Un luogo comune vuole che l'Italia sia povera di risorse
naturali ma ricca di ingegni.
E, infatti, il genio italiano ha contribuito a creare sul territorio
nazionale un patrimonio artistico e culturale di tutto rispetto. Tuttavia,
mal gestito.
Esperti molto accreditati affermano, per esempio, che molti musei e biblioteche
italiane sono male organizzati. Spesso si tratta di istituzioni, che
sembrano esistere più per rispondere alle esigenze di coloro che vi
lavorano che a quelle di turisti e utenti.
Eppure le code chilometriche davanti agli Uffizi di Firenze o le resse
ai festival di letteratura o di filosofia e alle mostre d'arte ben allestite in tante
città, testimoniano che la domanda di cultura è molto forte nel nostro
Paese, anche se non sempre molto qualificata.
Nonostante ciò, ancora molti dipinti giacciono in chiesette
periferiche, ancora non catalogati e alla mercé dei ladri.
I fondi, destinati dai governi che si sono succeduti alla guida del Paese
alla tutela artistica, sono insufficienti. Le organizzazioni pubbliche, che
si occupano del patrimonio artistico, sono gestite secondo criteri
burocratici e inefficienti.
L'educazione artistica e la Storia dell'Arte sono materie cenerentola
nelle nostre scuole.
Eppure chi si sposta per l'Italia trova, spesso già poco lontano da
casa, piazze, monumenti, palazzi, cattedrali, castelli, il cui splendore mozza il fiato. La cosiddetta sindrome di Stendhal, il deliquio che coglie
il turista straniero in visita alle bellissime città italiane, non è
soltanto un'invenzione della letteratura e del cinema. Il
Rinascimento ci ha lasciato in eredità una quantità cospicua di
città-stato, ciascuna dotata di un proprio originale incanto. Non
dimentichiamo che, attraverso la civiltà rinascimentale, l'Italia ha
avuto il merito di ripensare la cultura antica e di traghettare il mondo intero verso
la modernità.
"Non c'è
altro luogo nel pianeta in cui per secoli e secoli, ininterrottamente, si
siano avute espressioni artistiche tanto alte e insieme tanto diffuse",
ha scritto qualche anno fa Vittorio Emiliani in un suo libro inchiesta
"sui Beni e sui Mali culturali".
Tuttavia, continuiamo a fare ben poco per valorizzare il nostro
patrimonio artistico, culturale e turistico.
La speculazione edilizia costruisce brutti edifici accanto a bellezze
artistiche e naturali incomparabili; la cementificazione caotica deturpa il paesaggio.
L'inquinamento, prodotto dal dissennato traffico automobilistico nostrano,
lede edifici e monumenti.
Obbrobri urbanistici, concepiti da assessori raccomandati dai partiti,
diffondono il brutto in molte nostre città.
C'è poi la questione meridionale. Il nostro Sud è stato la culla
della civiltà: Greci, Romani, Arabi, Francesi e Spagnoli vi hanno lasciato
testimonianze artistiche e culturali di incommensurabile valore. Il clima,
il mare e il paesaggio naturale sono tra i più belli del mondo. Ma c'è
un problema: la criminalità organizzata, erede del più antico
brigantaggio. Buona parte del territorio non è sotto la giurisdizione
dello Stato italiano, ma di fatto è sotto il controllo delle cosche
mafiose.
Tempo addietro un noto imprenditore affermò che, se non fosse per la
criminalità organizzata, molti ricchi pensionati europei e americani si stabilirebbero
al Sud, comprerebbero casa là, dando impulso all'industria turistica e
all'economia. Il Meridione d'Italia diventerebbe la Florida d'Europa e non
avrebbe più bisogno di sussidi statali o comunitari. Si riscatterebbe e,
sfruttando il turismo, diverrebbe una delle zone geografiche più ricche
del mondo.
L'Italia non ha risorse naturali, ma ha chilometri di coste, appetite
dai turisti, però purtroppo lasciate in balia di ogni sorta di
inquinamento.
Persino l'offerta alberghiera nelle località turistiche, nelle città
d'arte come nelle località balneari è carente. Gli alberghi sono
costosissimi, l'offerta di camere è scarsa. Spesso nelle stanze, in cui
vengono alloggiati i turisti, mancano la tv , il frigorifero, il
collegamento a Internet. La dislocazione degli spazi è irrazionale e
antiquata. L'offerta logistica è ancora da Terzo Mondo, inadatta ad
attrarre il turista cosmopolita di oggi, sempre più esigente e che,
difatti, si rivolge altrove.
Qualcosa mi sembra stia lentamente cambiando. È cresciuta, nei
cittadini e negli amministratori, la coscienza della vocazione turistica
del nostro Paese. Il patrimonio artistico e ambientale, con l'attrazione
turistica che produce, può costituire davvero il volano di una tanto
attesa ripresa economica del nostro Paese.
Riferimenti bibliografici
Bassani G. Italia
da salvare. Scritti civili e battaglie ambientali, Torino, Einaudi,
2005
Cederna A. I
vandali in casa, Roma-Bari, Laterza, 2006
Emiliani V., Se crollano le torri, Milano, Rizzoli, 1990