"Gli
elementi che portano a risolvere i delitti che si presentano con
carattere di mistero o di gratuità sono la confidenza diciamo
professionale, la delazione anonima, il caso. E un po', soltanto un
po', l'acutezza degli inquirenti".
Il
farmacista Manno riceve una lettera anonima con una minaccia di morte.
Egli è un uomo tranquillo, fuori dai giochi politici locali, in pace
con tutti. Ha per unico passatempo la caccia. Chi mai può avercela con lui?
Si convince si tratti di uno scherzo, invidia di cacciatori, e
invece una sera, al termine di una battuta di caccia, viene freddato
insieme al suo cane e all'amico, il dottor Roscio.
Agli inquirenti, dunque, il difficile compito di sciogliere la matassa
di un misterioso omicidio di due persone "perbene". La pista
più probabile appare quella del delitto passionale.
Non la pensa così il professore Paolo Laurana, insegnante di italiano
e latino nel liceo classico del capoluogo. Quarantenne, scapolo,
succube dell'amore possessivo della madre, non particolarmente
intelligente, ma preparato e curioso, il professore viene subito
attirato dall'unicuique (unicuique suum = a ciascuno il
suo), che scorge stampigliato sul retro della lettera anonima. Si
tratta certamente di un ritaglio ricavato dall'Osservatore romano.
Spinto dalla curiosità intellettuale e da una specie di puntiglio,
il timido e riflessivo insegnante si accinge a condurre una sua
indagine parallela. Un po' aiutato dalle sue capacità deduttive, un
po' dal caso, Laurana, partendo proprio da quell'unicuique,
imbocca la strada giusta: il farmacista non c'entra niente, la sua
uccisione serviva soltanto per depistare le indagini, era il dottor
Roscio il vero bersaglio dell'agguato.
Il medico aveva scoperto la tresca tra la moglie e il cugino,
l'avvocato Rosello, un notabile del paese, un intrallazzatore con le
mani in pasta nella politica e in affari economici di ogni tipo.
Poiché minacciava di far scoppiare uno scandalo sulla base di
documenti compromettenti, rinvenuti nello studio dell'avvocato, il
dottor Roscio viene fatto uccidere da un sicario.
Nonostante il fermo proposito di Laurana di tenere per sé i
risultati dell'indagine personale e di continuare la sua vita di tutti
i giorni in un modo, se possibile, ancora più appartato, il
professore viene attirato in una trappola con la complicità della
vedova di Roscio, la bella Luisa, al cui fascino nemmeno il casto
Laurana sa resistere, e viene ucciso.
L'avvocato Rosello e la giovane e avvenente vedova Roscio, convolano
intanto a nozze, con la benedizione dello zio arciprete.
Pubblicato nel 1966, A ciascuno il suo costituisce un giallo
enigmatico, atipico, che rende conto delle labirintiche connessioni
non solo della realtà siciliana, ma della condizione umana tout
court.
Pur ammirando il razionalismo illuminista, Sciascia non indulge nelle
terse deduzioni e geometrie del giallo classico. La realtà ci viene
restituita nella sua autentica, ambigua e magmatica consistenza.
Come ne Il giorno della civetta, protagonista è ancora una
volta la mafia, che ormai ha inquinato l'intero sistema di potere. Ad
esserne intrisa non è soltanto la politica e l'economia siciliane, ma
la stessa amministrazione centrale, i partiti politici e la burocrazia
romana.
Ci sono, sullo sfondo, l'analisi minuziosa dell'animo siciliano,
la contiguità di morte e vita, la religione della roba, il mito
carnale della donna. Riconoscibili le ascendenze letterarie care a Sciascia:
Verga, Borgese, Pirandello, Brancati.
La lingua impiegata è un italiano letterario, che attinge tuttavia al
"parlato", di cui riproduce la struttura sintattica.
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