"Una
confessione circa i problemi d'officina, o le angosce o i ragnateli
d'officina, comporta di necessità dei riferimenti a una vita, a una
biografia interna ed esterna".
(C.E. Gadda, Come lavoro, febbraio 1950)
Il
volume, che prende il nome dal titolo di uno degli scritti qui
antologizzati, rappresenta la più importante raccolta di saggi
dello scrittore lombardo, un libro che ci permette di gettare una luce
dirimente sulla produzione narrativa dell'autore del Pasticciaccio.
Pubblicati su vari giornali e riviste in un periodo che va dal 1927 al
1957, gli scritti, riuniti in volume
per la prima volta nel 1958, attingono, infatti, molto alla biografia dello
scrittore, una biografia che si fa in taluni passi dolorosa confessione e
ci mostra dell'autore le opinioni, la metodologia di lavoro,
i convincimenti più autentici.
Il misogino e misantropo Gadda lancia qui la sua requisitoria contro le frasi fatte, senza senso,
le banalità quotidiane, l'ottusità dei buoni sentimenti, la volontà
di non affaticare il cervello presente diffusamente fra i suoi
contemporanei e in specie tra le donne e i
giovani.
Le frasi prive di contenuto e le parole vuote producono effetti nefasti
sulla vita di tutti.
Tra i primi scrittori italiani ad avvicinarsi alla psicoanalisi, Gadda
denuncia il clima di ostilità con cui la psicologia dell'inconscio
viene accolta in Italia. Avverte che gli imbalsamati professori
italiani ritengono la dottrina freudiana collidere con l'eredità
culturale latina, una novità oltremontana ritenuta pericolosa per il
decoro dell'Accademia.
Fa poi delle brillantissime osservazioni sul dialetto lombardo e la
sua predilezione, di origine celtica, per il monosillabo. Ci offre delle
splendide recensioni dell'Amleto di Shakespeare,
dell'edipico romanzo di Moravia Agostino, di una mostra di Ensor,
insegnandoci che si può esercitare con acume il mestiere di critico
senza essere necessariamente e inutilmente oscuri.
Costruisce un convincente profilo critico del Belli.
Conclude il libro un brano di sapore leopardiano-freudiano sui temi
dell'egoismo, dell'egotismo e del narcisismo, con un finale quasi
comico: indimenticabile la figura dell'uomo dall'irresistibile "ciuffo
a tettuccio".
Anche in questi saggi la prosa di Gadda è intensa, espressiva e non
attinge unicamente a materiali letterari, ma ricorre a una terminologia
e a numerosi concetti derivati dalla medicina, dall'arte, dalla scienza,
dalla tecnica, dai mestieri, a vocaboli dialettali o attinti
dalle lingue straniere.
Quello che più colpisce in Gadda, anche nella sua produzione
saggistica, non è tuttavia, a mio avviso, la risaputa
abilità linguistica, il tono ironico e persino divertente dei suoi
scritti, quanto la
presa profonda sulla vita, il farci riflettere sull'esistenza in modo nuovo.
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