Carlo Emilio Gadda, I viaggi la morte, Garzanti, 2001

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copertina"Una confessione circa i problemi d'officina, o le angosce o i ragnateli d'officina, comporta di necessità dei riferimenti a una vita, a una biografia interna ed esterna".
(C.E. Gadda, Come lavoro, febbraio 1950)

Il volume, che prende il nome dal titolo di uno degli scritti qui antologizzati,  rappresenta la più importante raccolta di saggi dello scrittore lombardo, un libro che ci permette di gettare una luce dirimente sulla produzione narrativa dell'autore del Pasticciaccio.
Pubblicati su vari giornali e riviste in un periodo che va dal 1927 al 1957, gli scritti, riuniti in volume per la prima volta nel 1958, attingono, infatti, molto alla biografia dello scrittore, una biografia che si fa in taluni passi dolorosa confessione e ci mostra dell'autore le opinioni,  la metodologia di lavoro, i convincimenti più autentici. 

Il misogino e misantropo Gadda lancia qui la sua requisitoria contro le frasi fatte, senza senso, le banalità quotidiane, l'ottusità dei buoni sentimenti, la volontà di non affaticare il cervello presente diffusamente fra i suoi contemporanei e in specie tra le donne e i giovani.
Le frasi prive di contenuto e le parole vuote producono effetti nefasti sulla vita di tutti.
Tra i primi scrittori italiani ad avvicinarsi alla psicoanalisi, Gadda denuncia il clima di ostilità con cui la psicologia dell'inconscio viene accolta in Italia. Avverte che gli imbalsamati professori italiani  ritengono la dottrina freudiana collidere con l'eredità culturale latina, una novità oltremontana ritenuta pericolosa per il decoro dell'Accademia.

Fa poi delle brillantissime osservazioni sul dialetto lombardo e la sua predilezione, di origine celtica, per il monosillabo. Ci offre delle splendide recensioni dell'Amleto di  Shakespeare, dell'edipico romanzo di Moravia Agostino, di una mostra di Ensor, insegnandoci che si può esercitare con acume il mestiere di critico senza essere necessariamente e inutilmente oscuri. Costruisce un convincente profilo critico del Belli.
Conclude il libro un brano di sapore leopardiano-freudiano sui temi dell'egoismo, dell'egotismo e del narcisismo, con un finale quasi comico: indimenticabile la figura dell'uomo dall'irresistibile "ciuffo a tettuccio".

Anche in questi saggi la prosa di Gadda è intensa, espressiva e non attinge unicamente a materiali letterari, ma ricorre a una terminologia e a numerosi concetti derivati dalla medicina, dall'arte, dalla scienza, dalla tecnica, dai mestieri,  a vocaboli dialettali o attinti dalle lingue straniere.

Quello che più colpisce in Gadda, anche nella sua produzione saggistica, non è tuttavia, a mio avviso, la risaputa abilità linguistica, il tono ironico e persino divertente dei suoi scritti, quanto la presa profonda sulla vita, il farci riflettere sull'esistenza in modo nuovo.

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Pagina aggiornata il 31.01.04
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