LA POESIA CREPUSCOLARE

Contro la mitologia dannunziana non si opponeva il solo Benedetto Croce, ma anche quelli che furono definiti poeti crepuscolari. Fu Giuseppe Antonio Borgese che coniò la definizione "crepuscolare", in un articolo apparso su La Stampa il primo settembre 1910, dal titolo Poesia crepuscolare, intendendo definire la collocazione storica di questa poesia, che si svolgeva ormai ai margini, in una zona umbratile di crepuscolo, trascorsa ormai la luce meridiana della grande tradizione dei maestri dell'ultimo Ottocento.
Secondo Borgese i crepuscolari esprimevano "la torpida e limacciosa malinconia di non aver nulla da dire e da fare".

I temi
Questi poeti hanno un repertorio comune, cantano la sonnolenta e monotona vita di provincia.
E su tutto questo e all'interno di tutto questo aleggia la stanchezza del vivere, il disilluso ripiegamento su se stessi, l'incapacità di stabilire un rapporto armonioso col mondo, la voluttà della sofferenza e dell'autocompatimento, la banalità del quotidiano e l'antieroismo.

I crepuscolari esprimono tutto ciò in un linguaggio nuovo. La loro poesia, in esplicito contrasto con quella di D'Annunzio, rifiuta il superomismo, il panismo, l'estetismo, il lussureggiante abuso delle parole, assumendo, invece, un andamento prosastico e discorsivo, quando non consapevolmente ironico.
L'ambiente non è più l'alta borghesia dannunziana, ma diventa l'ambiente della media e piccola borghesia, con le buone cose di cattivo gusto (il salotto buono, i busti di Napoleone, gli animali imbalsamati). Trionfano i buoni sentimenti. Ma anche da tutto ciò i crepuscolari prendono le distanze, non sono persuasi, avvertono che i valori della borghesia tradizionale sono irrimediabilmente superati, impossibili da ripristinare.

Ma anche se antidannunziana, la poesia crepuscolare appartiene di diritto al decadentismo. Soprattutto perché esprime quella crisi di certezze, quel vuoto che abbiamo già esaminato e classificato come una delle componenti fondamentali del decadentismo. La frattura tra individuo e società, l'angoscioso senso di solitudine, il ripiegamento sull'interiorità sono gli aspetti più evidenti dell'epoca e nei crepuscolari sono tutti elementi ben ravvisabili.

Una scuola cosiddetta crepuscolare si può dunque situare nel primo decennio del Novecento. I poeti che vi sono ascritti presentano sensibilità, temi, moduli  in certo qual modo simili, arricchiti in ogni singolo poeta da contaminazioni di diversa provenienza.
I crepuscolari, insomma, non formarono mai, come invece i futuristi e altre avanguardie di inizio secolo, un movimento veramente formalizzato con terminologie proprie e progetti comuni.

Gli esponenti principali della poesia crepuscolare sono: Govoni, Gozzano, Moretti e Corazzini.

Bibliografia:

Guglielmino S. Guida al novecento. Principato, Milano, 1971
a cura di Gagliardi, R. Poeti del riflusso (antologia). Savelli, Roma, 1979

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Approfondimenti:


Giorgio De Rienzo, I poeti crepuscolari, Mondadori, 1999, pagine 265, Euro 7,23      ordina


Pagina aggiornata il 22.05.03
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