Lo stress

In molti abbiamo l'impressione di vivere in un'epoca particolare, dominata dall'ansia, dalla frenesia e dalla tensione, insomma da quello che forse un po' impropriamente, prendendo a prestito un vocabolo più adatto alla scienza delle costruzioni che alle scienze della vita, chiamiamo stress.

Non abbiamo prove incontrovertibili che la nostra sia un'epoca storica in cui il nervosismo sia in aumento e forse sottovalutiamo gli affanni, le paure e le angosce delle età storiche precedenti.

Tuttavia è innegabile che, dalla rivoluzione scientifica e industriale in poi, dalla nascita compiuta della modernità, l'uomo occidentale percepisca la propria esistenza e la propria coscienza in modo diverso, profondamente diverso da quello delle epoche passate.

Privo di certezze, consegnato a un mondo sempre più artificiale, l'uomo moderno e ancor più quello contemporaneo sente franare il terreno sotto i propri piedi e avverte di appartenere a un'età di crisi e di grandi ambasce.

Mentre l'uomo medioevale, secondo la vulgata corrente, viveva nella fede in Dio, era quasi tutt'uno con la comunità d'appartenenza e le sue attività seguivano i ritmi ciclici della natura e delle stagioni, l'uomo moderno, al contrario, si è assunto il pesante fardello di ragionare con la propria testa ed è stato via via espropriato del proprio contatto con la natura, per mezzo soprattutto del lavoro industriale che lo ha alienato sempre più da sé  medesimo.

Le macchine, l'orologio, l'illuminazione elettrica, l'organizzazione sempre più metodica e parcellare del lavoro, lo hanno consegnato a un mondo artificiale che ha avuto e continua ad avere ripercussioni negative sul suo corpo e sulla sua psiche.

Oggi sappiamo come mente e corpo siano molto più in contatto di quanto non pensasse Cartesio e che gli affanni, le fatiche fisiche, ma anche psichiche, i ritmi innaturali sostenuti hanno profonde ripercussioni sulla salute di organi e apparati. L'organismo si adatta per un certo periodo a uno stress prolungato, poi cede e subentra la malattia.

Per questo l'uomo contemporaneo va cercando sempre più rimedio alla propria esistenza scissa  nella psicologia, nella medicina alternativa, nel movimento new age, nella meditazione, nella sapienza, nelle discipline e nelle tecniche orientali , nelle filosofie antiche, nell'arte. Tutto per porre fine alla frattura che sente in se stesso, al malessere talvolta oscuro che l'accompagna.

L'efficientismo, il produttivismo, la smania di competere e di consumare, la ricerca ossessiva del successo individuale, virtù e vizi cui pochi di noi riescono a sfuggire, compromettono spesso irrimediabilmente la gioia di vivere, di amare, di coltivare fantasia e amicizie. I ritmi scanditi da orologi e computer ci rendono schiavi del mondo della tecnica, ci alienano dai nostri ritmi interni fisiologici.

Non sono un apocalittico, credo che l'uomo abbia grande plasmabilità e capacità di adattamento. Personalmente non rinuncerei volentieri agli agi della vita contemporanea, a quella seconda natura cui, come mostri mitologici, la tecnica ci ha piegato. Tuttavia penso che ognuno di noi debba sapersi ricavare nel quotidiano quegli spazi e quei tempi che gli permettano di rifiatare, di dedicarsi a se stessi, di ammirare le bellezze naturali, di coltivare le amicizie, di ascoltare gli altri e le proprie esigenze interiori più autentiche, di giocare con i bambini, di tornare ad assaporare e ad apprezzare quelle piccole gioie che rendono l'esistenza umana degna di essere vissuta.
Spesso delle pause, anche brevi, fanno miracoli nell'eliminare malumori e prostrazioni. Così come appartarsi, almeno per un po', dalla folle corsa al successo.

La società poi deve ripensare se stessa, deve cambiare modello di sviluppo, deve moderare le sue pretese ossessive di crescita economica illimitata,   deve aumentare il proprio rispetto per la natura e tutti gli esseri viventi. L'ambiente inquinato e degradato in cui viviamo già ci sta dando qualche avvertimento circa possibili calamità future. Forse facciamo ancora in tempo ad evitare la catastrofe.

Riferimenti bibliografici
Delerm P., La prima sorsata di birra e altri piccoli piaceri della vita, Milano, Frassinelli, 1998
Farnè M., Lo stress, Bologna, Il Mulino, 1999
Hesse H., Piccole gioie, Milano, Rizzoli, 2001
Rikfin J., Guerre del tempo. Il mito dell'efficienza e del progresso e lo sconvolgimento dei ritmi naturali, Milano, Bompiani, 1989
Sansot P., Sul buon uso della lentezza, Parma, Pratiche, 1999

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Pagina aggiornata il 07.06.07
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