Il tempo libero

Se andiamo a rispolverare i testi di sociologi e futurologi delle ultime decadi del Novecento, scopriamo che quella odierna avrebbe dovuto essere la società del tempo libero. L'impressionante sviluppo tecnologico e l'automazione avrebbero dovuto spalancare le porte all'avvento di una società in cui le ore di lavoro si sarebbero drasticamente ridotte e il compito principale dell'uomo sarebbe stato quello di impiegare nel miglior modo possibile il copioso tempo che gli rimaneva a disposizione. La vera sfida della nostra epoca sembrava consistere essenzialmente in questo: l'individuo doveva mostrarsi capace di trasformarsi da lavoratore assoggettato a tempi e ritmi non suoi  in soggetto capace, nel tempo libero, di realizzare quei tesori che ancora giacevano sopiti e  inespressi nella sua personalità più profonda.

A mio parere tutto questo non si è realizzato. Se mi guardo intorno, anzi, vedo sempre più gente indaffarata, spesso alle prese con bilanci familiari che non quadrano mai. Le aziende richiedono una flessibilità mai vista prima, molti lavoratori sono reperibili sui cellulari ventiquattr'ore su ventiquattro, molti ricorrono al doppio lavoro, mentre gli economisti reclamano una maggior partecipazione delle donne alle produzione, un genere, quello femminile, che in epoche anteriori era stato in parte esonerato dalla disciplina, dalla noia e dalla alienazione del lavoro industriale. 

Agli studenti il curriculum non basta mai. Altro che diploma. Il mondo del lavoro reclama lauree, master, specializzazioni, lunghi tirocini mal retribuiti. Inoltre si richiede di eccellere: lo sforzo e l'impegno che un serio programma di studi comporta non lascia il posto per nient'altro.

Oggi, più che mai, chi si ferma è perduto, non solo nelle ipercompetitive organizzazioni del capitalismo anglosassone, ma anche nel cuore della sonnacchiosa Europa, così restia ad abbandonare il suo sempre più contestato sistema di garanzie e di diritti acquisiti dai lavoratori a seguito di decenni di battaglie sindacali. Tutto viene ormai sacrificato sull'altare di una ipotetica e irrinunciabile crescita parossistica del Prodotto Interno Lordo.

Si parla tanto di settimana lavorativa di 35 ore, ma in realtà salgono le ore di straordinario richieste dalle aziende e la settimana del lavoratore dipendente, la tipologia di lavoratore più diffusa nella nostra società, sale sovente a 42-45 ore lavorate.

La folle corsa al guadagno e all'autoaffermazione riguarda un po' tutti. Chi ci rinuncia e si chiama fuori, a meno che non sia già ricco di famiglia o goda di privilegi, si ritrova con un reddito che non gli permette di impiegare al meglio il tempo libero che gli rimane.
Leggere, viaggiare, ascoltare musica, andare al cinema e a teatro, frequentare mostre e sale da concerto, dedicarsi ad attività consone ai propri talenti e alle proprie inclinazioni costa e con un reddito limitato si rischia di vedere frustrata proprio l'aspirazione all'autorealizzazione personale.

Eppure il valore del tempo libero nello sviluppo di una personalità armonica è incommensurabile. Lavorare troppo nuoce allo sviluppo personale. Anche ai fini del miglioramento delle proprie performance lavorative occorre tempo per la riflessione, lo studio personale, l'introspezione. L'ozio è necessario allo sviluppo pieno della propria umanità. Purché l'ozio non si trasformi nella celebrazione del consumismo più deteriore, nello stordimento di attività ripetitive e senza senso: le code sulle autostrade nei week end, la frenetica  fruizione di sciocchi programmi televisivi di intrattenimento, l'oblio di se stessi nell'uso compulsivo di alcool e droghe.

Perché  sia possibile fruire di un tempo libero che concorra veramente alla liberazione dell'uomo occorre reperire risorse, organizzare meglio la nostra società, distribuire con  maggiore giustizia la ricchezza, abbattere inefficienze, privilegi feudali, sprechi e corruzioni. Cambiare una mentalità che identifica la persona col proprio ruolo lavorativo. Favorire lo sviluppo di occupazioni creative che non vincolino più fisicamente l'individuo a un luogo di lavoro, ma che permettano sempre più di mischiare il lavoro al gioco. Un compito immane che chissà quando verrà portato a termine.

Riferimenti bibliografici
Mothé D., L'utopia del tempo libero, Torino, Bollati Boringhieri, 1998
Russell B., Elogio dell'ozio, Milano, Longanesi, 2004
Toti, G., Il tempo libero, Roma, Editori Riuniti, 1975

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Pagina aggiornata il 21.05.07
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