Leonardo Sciascia, A ciascuno il suo, Adelphi, 2000

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copertina"Gli elementi che portano a risolvere i delitti che si presentano con carattere di mistero o di gratuità sono la confidenza diciamo professionale, la delazione anonima, il caso. E un po', soltanto un po', l'acutezza degli inquirenti".

Il farmacista Manno riceve una lettera anonima con una minaccia di morte.
Egli è un uomo tranquillo, fuori dai giochi politici locali, in pace con tutti. Ha per unico passatempo la caccia. Chi mai può avercela con lui?

Si convince si tratti di uno scherzo, invidia di cacciatori, e invece una sera, al termine di una battuta di caccia, viene freddato insieme al suo cane e all'amico, il dottor Roscio.
Agli inquirenti, dunque, il difficile compito di sciogliere la matassa di un misterioso omicidio di due persone "perbene". La pista più probabile appare quella del delitto passionale.

Non la pensa così il professore Paolo Laurana, insegnante di italiano e latino nel liceo classico del capoluogo. Quarantenne, scapolo, succube dell'amore possessivo della madre, non particolarmente intelligente, ma preparato e curioso, il professore viene subito attirato dall'unicuique (unicuique suum = a ciascuno il suo), che scorge stampigliato sul retro della lettera anonima. Si tratta certamente di un ritaglio ricavato dall'Osservatore romano.

Spinto dalla curiosità intellettuale e da una specie di puntiglio, il timido e riflessivo insegnante si accinge a condurre una sua indagine parallela. Un po' aiutato dalle sue capacità deduttive, un po' dal caso, Laurana, partendo proprio da quell'unicuique, imbocca la strada giusta: il farmacista non c'entra niente, la sua uccisione serviva soltanto per depistare le indagini, era il dottor Roscio il vero bersaglio dell'agguato.

Il medico aveva scoperto la tresca tra la moglie e il cugino, l'avvocato Rosello, un notabile del paese, un intrallazzatore con le mani in pasta nella politica e in affari economici di ogni tipo.
Poiché minacciava di far scoppiare uno scandalo sulla base di documenti compromettenti, rinvenuti nello studio dell'avvocato, il dottor Roscio viene fatto uccidere da un sicario.

Nonostante il fermo proposito di Laurana di tenere per sé i risultati dell'indagine personale e di continuare la sua vita di tutti i giorni in un modo, se possibile, ancora più appartato, il professore viene attirato in una trappola con la complicità della vedova di Roscio, la bella Luisa, al cui fascino nemmeno il casto Laurana sa resistere, e viene ucciso.
L'avvocato Rosello e la giovane e avvenente vedova Roscio, convolano intanto a nozze, con la benedizione dello zio arciprete.

Pubblicato nel 1966, A ciascuno il suo costituisce un giallo enigmatico, atipico, che rende conto delle labirintiche connessioni non solo della realtà siciliana, ma della condizione umana tout court.
Pur ammirando il razionalismo illuminista, Sciascia non indulge nelle terse deduzioni e geometrie del giallo classico. La realtà ci viene restituita nella sua autentica, ambigua e magmatica consistenza.

Come ne Il giorno della civetta, protagonista è ancora una volta la mafia, che ormai ha inquinato l'intero sistema di potere. Ad esserne intrisa non è soltanto la politica e l'economia siciliane, ma la stessa amministrazione centrale, i partiti politici e la burocrazia romana.
Ci sono, sullo sfondo, l'analisi minuziosa dell'animo siciliano, la contiguità di morte e vita, la religione della roba, il mito carnale della donna. Riconoscibili le ascendenze letterarie care a Sciascia: Verga, Borgese, Pirandello, Brancati.
La lingua impiegata è un italiano letterario, che attinge tuttavia al "parlato", di cui riproduce la struttura sintattica.

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