Per umanesimo si intendono tutti
quegli studi che favoriscono la formazione dell'uomo. Nei confronti
della cultura medioevale gli umanisti si posero in una posizione di
rifiuto. In realtà noi non possiamo accettare questa frattura. Nello
sviluppo di una civiltà non ci sono fratture.
Elementi preumanistici si rinvengono nel Petrarca come nel Boccaccio. Il
periodo dell'Umanesimo è dunque lento a maturarsi.
Bisogna riconoscere che l'Umanesimo propone delle novità sia nella
concezione della vita che dell'uomo, della cultura e delle lettere.
Caratteristica degli umanisti è lo studio degli antichi anche se questa
non è propriamente una novità.
Nuovo è invece lo spirito con il quale si aderisce ai classici.
Nel Medioevo la cultura ha come fine la verità religiosa; le altre
discipline sono considerate come gradi successivi per giungere alla
verità religiosa: tutte le discipline sono insomma ancelle della
teologia.
Gli umanisti hanno una prospettiva diversa: l'uomo, la sua
conoscenza, l'indagine sulla sua natura sono ora l'oggetto della
cultura.
Il processo era già iniziato con Petrarca. Dal momento, quindi, che i
classici, appaiono come i testimoni più attendibili di questo nuovo
tipo di ricerca, i loro scritti sono considerati strumenti insostituibili.
In questo panorama lo studio delle Lettere assume un carattere di
preminenza. La letteratura permette di conoscere l'uomo ed è
attraverso tale conoscenza che l'uomo si migliora.
I classici, nel Medioevo, erano ridotti a schemi morali. Gli
umanisti non nutrono nei confronti dei classici nessun sentimento di
soggezione, ma semplicemente di ammirazione. I classici, durante
l'Umanesimo, vengono ripresi qualitativamente e quantitativamente.
Ciò comporta un intenso lavoro da analisi dei testi, preciso e
accurato. Hanno inizio gli studi di filologia: il testo viene studiato
rigorosamente per ricostruirne l'originale (ricerche in biblioteche,
confronti). Si tratta di un lavoro critico: di fronte a due copie di
un medesimo testo si sceglie quella che sembra la migliore. Più tardi
si agirà ancora più meticolosamente, scientificamente.
Si tratta di uno snodo fondamentale nelle vicende storiche
dell'uomo. Il recupero quantitativo avviene nella ricerca di opere
classiche, molte delle quali vengono recuperate proprio grazie al
lavoro prezioso degli umanisti. Nascono le biblioteche: Aragonesi a
Napoli, Medici a Firenze. Gli stessi privati cittadini si dedicano ora
alla raccolta dei libri.
Anche se inizialmente questo movimento sembra esaurirsi nel
semplice entusiasmo per i classici, l'uomo arriverà gradatamente in
questo periodo alla scoperta di sé. Nella fase iniziale vi è più
che altro imitazione. Si cerca di cogliere l'essenza intima delle
opere.
La cultura umanistica incontra vari ostacoli, in quei centri, come
Bologna e Padova, che più sono ancorati alla cultura medioevale.
A Ferarra visse il Guarini (1370-1460), primo pedagogista della
storia. Egli promuoveva un'educazione tutta umanistica fondata sulla
persuasione. Auspicava un'educazione ampia, che rendesse l'uomo
dominatore del mondo esterno, un'educazione tesa alla libertà, con
molto spazio concesso al gioco e allo sport.
(v. s. 18-12-2004)