"Non è altro che
questo, epigrafe funeraria, un nome. Conviene ai
morti. A chi ha concluso. Io sono vivo e non
concludo. La vita non conclude"
Opera della maturità artistica dello scrittore
siciliano, Uno, nessuno e centomila venne
pubblicato nel 1926.
Protagonista del romanzo è Vitangelo Moscarda, detto
Gengè, figlio dell'usuraio di Richieri, dal
temperamento incline alla speculazione filosofica e
alla maniacale osservazione di se stesso,
caratteristiche che lo renderanno inetto
all'esercizio di alcuna professione. [Conduceva]
"una scioperata vita, benché piena di curiosi
pensieri vagabondi".
Un giorno la moglie gli fa notare che il suo naso
pende verso destra. Questo innocente rilievo mette in
crisi le sicurezze di Gengè e dà l'avvio
all'intreccio che porterà il protagonista, dopo
lunghe riflessioni e tragicomiche vicende a
spogliarsi di tutti i suoi averi per non essere
nessuno.
Romanzo filosofico, si occupa del tema
dell'identità, sviluppando tesi che sembrano
precorrere certa psicologia e certa sociologia
contemporanee. Lo scandaglio sulla nostra psiche,
compiuto da Pirandello in questo libro, sembra non
aver perso smalto e validità, confermando la
dimensione di classico moderno dell'autore.
Ciascuno di noi costruisce gli altri e ciascuno non
si riconosce nella forma data dall'altro.
La realtà è illusoria, relativa e soggettiva ed è
l'espressione di queste costruzioni personali; è,
insomma, un gioco di specchi. La comunicazione umana
è fatta di distorsioni soggettive. Tutte le
relazioni umane, compresi il matrimonio e il rapporto
uomo-donna, sono falsate dalle nostre proiezioni. La
conoscenza che gli altri hanno di noi è
stereotipata, mentre la nostra identità è fluida,
in continuo divenire; la nostra personalità non è
unitaria. Ciascuno di noi è assolutamente solo,
ignoto pure a sé medesimo.
Si dice che i temi sviluppati da Pirandello siano
quelli del dibattito filosofico dell'epoca; a me le
sue idee hanno richiamato i nodi intrapsichici e
interpersonali descritti, nelle sue opere, dallo psichiatra Laing; certe sue affermazioni sulla pazzia ("Andate,
andate là, dove li tenete chiusi: andate, andate a
sentirli parlare! Li tenete chiusi perché così vi
conviene") sono di sconcertante attualità:
l'anticonformismo, la ricerca dell'autenticità,
appaiono al mondo come follia.
La scrittura cerebrale di Pirandello, severa e spesso
irta di difficoltà per il lettore, è mitigata dal
lirismo nella descrizione di certi paesaggi e
sensazioni interiori, nonché dal sapiente uso
dell'umorismo e della comicità.
Uno, nessuno e centomila è, dunque, un
libro che ha ancora molto da dire: ai giovani, così
coinvolti dal tema dell'identità, così preoccupati
da come sono visti dagli altri, in particolare dal
gruppo dei pari; a tutti noi, che viviamo nella
società dell'immagine e dell'apparenza.
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