Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila, edizioni E.V., 1993

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copertina"Non è altro che questo, epigrafe funeraria, un nome. Conviene ai morti. A chi ha concluso. Io sono vivo e non concludo. La vita non conclude"

Opera della maturità artistica dello scrittore siciliano, Uno, nessuno e centomila venne pubblicato nel 1926.

Protagonista del romanzo è Vitangelo Moscarda, detto Gengè, figlio dell'usuraio di Richieri, dal temperamento incline alla speculazione filosofica e alla maniacale osservazione di se stesso, caratteristiche che lo renderanno inetto all'esercizio di alcuna professione. [Conduceva] "una scioperata vita, benché piena di curiosi pensieri vagabondi".
Un giorno la moglie gli fa notare che il suo naso pende verso destra. Questo innocente rilievo mette in crisi le sicurezze di Gengè e dà l'avvio all'intreccio che porterà il protagonista, dopo lunghe riflessioni e tragicomiche vicende a spogliarsi di tutti i suoi averi per non essere nessuno.

Romanzo filosofico, si occupa del tema dell'identità, sviluppando tesi che sembrano precorrere certa psicologia e certa sociologia contemporanee. Lo scandaglio sulla nostra psiche, compiuto da Pirandello in questo libro, sembra non aver perso smalto e validità, confermando la dimensione di classico moderno dell'autore.
Ciascuno di noi costruisce gli altri e ciascuno non si riconosce nella forma data dall'altro.

La realtà è illusoria, relativa e soggettiva ed è l'espressione di queste costruzioni personali; è, insomma, un gioco di specchi. La comunicazione umana è fatta di distorsioni soggettive. Tutte le relazioni umane, compresi il matrimonio e il rapporto uomo-donna, sono falsate dalle nostre proiezioni. La conoscenza che gli altri hanno di noi è stereotipata, mentre la nostra identità è fluida, in continuo divenire; la nostra personalità non è unitaria. Ciascuno di noi è assolutamente solo, ignoto pure a sé medesimo.

Si dice che i temi sviluppati da Pirandello siano quelli del dibattito filosofico dell'epoca; a me le sue idee hanno richiamato i nodi intrapsichici e interpersonali descritti, nelle sue opere, dallo psichiatra Laing; certe sue affermazioni sulla pazzia ("Andate, andate là, dove li tenete chiusi: andate, andate a sentirli parlare! Li tenete chiusi perché così vi conviene") sono di sconcertante attualità: l'anticonformismo, la ricerca dell'autenticità, appaiono al mondo come follia.

La scrittura cerebrale di Pirandello, severa e spesso irta di difficoltà per il lettore, è mitigata dal lirismo nella descrizione di certi paesaggi e sensazioni interiori, nonché dal sapiente uso dell'umorismo e della comicità.

Uno, nessuno e centomila è, dunque, un libro che ha ancora molto da dire: ai giovani, così coinvolti dal tema dell'identità, così preoccupati da come sono visti dagli altri, in particolare dal gruppo dei pari; a tutti noi, che viviamo nella società dell'immagine e dell'apparenza.

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