Per William James un'idea o un pensiero corrisponde alla
verità soltanto quando si rivela utile per la nostra azione, quando cioè
ci permette di soddisfare i nostri desideri e di risolvere i problemi
della nostra vita. Non esiste quindi per James una verità aprioristica e
astratta, ma esistono idee che possono rivelarsi buone o cattive soltanto
dopo essere state verificate sul terreno concreto dell'esperienza.
Il mondo per James è una realtà in continuo divenire, soggetta a
continue riorganizzazioni e perfezionamenti, su cui l'uomo interviene con
le proprie azioni. Ciò che risulta buono per l'individuo (il bene)
coincide con la verità.
James prende le distanze, nella sua filosofia, sia dal pessimismo,
introdotto nella filosofia europea da Schopenhauer, che impedisce all'uomo
di agire, sia dall'ottimismo che paralizza l'azione facendo credere che "la
'salvezza' del mondo" [...] "sia infallibilmente garantita".
Lontana dal pessimismo e dall'ottimismo, James chiama la sua concezione
filosofica "migliorismo".
James inoltre crede nel pluralismo, crede cioè nella diversità e
molteplicità degli esseri umani, ciascuno con desideri, ideali e
comportamenti assolutamente personali. Egli combatte il monismo
dell'idealismo e del positivismo. Il primo (idealismo) annulla gli
individui nella concatenazione della necessità dialettica, il secondo
(positivismo) li annulla nel determinismo meccanicista.
In campo religioso James combatte l'ateismo, una credenza desolante per
l'uomo e quindi deleteria per l'azione. Credere in Dio e nell'immortalità
dell'anima è invece utile perché spinge l'uomo ad agire. Perciò la
fede, costituendo un'idea feconda, è vera. Essa è infatti utile ai fini
dell'attività pratica dell'uomo.