L'insegnante ideale

Tempo fa ho visto alla televisione un film con Robin Williams, L'attimo fuggente era il titolo, e ho pensato che un insegnante così, che sa parlare col cuore e col cervello ai propri allievi, sa interessarli alla propria materia, sa collegare la scuola alla vita, è il mio insegnante ideale.

Mi rendo conto che nella pratica è sempre difficile riprodurre dei modelli ideali. Che ci sono sempre mille difficoltà e intoppi di carattere burocratico e amministrativo, senza contare che ogni insegnante, come ogni altra persona del resto, ha il proprio carattere, più o meno aperto e socievole, rigido o flessibile.

Tuttavia, tracciare un modello ideale non credo costituisca un esercizio del tutto ozioso. L'utopia sembra ancora oggi utile per abbozzare delle "linee guida", per stabilire degli orientamenti, per affermare almeno, come scriveva il poeta Eugenio Montale, "ciò che non siamo, ciò che non vogliamo".

Ecco, allora il mio insegnante ideale deve essere quello in grado di farmi capire che la scuola e la vita non sono due realtà completamente separate, ma che esiste tra loro una certa osmosi. Che nella scuola si può portare la vita e che, nella vita là fuori, la scuola serve davvero.

La scuola non deve essere un posto dove si viene per prendere buoni voti, superare esami, essere promossi e raggiungere il tanto desiderato pezzo di carta, per poi dimenticare subito dopo quello che si è imparato. Deve essere invece un luogo dove ci si prepara alla vita futura, quella che noi giovani troveremo dopo, quando non ci saranno più banchi da occupare.

Il professore ideale non dovrebbe limitarsi ad aizzare la competizione fra gli studenti a chi prende i voti migliori, ma dovrebbe aiutare ciascuno di noi a sviluppare la propria personalità, i propri talenti, le proprie inclinazioni. Prima di giudicare dovrebbe cercare di capire.

L'insegnante ideale è per me quello che ti fa venire a scuola volentieri, non costantemente terrorizzato dall'interrogazione o dal brutto voto, quello comprensivo, che capisce che qualche volta può succedere di non aver fatto i compiti, che è in grado di intuire quando sei in difficoltà.

Senza essere uno psicologo, il docente dovrebbe riuscire ad ascoltare i propri alunni, dovrebbe cercare di dialogare con loro, senza tuttavia essere di necessità eccessivamente indulgente e permissivo.
La scuola può provocare negli adolescenti grandi sofferenze. Di più: la scuola può uccidere. Scorrendo le cronache dei giornali, infatti, non è raro leggere di studenti che si sono uccisi per un brutto voto o per i duri e ripetuti  rimproveri di un insegnante. Forse si tratta di ragazzi fragili, con molti problemi, ma la scuola deve fare di tutto per contribuire a una crescita sana ed equilibrata degli studenti, per migliorare il loro benessere psicofisico.

Gli insegnanti delle materie umanistiche dovrebbero favorire la lettura dei giornali in classe, ma non per fare propaganda o, peggio, per occuparsi del teatrino quotidiano della politica italiana, ma per discutere i problemi generali dell'umanità, per cercare di capire in modo meno superficiale in che mondo viviamo. Dovrebbe suggerire anche i libri "giusti" da leggere per approfondire gli argomenti e i temi più scottanti della nostra epoca, lasciando tuttavia libertà di scelta agli studenti.

Lo studio della letteratura non dovrebbe essere il noioso apprendimento di quello che hanno pensato i critici su quel determinato autore, ma andrebbe incoraggiata la lettura diretta del testo, guidata dall'insegnante. Poi, certo, le impressioni personali andrebbero confrontate ed integrate in un secondo tempo con quelle dei letterati di professione. 
Per esempio, anche l'analisi del testo è importante, ma forse nella scuola oggi se ne fa troppa. Più importante è secondo me capire cosa ci dice di importante lo scrittore e il poeta, quali verità, utili per la nostra vita, vuole comunicarci.

Il professore di storia, più che le date delle battaglie e l'elenco di guerre e condottieri più o meno significativi, dovrebbe farci compiere uno sforzo immaginativo e ricostruire come era la vita quotidiana nei secoli passati, come si viveva nella Grecia antica o al tempo dei Romani, nel Medioevo, durante la Rivoluzione francese, nell'Ottocento o nel dopoguerra.
Sarebbe bello e interessante seguire l'evoluzione di concetti come quello di individuo, famiglia, lavoro, tempo libero, amicizia, amore, sessualità.

In matematica, invece dello studio cieco di regole e teoremi, sarebbe bene dire a cosa serve tanta matematica, quali le applicazioni pratiche, in quale epoca si è sviluppato un determinato procedimento e a quali domande cercava di rispondere. Forse la bellezza della matematica diventerebbe un po' meno fredda di come la percepiscono gli studenti attualmente.

In scienze (e quindi anche in chimica e biologia) gli studenti dovrebbero capire come è bello dare un nome preciso alle piante e agli animali, senza appunto chiamarli genericamente, "quell'albero" o "quella bestia là", come è importante, per esempio, per conservare la propria salute studiare bene il corpo umano e il suo funzionamento. 

Il mio professore ideale non è poi quello che dà tanto da studiare e carica di compiti per casa, pensando che esista la sua materia soltanto, ma quello che si sforza di preparare lezioni così interessanti da permettere allo studente di compiere una parte importante dell'apprendimento direttamente a scuola.

Avrei ancora molte cose da dire, ma mi dilungherei troppo. Credo di avere tracciato un ritratto dell'insegnante ideale eccessivamente ambizioso ed esigente. È chiaro che anche i professori sono degli esseri umani e non dei superman dotati di poteri speciali. Mi accontenterei che almeno qualcuno dei miei insegnanti presenti e futuri assomigliasse a questo ritratto ideale. E adesso che ci penso mi sembra che qualcuno ci sia già.

(tema svolto da n.l.)

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Pagina aggiornata il 07.09.09
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