Il razzismo
Il razzismo inteso
come quella dottrina che presuppone una superiorità su basi
biologiche di una razza umana sull'altra, è un concetto moderno,
sviluppatosi da un fraintendimento delle teorie di Darwin e del
positivismo. In epoche antecedenti prevaleva un sentimento di disprezzo verso le altre culture ritenute inferiori, verso i "barbari". Il razzismo rappresenta uno dei tanti abbagli ideologici presi dalla mente umana nel corso della Storia e credo che nessuno possa sostenere, al giorno d'oggi, in maniera fondata, con argomentazioni scientifiche e senza timore di essere sonoramente disapprovato, che una razza sia superiore a un'altra. Ammesso che all'interno della specie umana sia possibile individuare delle razze pure. Il nazismo, per citare una delle ultime vittoriose (almeno per un certo periodo) concezioni politiche razziste, che si basava sull'idea di superiorità della razza ariana, oggi ripugna alla quasi totalità delle persone ed è considerato un obbrobrio ideologico non più ripetibile. Eppure la guardia non va mai abbassata e la cronaca ci riferisce, con
cadenza presso che quotidiana, di episodi di discriminazione avvenuti
sulla base del colore della pelle o del luogo di provenienza. Si tratta,
per lo più, di microepisodi di intolleranza o di xenofobia. Certo siamo lontani,
almeno qui in Italia, da quanto scritto nei libri di Wright o nei
racconti della Gordimer. Non bisogna nascondersi che l'ondata di immigrati dal Terzo Mondo, che ha raggiunto l'Italia negli ultimi decenni, ha scosso equilibri secolari, abitudini consolidate, modi di vivere e di pensare sedimentati nei secoli, provocando inquietudini. Da noi esisteva, tutt'al più, la contrapposizione fra Nord e Sud, l'annosa e irrisolta questione meridionale, ma lo sviluppo industriale del Paese ha finito col metabolizzare le insofferenze razziste. Molti operai e intellettuali meridionali hanno contribuito alla crescita economica della nazione. Oggi non è così. La crisi economica, la disoccupazione,
l'insicurezza fanno
vivere lo Straniero come una minaccia a un benessere da poco acquisito
e già precario. La psiche umana, sempre in cerca di
un facile capro espiatorio, responsabile delle proprie disavventure,
può facilmente individuare nell'Altro, nel Diverso, l'origine di
tutti i mali. Io credo che ciò stia avvenendo quotidianamente, a piccoli passi, nel migliore dei
modi. La nostra è una società aperta, una democrazia matura, che, pur
tenendo conto di mille disfunzioni e ritardi, considera la tolleranza
verso chi è diverso uno dei valori fondamentali. Gli italiani avvertono altresì l'esigenza di essere rassicurati circa il tasso di tolleranza contenuto nelle altre culture. Su questo concetto è difficile transigere. Chi proviene da fuori deve accettare le nostre leggi, le nostre regole del gioco, i valori democratici su cui si fonda la nostra Costituzione. Non si può essere tolleranti con gli intolleranti. Lo sosteneva pure un filosofo pacifista come Norberto Bobbio. Non ci si può rifugiare nel relativismo culturale tanto caro a certi nostri intellettuali contemporanei, che finiscono col promuovere un deleterio razzismo alla rovescia sostenendo la superiorità morale di coloro che sono storicamente oppressi e proponendo una riedizione del mito russoviano del Buon Selvaggio francamente inaccettabile. Riferimenti bibliografici
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Pagina aggiornata il 26.05.04 |