Carlo GOLDONI

La vita
Nasce a Venezia nel 1707. Il padre è medico. A Venezia Goldoni trascorre l'infanzia. Avverte una precoce attrazione per il teatro, al punto da abbandonare il collegio per seguire una compagnia di attori.
All'università di Pavia, dove studia diritto, viene espulso a causa della composizione di una satira contro alcune ragazze della città.
Nel 1731 si laurea in legge a Padova.
Si sposta in varie città dell'Italia settentrionale e centrale, prima per seguire il padre, poi per ragioni economiche. Scrive.
Nel 1737 viene nominato direttore del teatro veneziano di San Giovanni Crisostomo. 
Nel 1740 si trasferisce a Genova con l'incarico di console della Serenissima. Contrae debiti. Esercita l'avvocatura a Pisa. Conosce il capocomico Gerolamo Medebac con cui collabora per molti anni. Inizia a rinnovare profondamente il teatro italiano.
Dopo la rottura con Medebac, inizia la collaborazione con Antonio Vendramin, proprietario del teatro di San Luca.
Entra in accesa polemica con alcuni letterati suoi contemporanei: Carlo Gozzi e l'abate Pietro Chiari.
Nel 1762 Goldoni abbandona con la moglie e il nipote l'Italia per trasferirsi a Parigi, dove soggiornerà per trent'anni, avari di soddisfazioni artistiche. Muore il 6 febbraio 1793.

Opere
Momolo cortesan (1738); Donna di garbo (1743); La famiglia dell'antiquario (1749); La bottega del caffè (1750); La figlia obbediente (1751); La locandiera (1753); Il campiello (1755); I rusteghi (1760); La casa nova; Sior Todero brontolon; Le baruffe chiozzotte (1762); Memoires.

La locandiera
Protagonista è una donna scaltra e realista: Mirandolina. Corteggiata da tre aristocratici tronfi, finirà per sposare, per convenienza, un proprio cameriere.
La figura di Mirandolina rappresenta una elaborazione articolata della maschera di Colombina. Ne esce un personaggio di grande fascino e ricchezza psicologica

I rusteghi
La borghesia mercantile, che si è arricchita praticando austere virtù, in primis quelle della laboriosità e del risparmio, sembra incapace di adattarsi alle esigenze delle nuove generazioni. Ne nasce un conflitto, che non ha risoluzione, bensì un semplice accomodamento. 
A uscire vincente è il mondo delle donne, più mobile e aderente alle esigenze della vita.

Le baruffe chiozzotte
Commedia "popolare e plebea", mette in scena il mondo popolare dei pescatori, il loro conflitto con i mercanti e le loro dispute sentimentali quotidiane. Goldoni adegua il linguaggio all'ambiente rappresentato.

Conclusioni
Esponente di un illuminismo popolare, Carlo Goldoni riforma il teatro, soppiantando con gradualità la commedia dell'arte o "improvvisa" e sostituendola con una commedia che segue un copione interamente scritto e che, come la commedia dell'arte, riscuote un grande successo di pubblico.
La prima opera, il cui copione è completamente scritto è Donna di garbo del 1743.

Goldoni ci dona nelle sue opere un affresco della società settecentesca, venato di bonaria ironia e di leggerezza.
La maschera della commedia dell'arte lascia il posto all'individuo, con un approfondimento della psicologia dei personaggi.

Gli intenti di Goldoni sono quello di divertire, facendo ricorso a una comicità colta e raffinata e di rappresentare la realtà, che, nel suo tempo, vede l'ascesa di una classe sociale: la borghesia mercantile e il declino dell'aristocrazia.
Poi anche la borghesia darà segni di cedimento, non riuscendo ad adattarsi a un mondo in mutamento. Goldoni allora individua e mette in scena un nuovo conflitto, quello fra i vecchi, conservatori e irrigiditi nella difesa del passato e della tradizione e i giovani, portatori di valori nuovi.

Il mondo popolare è ritratto nella commedia in versi, Il campiello, ma meglio ancora ne Le baruffe chiozzotte.

La realtà sociale ritratta da Goldoni con tanto garbo nelle sue commedie non è tuttavia un mondo perfettamente armonioso. Affiorano spesso, fra le pieghe del testo, problemi, inquietudini, incrinature, malumori. Il lieto fine non è sempre l'esito scontato delle vicende rappresentate.

Bibliografia:

Fido, F. Guida a Goldoni. Teatro e società nel Settecento. Torino, Einaudi, 1977

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Pagina aggiornata il 15.01.05
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