La pandemia da influenza A  H1N1

Per fortuna, fatti i debiti scongiuri, la nuova influenza, quella causata dal virus A H1N1, si è rivelata meno pericolosa del previsto. Malgrado la diffusione planetaria, i morti sono stati soltanto, per quanto possa apparire cinica un'affermazione di questo genere, 10mila, pochissimi rispetto ai 500mila decessi causati ogni anno dall'influenza stagionale. "È la pandemia più lieve della storia", ha commentato Marc Lippsitch, epidemiologo di Harvard.

La stragrande maggioranza delle persone contagiate se l'è cavata soltanto con febbre alta, naso che cola e qualche altro fastidioso ma temporaneo acciacco. Tutti sintomi che scompaiono in pochi giorni, spesso senza terapie specifiche. E il semplice e frequente lavaggio delle mani si è rivelata la misura preventiva più efficace, capace di contrastare con successo la diffusione del virus.
Eppure la comparsa di questo nuovo microrganismo ci aveva sprofondati per mesi nell'angoscia. Aveva rievocato spettri inquietanti, come l'epidemia influenzale denominata "spagnola", che fece nel mondo, agli inizi del secolo scorso, 50 milioni di vittime. E anche oggi ci pone degli interrogativi cui è difficile dare una risposta. Soprattutto appare chiaro che la nuova influenza non è legata soltanto alla biologia, ma anche all'economia, alla comunicazione, agli stili di vita dell'uomo del terzo millennio. Una pandemia, quella da virus A, che, a mio avviso, ci dice molto sulle caratteristiche del mondo in cui viviamo.

Abbiamo capito, per esempio, che l'uomo dell'era della tecnica, lo scienziato, l'esperto non sono onnipotenti. Le previsioni degli specialisti, che hanno occupato in questi mesi gli spazi dei media, non di rado sono state contraddittorie. Le stesse autorità sanitarie sono apparse in più di un'occasione disorientate dalla comparsa delle nuove minacce microbiologiche. La storia si ripete: gli esperti, nel corso di tutte le epoche, hanno sbagliato previsioni e profezie. Anche l'uomo contemporaneo, pur con tutte le sue conquiste, non è infallibile e non è in grado di prevedere il futuro. Il potere della scienza e dello scientismo, l'orgoglio prometeico dell'uomo della tecnica escono dalla vicenda del virus A ridimensionati. Fortunatamente ridimensionati, mi verrebbe da aggiungere.

La diffusione del virus H1N1 ci ha inoltre aiutato a capire che l'economia globalizzata incide sempre più sulla nostra salute. In un pianeta ormai dominato da viaggi e scambi transcontinentali, anche i virus si propagano con maggiore rapidità, dando luogo a mutazioni e ricombinazioni dagli esiti ancora largamente imprevedibili e potenzialmente pericolosi. Il passaggio inoltre da un'agricoltura di vecchio tipo ad una agricoltura di tipo industriale, gestita da grandi aziende multinazionali, caratterizzata dall'allevamento di animali, di tipo intensivo e ad elevata densità, che produce quantità elevatissime di liquami, crea le condizioni per lo sviluppo di nuovi ed aggressivi microrganismi patogeni. Così come le precarie condizioni igienico-sanitarie degli slum delle grandi metropoli.

Ancora una volta ci tocca constatare che, anche nell'attuale ordine economico, i ricchi sono curati diversamente (e meglio) dei poveri. Le dosi di vaccino e i farmaci antivirali, mentre sono stati messi con prontezza a disposizione dei cittadini delle nazioni più ricche, scarseggiano invece tra le popolazioni povere dell'Africa e del mondo sottosviluppato.

Tutta la vicenda dell'influenza suina ha reso evidente che, in questo mondo globalizzato, un ruolo importante lo gioca ormai il computer, la Rete, Internet. Proprio su Internet la maggioranza delle persone istruite cerca le informazioni. Su Internet si discute sull'appropriatezza e l'efficacia delle terapie. E dalla Rete è partita la controinformazione e la critica più dura nei confronti del vaccino contro l'influenza A. Una controinformazione tanto efficace da neutralizzare i consigli delle autorità sanitarie e da indurre i cittadini a disertare la vaccinazione. 
In Italia si sono vaccinate soltanto 700mila persone a fronte delle decine di milioni di vaccinazioni auspicate dalle autorità. Il motivo del contendere riguarda un adiuvante, contenuto nel vaccino, lo squalene, un precursore del colesterolo contenuto fisiologicamente nel corpo umano, capace però, secondo i critici, di indurre, una volta iniettato nel tessuto muscolare, gravi effetti collaterali. 
Proprio in questa occasione, l'informazione su Internet ha mostrato la propria forza e, nel contempo, i propri limiti. Capace di influenzare i comportamenti pratici perfino degli addetti ai lavori, - relativamente pochi sono stati, per esempio, i medici che si sono vaccinati -, ma anche parziale, talvolta poco scientifica ed attendibile, in grado di contribuire alla propagazione delle peggiori e più incredibili leggende metropolitane.

Una Rete che però ha funzionato come coscienza critica collettiva, sottolineando da subito i forti interessi economici delle grandi multinazionali farmaceutiche, che sulle paure della gente costruiscono parte dei loro ingenti profitti economici.

Da ultimo, la ridda di informazioni diffuse da vecchi e nuovi media sulla pandemia da virus H1N1, spesso allarmistiche e angoscianti, hanno richiamato la nostra attenzione su un nuovo problema dell'uomo contemporaneo: la cosiddetta "ansia da informazione". Tutti siamo ormai sottoposti quotidianamente ad una mole di informazioni che non riusciamo a metabolizzare, un autentico e inevitabile bombardamento. Il sensazionalismo e l'allarmismo, che fanno lievitare vendite e profitti, ci rendono però sempre più incomprensibile ed ostile il mondo che ci circonda. Un guaio che potrebbe rivelarsi non meno grave di un'epidemia influenzale.

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Pagina aggiornata il 15.12.09
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