Inoltre, il mare è cantato come lezione di vita vera e autentica, come termine positivo che il poeta cerca ansiosamente di raggiungere, pur avendo la consapevolezza di appartenere alla "razza di chi rimane a terra".
Il mare rappresenta quanto il poeta, pur volendo, non è riuscito a realizzare.

I successivi approfondimenti

Le occasioni rappresentano un approfondimento e un ampliamento dei temi montaliani. Vi compare la memoria; la lucida constatazione del male di vivere trova qui ulteriori motivi ed esemplificazioni. Anche in questo nuovo paesaggio si avverte lo stesso senso di precarietà, lo scacco e l'angoscia di prima: la memoria e il passato non offrono ancore di salvezza; i volti, i ricordi e le occasioni si dissolvono irreparabilmente.
Montale, per la sua consapevolezza autocritica, per la sua formazione etica, evita nella sua poesia gli abbandoni sentimentali o diaristici per tendere, invece, a metafisiche significazioni, accedendo a una dimensione simbolica.
Da ciò derivano il suo ermetismo e la nostra difficoltà di lettura.

Ne La bufera, alcuni critici sarebbero tentati di scorgervi una svolta, delle novità sostanziali, mentre in verità si tratta di approfondimenti di motivi precedenti.
Sembra insinuarsi una combattuta, problematica tensione verso il trascendente, che si conclude, però, con la sostanziale, ferma accettazione di un destino non riscattabile da alcuna fede.
In alcuni riferimenti ad un preciso tempo storico sembrerebbe che Montale tenti di storicizzare il male di vivere. Ma si tratta di rare occasioni e di sporadici accenni. La dimensione preferita dal poeta rimane quella metafisica, non quella storica.

In Satura compaiono novità stilistiche, in particolar modo riguardanti il linguaggio che si fa più comprensibile. Si avverte una maggiore tendenza alla quotidianità, alla prosasticità, all'ironia anche violenta.

L'ultima produzione poetica di Montale è connotata dalla virtuosistica musicalità del verso e dal gusto per il gioco verbale, a volte fine a se stesso.

Notevoli e apprezzate le prose di Montale, ora critico letterario (e traduttore) di grande e sicuro acume, ora fustigatore della odierna società dei consumi e dello spettacolo.

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
Al poeta i lettori non possono chiedere una parola definitiva, una di quelle parole forti, che dichiarano a lettere di fuoco l'animo di chi scrive, e risplendono per sempre come un fiore vivo su un prato di polvere. Il poeta non potrà comunicare agli uomini parole nuove, capaci di aprire un mondo, ma soltanto "qualche storta sillaba e secca come un ramo". Soltanto questo può esprimere oggi chi scrive: quella che è la nostra non-vita, il nostro non-essere.

Spesso il male di vivere ho incontrato
Nell'indifferenza, nell'insensibilità, nell'immobile fissità dello sguardo, Montale ravvisa l'unico bene concesso sulla terra alle creature; questo non è concesso al poeta, che è insidiato dalla nostalgia, dalla memoria, dalle aspre indagini dell'intelletto, incapace di sentirsi scabro come un ciottolo.
Avere l'indifferenza di una statua immobile nella sonnolenza del meriggio! di una nuvola alta nel cielo, di un falco levato a volo nell'immenso.

Meriggiare pallido e assorto
Vivere è soltanto uno squallido andare lungo un muro arroventato, che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia; e avere intanto negli occhi il barbaglio lontano di scaglie di mare. Fin da ora il senso della condanna, la coscienza di appartenere a una razza o società rimaste a terra.

La casa dei doganieri
Il poeta è tornato alla casa dei doganieri, alta a strapiombo sulla scogliera, dove un giorno fu con la donna amata e dove echeggiò il suo riso irrequieto; ma la casa appare ora squallida e vuota, sferzata soltanto da un freddo libeccio. Quello che fu l'incontro di un giorno non si può ripetere ed è perfettamente inutile richiamare alla memoria la figura che ci fu compagna, oramai è travolta da un altro tempo, da altre esperienze, ormai ha cancellato in sé ogni traccia di quel passato. A nulla vale il recupero, se la memoria è solo del poeta. Forse lì, in quella casa erta sulla scogliera era possibile rinvenire il "varco"; ma si trattò appena di un breve incontro, un'illusione che non può ripetersi.
Ritornando da solo in quella casa, il poeta avverte ancora una volta che non v'è certezza se non negativa, che il calcolo dei dadi più non torna e la bussola va impazzita alla ventura.
Nella lirica si avverte la confluenza dei temi montaliani più tipici: il passato, il mare, la crisi insolubile.

Bibliografia

Guglielmino S. Guida al novecento. Milano, Principato, 1971
Cudini P., Conrieri D. Manuale non scolastico di letteratura italiana.
Milano, Rizzoli, 1992
Marchese, A.
Montale. La ricerca dell'altro. Padova, Messaggero di Sant'Antonio, 2000

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Approfondimenti:


Eugenio Montale, Opere complete (4 vol. in 6 tomi), Mondadori, 1984, pagine 7559, Euro 258,00      ordina

 

 


Gianfranco Contini, Una lunga fedeltà. Scritti su Eugenio Montale, Einaudi, 2002, pagine 115      ordina

 

 


Giuseppe Marcenario, Eugenio Montale, Bruno Mondadori, 1999, pagine 224      ordina


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