Un certo conformismo
intellettuale, corrente al giorno d'oggi, spinge a parlar male della
televisione, a considerare questo mezzo di comunicazione un fattore di
corruzione e di istupidimento collettivi.Di fronte a tali critiche rimango perplesso. Certo, ci sono programmi
che non mi piacciono, che cerco di evitare, che mi inducono allo zapping, quando non addirittura a spegnere il televisore e
dedicarmi a qualcos'altro: leggere un libro, fare una passeggiata, chiamare un
amico.
In genere non mi piacciono i cosiddetti programmi di intrattenimento,
i quiz con l'"aiutino" del conduttore, i programmi di
barzellette, i dilettanti allo sbaraglio, le trasmissioni che ospitano
quasi esclusivamente uomini politici, che se ne servono per fini
elettorali, molti noiosi programmi sportivi della televisione
pubblica.
Si tratta, il più delle volte, di trasmissioni televisive che
celebrano, talvolta con solennità talaltra volgarmente, lo status quo e che, mentre si inginocchiano di fronte al
potente di turno, uccidono, a mio avviso, la riflessione e il pensiero
critico. Non rispondono al mio sentire più profondo; mi sembra, invece,
che tendano ad ottundere la mente dello spettatore, a
"divertire" nel senso più autentico e deteriore del termine:
"divertire" deriva dal latino "divertere", cioè
volgere altrove, allontanare, distogliere. E in effetti distolgono, a
mio avviso, la mente dalla vita autentica.
Quello che ritengo però assurdo è fare del moralismo, avere la
pretesa di stabilire cosa è giusto per gli altri, coltivare la
presunzione di possedere la
verità assoluta. Coloro che preferiscono i programmi di intrattenimento
hanno il diritto di guardarli, così come io ho il diritto di spegnere
il televisore.
Certo a me piacciono i programmi che stimolano la riflessione:
Giuliano Ferrara, Gad Lerner, molta di quella televisione di Rai Tre
ispirata direttamente o indirettamente alla linea Guglielmi: Chi l'ha
visto, Un giorno in pretura, Report.
Peccato non ci siano quasi più belle trasmissioni sui libri, come accadeva
soltanto qualche anno fa.
Secondo me, la televisione, quando è ben fatta, alimenta il
pensiero, permette allo spettatore di aumentare la comprensione del
mondo e di se stesso, di maturare come cittadino e come persona. Molti
programmi televisivi hanno contribuito a migliorare l'autoconsapevolezza
collettiva, a farci progredire sulla difficile strada della
civilizzazione.
Non dimentichiamo che la televisione ha avuto un ruolo
importante nel contribuire al crollo di dispotismi e totalitarismi in tutto
il globo. Il comunismo sovietico e l'apartheid in Sud Africa sono stati
abbattuti, per esempio, grazie alla diffusione di idee, valori e stili
di vita ispirati alla tolleranza e alla libertà, diffusi dalla
televisione in tutto il mondo. E se si è trattato di rivoluzioni poco
violente è stato anche per merito della presenza massiccia delle
televisioni che prima hanno preparato il terreno culturale adatto, poi
hanno seguito con costanza e puntiglio l'evoluzione degli avvenimenti.
Inoltre
la televisione ha altri meriti: se tutti oggi parliamo un italiano
mediamente corretto e comprensibile su tutto il territorio nazionale,
lo dobbiamo in gran parte alla televisione. L'unificazione linguistica
del Paese è cioè, a pressoché unanime giudizio degli esperti,
merito della televisione. Prima dell'avvento del video, dominavano i
dialetti, una ricchezza dal punto di vista espressivo, ma poco
comprensibili fuori del luogo geografico di elezione.
E nemmeno
quell'altro diffuso luogo comune che vuole la televisione nociva per i
bambini, è vero: recenti ricerche in campo psicologico hanno
dimostrato che non è la televisione a far male ai bambini, ma la
troppa televisione, unita all'abbandono e alla mancanza di dialogo con
gli adulti.
La televisione dà la possibilità di assistere gratuitamente
ad ottimi film, i telegiornali ci forniscono addirittura una
sovrabbondanza di informazioni, facendo crescere la nostra
partecipazione alla vita pubblica, anche se, certo, non mancano
distorsioni, omissioni, manipolazioni e mistificazioni.
La
televisione svolge poi un importante ruolo sociale nei confronti degli
anziani e delle persone sole: fa compagnia, riempie a volte silenzi
troppo prolungati. Anche a me capita, quando sono stanco, di accendere
il televisore, che tengo di sottofondo, mentre faccio magari
qualcos'altro.
Le prospettive future prevedono la crisi della
vecchia tv generalista a favore dello sviluppo di un televisione più
interattiva, mirata alle esigenze individuali degli utenti, che non si
limiteranno al tradizionale e passivo ruolo di spettatori , ma
parteciperanno con contenuti propri. Sarà inoltre una televisione
capace di dialogare con computer e telefonini. Si prepara
l'affermazione della tv on demand e della Web-tv, cioè della televisione trasmessa via
Internet, capaci di attrarre nuovi e cospicui introiti pubblicitari.
Staremo
a vedere. Francamente si tratta di un'evoluzione che non mi entusiasma
più di tanto. Mi sembra che oggi, fra televisione pubblica
e privata, gratuita e a pagamento, l'offerta sia
addirittura eccessiva, almeno per i miei gusti e i miei bisogni.
Riferimenti
bibliografici
Giddens A., Il
mondo che cambia, Bologna, il Mulino, 2000
Grasso A., Linea allo studio, Milano, Bompiani, 1989
Oliverio Ferraris A., Tv
per un figlio, Bari-Roma, Laterza, 2006
Popper, K.L., Cattiva
maestra televisione, Venezia, Marsilio, 2002
Sartori, G., Homo
videns. Televisione e post-pensiero, Bari-Roma, Laterza, 1999