Carlo Calamandrei, L'assistenza infermieristica. Storia, teoria, metodi (nuova edizione aggiornata), NIS, 1993

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Si tratta dell'edizione ampliata e riveduta del precedente volume di Calamandrei sull'assistenza infermieristica.
Il nuovo testo, che consta di 287 pagine, si struttura in sei capitoli, che prendono in esame la storia dell'assistenza infermieristica, il concetto di salute, le teorie del nursing, gli aspetti professionali dell'attività infermieristica, gli aspetti etici, la metodologia di lavoro.
L'autore ha un occhio particolare per le realtà di Inghilterra e Stati Uniti, dove la professione infermieristica ha raggiunto un grado di avanzamento superiore al nostro.

Storia.Una forma di assistenza infermieristica non formalizzata è probabilmente sempre esistita ed è stata prestata principalmente dalle donne.
Con i valetudinaria romani abbiamo la prima forma rudimentale conosciuta di assistenza organizzata.
E', tuttavia, grazie all'avvento del cristianesimo, con la sua filosofia caritatevole verso bisognosi e infermi, che sorgono i primi ospedali. Inizialmente non si occuperanno di assistere i malati, ma per molto tempo accoglieranno un'intera umanità derelitta: orfani, vagabondi, senzatetto, alienati ecc.
Va inoltre sottolineato come, nei confronti degli infermi, prevalga sull'aspetto curativo, quello caritatevole.
Il primo ospedale, che si occupa soltanto di ammalati viene istituito nel 390.

Nel Medioevo protagonisti assoluti dell'assistenza sono gli ordini monastici e religiosi e ciò continua per molti secoli, anche quando, dal 1500 in poi, il grande progresso scientifico cambia il volto della medicina.

Anzi, proprio alcuni religiosi si distinguono per dedizione e modernità delle concezioni in campo assistenziale. Fra questi spicca la figura di Camillo de Lellis (1550-1614), fondatore dell'Ordine dei Ministri degli Infermi. Lo storico della medicina Giorgio Cosmacini definisce, ancora ai giorni nostri, De Lellis come la figura dell'infermiere ideale, protagonista dell'utopia ospedaliera del Seicento.

La rivoluzione scientifica e quella industriale determinano ulteriori modificazioni nell'organizzazione degli ospedali. Servono infermieri più preparati per svolgere un'attività che si è fatta più complessa. La nuova temperie culturale favorisce l'apparire sulla scena di quella che è forse il prototipo dell'infermiera: Florence Nightingale (1820-1910). Di origini altoborghesi, la "signora della lampada" si distingue nei soccorsi ai militari feriti nella guerra di Crimea e si rivela ben presto un genio pratico, organizzativo, teorico e didattico. Con la Nightingale l'assistenza infermieristica virerà in modo irreversibile verso la scientificizzazione e l'efficienza.
Nel frattempo, Henry Dunant (1828-1910) fonderà la Croce Rossa, un corpo di infermieri volontari che intervengono in caso di guerra o calamità naturali e che in tempo di pace si dedicano all'istruzione del personale sanitario e al trasporto degli infermi.

All'inizio del Novecento la condizione degli ospedali italiani è terrificante. Una visitatrice americana parlerà di totale assenza di una vera e propria assistenza infermieristica.
Ben presto subentrano anche da noi rapidi cambiamenti. I progressi compiuti sotto l'aspetto diagnostico e terapeutico portano l'assistenza infermieristica a cercare di adeguarsi al nuovo clima scientifico e tecnologico. Nascono le prime scuole che cercano di reclutare le allieve infermiere fra le signorine istruite della classe media.
La "rivoluzione infermieristica" italiana sarà patrocinata da Anna Celli, Amy Turton, Grace Baxter, Dorothy Snell; tanti nomi inglesi a testimonianza di quanto la svolta italiana debba all'esempio, alle idee e ai metodi della Nightingale.
Con l'avvento del fascismo, lo Stato regolamenta la formazione infermieristica a livello nazionale. Nel 1925 vengono istituite le scuole-convitto per infermiere. Nasce la figura dell'assistente sanitaria. Nel 1940 fa la sua comparsa l'infermiere generico.
Filo conduttore dei cambiamenti che avvengono in Italia è purtroppo, a differenza di quanto accade in altri paesi più civili, l'assoluta subordinazione dell'infermiera al medico. Ciò determinerà guasti e ritardi che durano tuttora.
Nel 1954 nascono i collegi delle infermiere professionali e delle vigilatrici d'infanzia (IPASVI).
E' del 1947 il primo contratto nazionale di lavoro per i dipendenti ospedalieri, che pone fine alle macroscopiche disparità di trattamento economico sul territorio nazionale.
Nel 1971 viene concesso anche agli uomini l'accesso al diploma di infermiere professionale, la durata del cui corso viene portata nel 1973 a tre anni.
Mentre cambia l'organizzazione ospedaliera, mutano pure le mansioni dell'infermiere che deve ora occuparsi non solo dell'assistenza diretta al paziente in ospedale, ma di educazione sanitaria, degli aspetti relazionali, del lavoro di equipe e di ricerca.
Un'ulteriore svolta si ha nel 1978 con la legge 833, la cosiddetta "riforma sanitaria". Viene istituito il Sistema Sanitario Nazionale che dovrebbe introdurre criteri di assoluta equità nella cura dei malati.
Nel 1979 gli infermieri cessano finalmente, per legge, di essere considerati "personale sanitario ausiliario".
Nel 1991 si aprono le porte dell'Università con l'istituzione del diploma universitario in scienze infermieristiche.

Teorie del nursing. Un'efficace pratica assistenziale è bene che si sviluppi su solide basi teoriche. Calamandrei ha il merito di riassumere alcune fra le più significative teorie dell'assistenza infermieristica, raggruppandole, inoltre, secondo i concetti che le accomunano, onde facilitare l'apprendimento del lettore. Avremo così:

  • modelli incentrati sui bisogni della persona: Virginia Henderson, Dorothea Orem e altri
  • modelli incentrati sull'interazione: Hildegarde Peplau, Imogene M. King e altri;
  • modelli incentrati sui risultati: Callista Roy, Martha E. Rogers, Rosemarie Rizzo Parse e altri.

Metodologia. La pratica infermieristica, quando è basata su un approccio scientifico ed è metodologicamente corretta, adotta il procedimento del problem solving, che consta essenzialmente di quattro fasi: l'accertamento, o individuazione del problema; la pianificazione; l'attuazione del piano; la valutazione.
Negli ultimi anni la letteratura scientifica accredita l'infermiere di alcuni strumenti che rendono più efficace tale procedimento: per esempio la standardizzazione dei dati raccolti dal paziente attraverso questionari prestampati, la formulazione delle diagnosi infermieristiche e dei problemi collaborativi (secondo le definizioni della NANDA), i protocolli, le procedure, la cartella infermieristica, i piani guida e i piani personalizzati.

Un volume, quello di Calamandrei, che facendo con autorevolezza il punto della situazione sui nodi più importanti inerenti la professione di infermiere, costituisce un utile strumento di riflessione e di cambiamento.

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