L'Illuminismo rappresenta, come
fa osservare il filosofo Immanuel Kant nel suo Che cos'è
l'Illuminismo? (1784), "l'uscita dell'uomo dallo stato
di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è
l'incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un
altro".
Strumento dell'emancipazione dell'uomo dai pregiudizi della
tradizione e dal principio di autorità è la ragione.
Dopo la rivoluzione scientifica del Seicento, l'uomo del Settecento si
affida a una visione della vita e della realtà sempre più
materialistica e sensistica, sulla scorta del pensiero di alcuni
filosofi francesi (Bayle, Condillac, La Mettrie, Holbach).
L'uomo si libera dai dogmi religiosi e metafisici e nuove discipline
si affermano: economia politica, psichiatria, antropologia,
sociologia.
In Italia l'Illuminismo assume caratteristiche particolari. Spesso
gli intellettuali italiani sono al servizio di un sovrano o dello
Stato e ciò stempera la potenziale carica rivoluzionaria del nuovo
movimento di idee.
Tuttavia l'Illuminismo italiano, particolarmente vivo a Napoli (la
scuola economica di Antonio Genovesi), Venezia (la riforma del teatro
di Carlo Goldoni), Milano (i fratelli
Verri, Cesare Beccaria) e nella Toscana, contribuisce al processo
di svecchiamento della cultura, di rinnovamento e riforma di
istituzioni, leggi e tecniche, nello spirito di un apporto non solo
teoretico, ma anche pratico fornito dalla cultura e volto al
miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini e al progresso
della società.
(v.s.)