Sicurezza e criminalità

Ormai in qualsiasi parte del mondo, le competizioni elettorali si giocano su pochi temi importanti, uno dei quali è rappresentato dalla sicurezza dei cittadini. Da sempre argomento forte dei partiti conservatori, che fanno di "legge ed ordine" la loro bandiera ideologica, i problemi legati alla sicurezza interessano sempre di più anche i partiti cosiddetti progressisti.

D'altronde, il filosofo Thomas Hobbes, già nel Seicento, vedeva nello Stato l'entità il cui principale compito era appunto quello di garantire la sicurezza dei cittadini. Per Hobbes, laddove non ci sia un'autorità riconosciuta che faccia rispettare i patti  "non è possibile alcuna industria, perché il suo frutto è incerto, e quindi non c'è agricoltura, né navigazione...né calcolo della superficie terrestre, né calcolo del tempo, né arti, né lettere, né società; e quel che è peggio, dominano la continua paura ed il pericolo di morte violenta, e la vita dell'uomo è corta, solitaria, povera, sordida e bestiale".

Siamo nel terzo millennio e ancora la sicurezza personale è una delle preoccupazioni più diffuse. C'è chi va affermando che si tratta di un falso problema e che mai il mondo è stato un luogo più sicuro di oggi. Si tratterebbe, allora, soltanto di percezioni individuali non suffragate dai fatti. Tuttavia recenti statistiche testimoniano il contrario: furti, rapine, borseggi, estorsioni, sequestri e traffico di droga sono senz'altro aumentati nel nostro Paese rispetto agli anni Cinquanta.

Certo, con l'incremento del benessere economico, nelle società occidentali è aumentato anche il bisogno di sicurezza. Tutti siamo diventati più sensibili al problema e più esigenti. E anche se gli omicidi sono diminuiti, è la cosiddetta microcriminalità quella che oggi spaventa di più il cittadino medio. Un eufemismo, il termine "microcriminalità", perché si tratta di atti che determinano in chi ne è vittima violenti traumi, penose sofferenze e rabbia impotente. Inoltre, per tutti, anche la semplice impossibilità di girare liberamente per strada, senza subire richieste di denaro, molestie o aggressioni, comporta un abbassamento significativo della qualità della vita.

Ogni esecutivo che voglia ben governare deve dunque impegnarsi a combattere la criminalità, a reprimerla e, prima ancora, a prevenirla. Esistono importanti studi sociologici che hanno prodotto nel tempo evidenze scientifiche utili nella lotta alla criminalità. Si tratta di utilizzarle nella pratica quotidiana.

Prevenire la criminalità significa intervenire a livello individuale, familiare e sociale. Significa individuare i soggetti a rischio e inserirli in un piano efficace di aiuto e di assistenza, significa contrastare il degrado urbano, combattere la povertà, la scarsa istruzione, la disoccupazione, la mancanza di prospettive vitali, che così spesso portano a un incremento della delinquenza. Significa coinvolgere insegnanti, educatori, operatori sociali e poliziotti in una più attiva presenza e monitoraggio del territorio.

Per prevenire e reprimere la criminalità, occorre un sistema giudiziario più efficiente, rapido nell'individuazione degli autori dei reati, veloce nel giudizio, severo e fermo nell'irrogazione delle pene.
Senza dimenticare che l'effetto punitivo, la privazione della libertà, il carcere, debbono sempre essere accompagnati dal serio tentativo di recupero del reo, al quale va offerta la possibilità di riabilitarsi e di ritornare, scontata per intero la pena, in seno alla società.

Purtroppo, in tema di criminalità, come su altri temi, per esempio quello contiguo dell'immigrazione clandestina, sembra prevalere nel nostro Paese un approccio retorico e stereotipato, troppo spesso "politicamente corretto" e "buonista" nei confronti di chi delinque, di cui a farne le spese sono i cittadini più deboli.

Da noi, il problema poi è complicato dalla presenza della criminalità organizzata, che controlla di fatto intere regioni del Meridione e che sta infiltrandosi nei gangli vitali dell'economia e della politica, espandendosi in modo preoccupante verso il Nord del Paese. Contro la piovra mafiosa la lotta è ancora più difficile rispetto a quella contro la delinquenza comune e richiede il ripristino del concetto di legalità e un cambiamento della cultura, del modo di pensare e dei comportamenti di intere popolazioni, difficilmente realizzabili nel volgere di pochi anni.

Infine, l'insicurezza che ciascuno di noi prova è talvolta la proiezione dell'angoscia dell'uomo contemporaneo, alla mercé di forze sempre più potenti ed impersonali (la globalizzazione, le imprese multinazionali, la grande finanza), che gli impediscono di prefigurarsi un futuro da vivere con dignità.

Anche su quest'ultimo fronte l'esito della lotta appare incerto e lontano.

Riferimenti bibliografici:
Arlacchi, P. La mafia imprenditrice. Dalla Calabria al centro dell'inferno, Milano, Il Saggiatore, 2007
Barbagli, M., Gatti, U. Prevenire la criminalità, Bologna, Il Mulino, 2005
Barbagli, M. Immigrazione e sicurezza in Italia, Bologna, Il Mulino, 2008
Fassino, P. Sicurezza e giustizia. Conversazione con Paolo Borgna, Roma, Donzelli, 2001
Hobbes, T. Leviatano, Roma, Editori Riuniti, 2005
Pitch, T. La devianza, Firenze, La Nuova Italia, 1975

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Pagina aggiornata il 10.11.08
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