L'obesità
Ci ingozziamo di pop-corn e patatine al cinema o
davanti al televisore, saccheggiamo il frigorifero nelle ore notturne,
divoriamo hambuger da McDonald's, delibiamo pizze farcite in
qualsiasi occasione sociale, dalla cena tra amici alla festa di compleanno,
magari con la scusa che è cibo a basso costo. E ancora: preferiamo le
bibite zuccherate all'acqua, abusiamo di alcolici, cospargiamo di panna i
piatti della cucina tradizionale, ci ingozziamo di dolci e gelati. E
mentre mangiamo troppo, ormai usiamo auto e motorino anche per compiere
brevi spostamenti.
Il risultato è che 16 milioni di italiani ( 34,2%) sono in soprappeso, mentre 4 milioni (9,8%) sono francamente obesi. Negli Stati Uniti la situazione è ancora più allarmante. L'obesità è un'epidemia che affligge il mondo contemporaneo e si sta diffondendo anche tra le popolazioni di quelli che un tempo erano definiti Paesi del Terzo Mondo, non appena essi adottano un'economia e conseguenti stili di vita di tipo occidentale. Il danno per le persone, tuttavia, non è soltanto estetico. Riguarda soprattutto la salute. Diabete, ipertensione, aterosclerosi, infarto, ictus, insufficienza respiratoria, cancro sono infatti le patologie più significative cui può condurre, negli anni, l'obesità. Il nostro rischio di contrarre queste malattie aumenta in proporzione all'aumentare dei chili e della circonferenza del nostro girovita. La lotta all'obesità sta diventando una delle priorità dei sistemi sanitari più evoluti. Milioni di euro, di sterline e di dollari potrebbero essere risparmiati ogni anno qualora tutti noi adottassimo stili di vita più sani. Vivremmo più felici e a lungo, ci ammaleremmo di meno, consumeremmo meno farmaci e prestazioni sanitarie. L'obesità riconosce diverse cause: genetiche, psicologiche, sociali e culturali. Può essere inoltre una condizione secondaria ad altre patologie o all'uso prolungato di determinati farmaci, come ad esempio il cortisone. Spesso mangiamo in eccesso per carenza di autostima, per il senso di colpa di non essere all'altezza delle performance che l'ambiente ci richiede, per superare le piccole e grandi frustrazioni e i frequenti contrattempi che la vita contemporanea così spesso ci chiama a sopportare. Tuttavia basterebbe un piccolo scatto di orgoglio e di volontà, mangiare cioè meno e meglio e fare più attività fisica per migliorare di molto la situazione in quasi tutti i casi di obesità. Mangiare meno: ossia adottare una dieta più sana, introdurre meno calorie di quelle che si consumano, mangiare porzioni più piccole di cibo, preferire soprattutto il consumo di frutta ed ortaggi. Fare più attività fisica: se il movimento fosse un farmaco, sarebbe la pillola più prescritta dai medici. Il movimento aiuta a bruciare le calorie in eccesso, contribuisce a ridurre il tessuto adiposo, favorisce il passaggio del glucosio nei muscoli normalizzando la glicemia. Se ben dosata, l'attività fisica migliora la resistenza allo sforzo e il tono dell'umore, favorisce la circolazione del sangue e l'irrorazione del cuore. Riduce la tensione indotta dall'ansia e dallo stress. Basterebbe camminare o usare la bicicletta per gli spostamenti in
città, preferire le scale all'ascensore, comperare la cyclette o il
tapis
roulant o frequentare con regolarità una palestra, fare giardinaggio,
pulire i pavimenti, lasciare la propria postazione al computer o il
proprio divano domestico e uscire più spesso a farsi una passeggiata.
Passeggiare, tra l'altro, stimola la produzione di pensieri e la
creatività individuale. Certo la lotta all'obesità non deve trasformarsi, a mio avviso, nell'ennesima crociata salutista. Tutti noi conosciamo senz'altro persone grasse e simpatiche. La ritengo un'esperienza assolutamente comune. Personalmente, non escludo, anzi, che un eccesso di peso renda alcuni caratteri più "rotondi", socievoli e gradevoli, meno rosi dall'ossessione competitiva così frequente oggigiorno. Ricordiamoci inoltre che la nostra è un'epoca che diffonde purtroppo, particolarmente fra le donne, un modello estetico improntato all'eccessiva magrezza. E che l'anoressia è un problema sanitario forse più grave dell'obesità stessa. Non tutte le epoche storiche hanno adottato i nostri medesimi canoni estetici. In epoche passate i canoni di bellezza concepivano donne più pingui. Basta guardare le donne ritratte da Raffaello e Michelangelo o da Rubens, oppure la "Venere di Willendorf", la celebre statua raffigurante una donna decisamente obesa, risalente al periodo paleolitico. Presso alcune popolazioni ancor oggi il grasso in eccesso è segno di ricchezza e distinzione. Basterebbe acquisire perciò una giusta e informata prospettiva storica per mettere al bando ogni tentazione moralistica e per non trasformare una giusta campagna di sensibilizzazione ed educazione sanitaria ai rischi per la salute in una intollerabile ed intollerante caccia alle streghe. Riferimenti bibliografici:Bensaïd, N., Le illusioni della medicina. Ovvero la prevenzione come alibi, Venezia, Marsilio, 1988 Bosello, O., Cuzzolaro, M., Obesità e sovrappeso. Tra malattia e problema estetico, Bologna, Il Mulino, 2006 Cosmacini, G., Gaudenzi, G., Satolli, R. (a cura di), Dizionario di storia della salute, Torino, Einaudi, 1996 Enzi, G. Obesità. Fisiopatologia, clinica e terapia, Milano, Masson, 1997 Michienzi, A, "Lo sport che guarisce", L'espresso, 16 dicembre 2009, p. 216-220
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Pagina aggiornata il 18.12.09 |