Fra i tanti temi di un'ipotetica
agenda della contemporaneità, quello dell'immigrazione è senza dubbio
uno dei più scottanti.
La globalizzazione dell'economia e lo sviluppo delle comunicazioni
e dei trasporti hanno consentito migrazioni di popolazioni così
consistenti, quali mai si erano verificate nella storia dell'uomo.
Un ruolo chiave l'ha giocato pure la televisione, che ormai arriva
anche nei più sperduti villaggi del mondo: molti dannati della terra,
scambiando per realtà i miraggi offerti dalla pubblicità e dalle
trasmissioni televisive dell'Occidente, sono emigrati, andando spesso
incontro ad acute delusioni.
Attratti da condizioni di vita e di lavoro giudicate migliori,
dunque, masse di diseredati si sono spostate nell'Occidente ricco,
sviluppato e spietato, causando problemi nuovi e complessi.
Basta leggere quotidiani, libri, riviste o ascoltare i pareri di
politici, esperti, studiosi e opinion-maker per raccogliere
interpretazioni del fenomeno contraddittorie, quando non radicalmente
divergenti.
È perciò ancora oggettivamente difficile, oggigiorno, farsi
sull'immigrazione un'idea abbastanza attendibile, che vada al di là
di luoghi comuni e di vaghe sensazioni.
Anzi, spesso ho la netta
impressione che nell'attuale dibattito culturale sull'immigrazione,
dominino, in Italia, gli stereotipi.
Da una parte la solidarietà incondizionata,
professata dal mondo cattolico e dell'estrema sinistra, dall'altro la
xenofobia della destra estrema, che temo raccolga, su questo tema, la
simpatia anche di molti moderati.
Un'analisi serena e spassionata del fenomeno immigrazione appare in
Italia lontana dal realizzarsi.
È facile, invece, che da noi, chi
tenti un'interpretazione articolata e basata sui fatti, venga tacciato
di razzismo.
A mio avviso, l'accettazione del diverso, di chi
proviene da altre culture, di chi è povero e soffre la fame, è fuori
discussione. La solidarietà, la tolleranza, l'uguaglianza sono valori
riconosciuti da tutte le democrazie evolute.
Ciò non toglie che anche la sicurezza sia un valore molto sentito
dalla totalità dei cittadini.
E sarebbe arduo negare che
l'immigrazione abbia contribuito a incrementare la criminalità e i
loschi traffici della malavita. Nel 2006 va attribuito a cittadini stranieri
il 36,5% dei reati commessi sul suolo nazionale.
Le patrie galere scoppiano per ospitare stranieri dediti a traffici
illegali e perniciosi.
Anche se generalizzare è sbagliato, e
occorre sempre distinguere caso per caso, non è azzardato affermare,
sulla base di precisi dati di fatto (a volte è sufficiente leggere le
cronache dei giornali), che ci sono etnie, la cui cultura mal si
concilia con la grigia e monotona routine della vita occidentale.
Così come ci sono comunità di stranieri profondamente
ostili all'Occidente. I pericoli che tali dissonanze potrebbero
provocare sono, a mio avviso, sottostimati.
E sarebbe pure da
sottoporre a obiettiva verifica l'altra tesi che va per la maggiore,
ossia che l'immigrazione generi ricchezza.
Per esempio, molta manodopera che arriva in Italia è dequalificata, offre per
lo più lavoro a basso costo a imprenditori poco competitivi sugli
scenari internazionali, che risultano essere gli unici a trarre
profitto dall'immigrazione, grazie a una sorta di reintroduzione dello
schiavismo. Una faccenda insomma che ci fa poco onore. Mentre i costi
ingentissimi dell'immigrazione: istruzione, assistenza sociale e
sanitaria, formazione lavorativa, servizi vari ricadono sulle spalle
della collettività e cioè del cittadino comune, che paga le tasse.
Il quale spesso sarebbe pur disposto a fare certi lavori
"umili", ma dietro corresponsione di salari più equi.
Ultimamente
la polemica riguarda i Centri di permanenza temporanei, i cosiddetti
Cpt, istituita nel 1998 dalla legge Turco-Napolitano. Coloro che ne
denunciano il grave stato di degrado e ne vorrebbero la chiusura, non
sanno proporre alternative credibili, che salvaguardino l'ordine
pubblico.
D'altra parte è vero che solo grazie alla presenza di
"badanti" straniere, oggi gli italiani possono
procrastinare i gravi problemi che l'invecchiamento della popolazione
con la necessaria assistenza agli anziani determina.
Come si è
soltanto accennato, le questioni connesse all'immigrazione sono tante
e tali da ingenerare nel singolo un comprensibile disorientamento.
Forse
sarebbe prudente, qualora possibile, limitare l'accesso in Italia
soltanto a quei lavoratori stranieri qualificati, di cui un'economia
evoluta, ma bisognosa di crescita come la nostra, ha davvero bisogno.
Scelta
anticonformista, che salvaguarderebbe la maggioranza di connazionali
alle prese con bilanci familiari che quadrano sempre più a fatica e
con una delinquenza con cui si trovano a dover convivere gomito a
gomito e da cui si sentono sempre più minacciati.