La vita
Nasce ad Alessandria d'Egitto il 10 febbraio 1888. Tra il 1912 e il
1914 assiste a Parigi alle lezioni di Henri Bergson. Partecipa come
fante alla prima guerra mondiale. Finita la guerra si stabilisce a
Parigi, quindi fa ritorno in Italia, a Roma, dove ottiene un impiego presso
l'ufficio stampa del ministero degli Esteri. Nel 1936 emigra in Brasile,
dove insegna letteratura italiana all'Università di San Paolo.
È di nuovo a Roma nel 1942, docente di letteratura italiana
contemporanea.
Muore a Milano il 2 giugno 1970.
Opere
Il porto sepolto (1916); Allegria di naufragi (1919); Sentimento
del tempo (1933); Il dolore (1947); La terra promessa (1950);
Il Taccuino del Vecchio (1960).
Su piano poetico la vicenda di Ungaretti, riconosciuto maestro e
iniziatore dell'ermetismo, procede da un'iniziale ribellione contro le
forme poetiche tradizionali a una lenta e faticosa realizzazione di una
volontà di canto che lo porta a riconquistare, rinnovandolo, il
tradizionale endecasillabo.
Sul piano umano, invece, il poeta procede da un'iniziale constatazione
della solitudine e del dolore dell'uomo, relitto di un naufragio, alla
drammatica riconquista delle certezze offerte dalla fede, alla coscienza
di ripercorrere, nell'esperienza dolorosa della propria esistenza, una
strada che è comune a tutti gli uomini.
La scoperta della parola
Già nella sua prima raccolta, Il porto sepolto, confluito
poi nell'Allegria di naufragi, appare un aspetto peculiare
della sua poesia: lo stretto legame tra poesia ed esperienza biografica.
Battutosi a favore dell'intervento militare, Ungaretti scopre in prima
persona la cruda realtà della guerra, un'esperienza che lo segnerà per
sempre.
La scoperta della precarietà della condizione umana in tale situazione
comporta il ripudio di ogni esperienza metrica precedente, secondo una
scelta che è prima etica che estetica.
Dall'accostamento di parola a parola nasce la scintilla, il rapporto
analogico; ogni struttura metrica tradizionale viene frantumata, la
punteggiatura scompare, la musicalità del verso fine a se stessa,
respinta.
Nei temi e nella materia dell'Allegria è evidente una marcata
presenza biografica, visibile nell'uso insistito dell'aggettivo
dimostrativo e possessivo, nell'indicazione precisa di luoghi e di date
di molti componimenti.
La vita appare al poeta come il naufragio di tutte le illusioni e delle speranze
nutrite nella prima giovinezza. Egli ricava un senso di
precarietà della vita, concepibile soltanto come vagabondaggio. La
condizione umana è contraddistinta dalla solitudine e dalla
fragilità. La sofferenza, tuttavia, genera un sentimento di
solidarietà e di fratellanza fra gli uomini. E, anche nel pericolo,
affiora di tanto in tanto l'"allegria", la gioia di vivere.
Sentimento del tempo
Ungaretti supera l'autobiografismo nelle raccolte di versi
successive e cerca di dar voce a conflitti eterni, a drammatici
interrogativi, - la ricerca di certezze e di approdi, il mistero -, alla
tensione esistenziale, al doloroso cammino per superare la pura
terrestrità.
La guerra non fa più da sfondo alle liriche. I temi trattati, oltre
al dolore e al mistero dell'esistenza, sono la morte, la memoria, la
poesia come capacità di impedire la distruzione del ricordo.
Ungaretti ritrova, nel Sentimento del tempo, i metri e i moduli
della tradizione, che non vengono però pedissequamente ripresi, ma
escono rinnovati, perché il poeta vi cala dentro il precedente
affinamento nella ricerca della parola già sperimentato nell'Allegria.
Il lessico si ispira alla tradizione classica, la sintassi è più
articolata. Si può dire che in questa raccolta la frase si
sostituisca alla parola
Ungaretti avverte ormai il procedere della vita dell'uomo in analogia
col procedere delle stagioni. Caratteristici sono anche i riferimenti
alla mitologia
Il dolore
Il sentimento del tempo e il rapporto tra contingente ed eterno,
l'esperienza meditativa che sostiene e innalza la poesia della sua
seconda raccolta torneranno intrise di echi autobiografici nella
raccolta Il dolore, che comprende liriche scritte dal'37 al '46
e trova nelle sezioni "Giorno per giorno" e "Roma
occupata" i suoi più alti esiti poetici.
La prima raccoglie 17 liriche in memoria del figlio Antonietto morto
in Brasile: vi figurano la rievocazione del bimbo morente, il costante
ricordo nella prospettiva della memoria, la perennità di un affetto e
di un dolore che il tempo non lenisce, la malinconia indimenticabile
di certe aperture paesistiche.
I lutti familiari, che costituiscono qui materia del poetare,
comprendono anche la morte del fratello, l'unico testimone rimasto
dell'infanzia del poeta. La vita appare ad Ungaretti intrisa di
violenza e sofferenza e con una fine ineludibile.
Nonostante i temi dolorosi trattati, emerge tuttavia sommesso un sentimento di
fiducia e di speranza verso la vita e gli uomini, un recupero di
religiosità non ortodossa, ma genericamente umana. Il poeta lungi
dall'esprimere isolamento debolezza e passività, manifesta forza e
solidarietà verso gli altri uomini.
La poetica
La formazione culturale di Ungaretti avviene in quella Parigi di inizio
secolo, che è il crocevia di tutte le avanguardie artistiche.
La parabola poetica di Ungaretti si inserisce nell'alveo del
Decadentismo, più precisamente in quella corrente letteraria
denominata ermetismo, di cui Ungaretti è un caposcuola. Gli ermetici
ricercano la parola essenziale, spogliata di tutti i significati
accademici e retorici, la parola pregna di significato spirituale. La
poesia, che nasce da questa ricerca di integrità della parola,
si fa essa stessa essenziale e pura. Nei componimenti degli ermetici
prevalgono la brevità, il frammento, l'assenza della punteggiatura.
La realtà non viene colta nelle apparenze, ma, per via analogica,
nell'immediatezza; il verso deve fissare l'attimo.
Bibliografia
Guglielmino S. Guida al novecento. Principato, Milano, 1971
Cudini P., Conrieri D. Manuale non scolastico di letteratura
italiana. Rizzoli, Milano, 1992