L'Unione europea compie
cinquant'anni. Il trattato di Roma, che sanciva l'istituzione della
Comunità Economica Europea (CEE), comprendente sei stati, venne infatti firmato
in Campidoglio il 25 marzo 1957. Il Trattato di Roma costituisce il nucleo della
Costituzione dell'Unione europea. In precedenza, nel 1951, era stata
costituita la CECA (Comunità europea del carbone e dell'acciaio), una
sorta di prima pietra nella costruzione dell'edificio comune europeo.
L'idea di una federazione di Stati europei era stata accarezzata già
nell'Ottocento da pensatori del calibro di Mazzini e Saint Simon e da
letterati come Schlegel e Novalis. E molti sono stati, in anni più
recenti, gli intellettuali e i politici che si sono battuti per l'Europa
unita: Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Winston Churchill, tanto per
ricordare soltanto i nomi più famosi. Sino ad arrivare agli artefici, ai
padri fondatori dell'Europa unita: l'italiano De Gasperi, i francesi
Monnet e Schuman, il tedesco Adenauer.
I padri costituenti si proponevano alcune finalità. Reduci da due
catastrofiche guerre mondiali e dalla fine di feroci totalitarismi, essi progettavano
un' Europa che sapesse superare i pericolosi nazionalismi e potesse
costituire un valido baluardo per la pace; pronunciandosi per il mercato e
la concorrenza, intendevano creare un'Europa dello sviluppo e del benessere
economico, accompagnato dalla libertà e dall'uguaglianza dei cittadini;
infine credevano fermamente che la formazione dell'Unione europea dovesse
essere una scelta democratica dei cittadini, non un'idea imposta con gli
eserciti.
Sono ancora queste le idee guida che ispirano il cammino, travagliato,
dell'Unione Europea. L'allargamento da 6 a 27 Paesi, ha creato dei
problemi nuovi. Aumentano la complessità e le diversità. La volontà di
procedere sulla strada dell'unificazione appare, tra gli elettori di taluni stati,
incerta.
L'Europa sembra faticare nel competere economicamente, da una parte con gli Stati
Uniti, che hanno saputo dare prova in questi anni di un maggiore dinamismo
economico e di una maggiore capacità di innovazione e dall'altra con i
giganti asiatici, - tra i Paesi emergenti Cina e India -, che
soprattutto nei settori tradizionali, ad alto fabbisogno di manodopera,
sanno produrre a costi molto inferiori.
La disoccupazione ha
in Europa un tasso ancora elevato, resistente ai tentativi messi in atto per
arginarla.
Dal punto di vista militare e della sicurezza internazionale,
l'Europa comunitaria non è ancora un'entità ben definita.
La burocratizzazione
di Bruxelles con l'eccessivo proliferare di norme potrebbe ostacolare lo
sviluppo economico, che è stato, in realtà, più lento e contenuto
rispetto alle ottimistiche previsioni dei fautori dell'europeismo, anche se a ciò
hanno contribuito emergenze internazionali eccezionali.
Le migrazioni di
massa di cittadini extraeuropei e il terrorismo internazionale
rappresentano ancora questioni minacciose e irrisolte.
Tuttavia, per l'Italia, l'adesione all'Unione europea ha
rappresentato e rappresenta
un'opportunità per modernizzare molti ambiti istituzionali ed
economici. Già ora la bassa inflazione, la libera circolazione dei
fattori produttivi (persone, capitali, servizi e merci) e il
continuo confronto con leggi e regolamenti europei, stanno
producendo miglioramenti nella vita economica e civile. Le aziende hanno
la possibilità di darsi un assetto più internazionale, nelle
dimensioni e nelle strategie, più adatto allo scenario della
competizione economica odierna, caratterizzata dalla globalizzazione
della produzione e dei mercati, superando così gli angusti limiti
costituiti dai confini nazionali. I cittadini, i lavoratori e i consumatori vedono
meglio rispettati i propri diritti. L'euro, che non pochi grattacapi ci ha
dato quando è stato introdotto, si è rivelato una moneta forte, in grado di competere col dollaro
e pochi sono coloro che vorrebbero ritornare ai tempi della svalutatissima
lira italiana. Per rispettare gli accordi di Maastricht, i nostri
amministratori stanno procedendo a un promettente quanto doveroso risanamento
del debito pubblico. Ciò rappresenta un impegno economico, ma soprattutto etico, perché
significa maggior ricchezza e rispetto per le future generazioni.
Pur osservata con realismo e prudenza, l'Unione europea costituisce,
a mio avviso, una sfida e un'opportunità in cui molti italiani, e io fra loro, credono
ancora fermamente.
Riferimenti bibliografici
Padoa-Schioppa T., Europa,
una pazienza attiva. Malinconia e riscatto del vecchio continente,
Milano, Rizzoli, 2006
Prodi R., Un'idea dell'Europa. Il valore Europa per modernizzare
l'Italia,
Bologna, Il Mulino, 1999