Tahar Ben Jelloun, Il razzismo spiegato a mia figlia, Bompiani, 1998
S a g g i s t i c a |
![]() Eppure non esistono razze umane pure e distinte. Il razzismo trae
origine principalmente dalla paura, dal complesso di inferiorità (e
talvolta di superiorità) e si trasforma ben presto in aggressività. Il
disprezzo per l'altro si tramuta in collera, che può sfociare nell'odio e
nella guerra, fino a concretizzarsi nello sterminio e nel genocidio. Come
avvenne nel ventesimo secolo, quando la Germania nazista si propose di
sterminare tutti gli zingari e gli ebrei. L'uomo ama vivere in un ambiente stabile, detesta generalmente tutto ciò che può turbare le sue certezze. Il diverso, con le sue caratteristiche fisiche e psichiche, con i suoi comportamenti imprevisti, genera perciò insicurezza. Il diverso, lo straniero, viene vissuto come una presenza perturbante, minacciosa, che attenta ai nostri beni, al nostro territorio, alle nostre donne. Uno che è venuto da fuori per rubarci il lavoro. La storia ci insegna che spesso il diverso diventa colui, cui viene attribuita la responsabilità di tutti i mali e di tutte le difficoltà, secondo il ben noto meccanismo del capro espiatorio. Si tratta di reazioni di psicologia sociale tanto irrazionali, quanto comuni e, verrebbe da dire, naturali. Ciascuno di noi ha in genere una mente popolata da pregiudizi, di cui ha bisogno per orientarsi con prontezza nell'ambiente in cui vive. Ma proprio a causa dei pregiudizi, l'uomo finisce per giudicare gli altri senza conoscerli, attraverso stereotipi culturali, spesso sbagliando e provocando negli altri sofferenze inutili e umiliazioni gratuite. Non siamo tuttavia condannati al razzismo. Per uscire dall'errore e dall'irrazionalità della mente razzista sono necessarie però l'educazione e la cultura. Occorre imparare, riflettere, sforzarsi di capire che non siamo soli al mondo, che esistono altre tradizioni e altre culture. È necessario conoscere l'altro, parlargli, condividendo piaceri, problemi e preoccupazioni. E scoprendo in tal modo la propria comune radice umana. Occorre promuovere il rispetto per l'altro, per la sua dignità e la sua libertà. Il razzista è un individuo che ha paura della libertà, propria ed altrui. Occorre far capire che la diversità e l'inatteso sono valori, non disvalori e possono contribuire a renderci la vita più varia e più bella. Un processo che è più facile da perseguire con le giovani generazioni, più disponibili al cambiamento, rispetto alla visione del mondo ormai ossificata di molti adulti. ***** Semplice e chiaro, pensato per i ragazzi dagli otto ai quattordici anni, il libro dello scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun, di sole 62 pagine, costituirebbe davvero un utile vaccino antiviolenza, da introdurre nelle nostre scuole, per abituarci tutti, ragazzi e genitori, a una serena convivenza nella futura società multietnica e multiculturale. ordina
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Pagina aggiornata il 24.02.10 |