Bambini abbandonati per le
strade, bambini che muoiono di fame, bambini ridotti in schiavitù,
bambini che lavorano quindici ore al giorno al servizio delle
multinazionali, bambini uccisi, massacrati, trucidati, bambini
maltrattati, bambini sfruttati da clan criminali o dal mercato della
pornografia, bambini mandati al fronte come soldati: si tratta di orrori
cui la coscienza occidentale (almeno di quanti la possiedono, una
coscienza) non resta insensibile, contro i quali si lotta spesso
purtroppo senza la necessaria efficacia e perseveranza.Ancora,
bambini che subiscono, all'interno della famiglia stessa, abusi che
appaiono minori, che ci colpiscono di meno perché forse meno gravi e
più diffusi: bambini che vivono in ambienti familiari degradati,
oppure che trascinano le loro giornate in solitudine,
nell'indifferenza degli adulti, presi soltanto dai loro problemi e dal
loro amor proprio; infine bambini privati della loro infanzia,
eccessivamente responsabilizzati da genitori che li considerano una
mera proiezione dei loro desideri.
I bambini non sono cose. Hanno diritti. In qualsiasi società, i
bambini rappresentano l'innocenza e il futuro.
Ogni bambino che nasce è un possibile Messia, colui che può
salvare il nostro pianeta sempre più minacciato da catastrofi,
guerre, distruzioni.
Una società che abbia sensibilità verso i bambini è una
comunità che può ancora guardare al futuro con speranza, che può progredire,
che può salvarsi.
La violenza sui bambini è viceversa il simbolo di una convivenza
civile deteriorata, di una civiltà malata, al tramonto, che ha perso
i valori necessari alla sua sopravvivenza.
Una collettività che infierisce sui più deboli è una società
violenta, in cui nessuno è al sicuro, dove l'avidità, la chiusura
mentale, l'aggressività primitiva, l'aridità dei sentimenti, il
dominio del disumano e del Male stringono i cuori e i cervelli in una
morsa mortale.
I bambini hanno bisogno di essere amati, di giocare, di crescere
armoniosamente, di imparare. Solo così potranno perdonarci e
costruire un mondo migliore.
Guai a chi non si lascia intenerire dagli occhi meravigliati di un
bambino, dalla sua ingenuità, dalle sue domande originali, dalla serietà con cui gioca.
Guai a chi approfitta della fiducia che i bambini concedono agli
adulti. Meglio sarebbe per lui, come dicono i Vangeli, che si
attaccasse una macina al collo e si gettasse da un dirupo.