Il fanatismo è l'adesione incondizionata ed
entusiasta a un'idea, una fede, una teoria, che comporta l'intolleranza
più assoluta dell'opinione altrui.
Il fanatismo non è un fenomeno nuovo, ma è un atteggiamento diffuso
sin dagli albori della storia umana. È una propensione, una possibilità
insita in ciascuno di noi, una componente del cuore dell'uomo da
sorvegliare e mitigare. Fanatici nel corso della storia furono gli inquisitori, i fautori delle
guerre di religione, i nazionalsocialisti.
Molta della violenza e dei mali del mondo contemporaneo, contrariamente
a quanto si crede, non deriva dallo squilibrio tra ricchezza e
povertà, con il corteo di ingiustizie e sofferenze che genera, ma è
causata dal fanatismo. Sono
fanatici i sostenitori delle dittature, gli integralisti, i terroristi di
ogni fede e colore, i razzisti, i nazionalisti, gli ultrà violenti, tutti coloro che
perseguitano quelli che non la pensano allo stesso modo. Il nostro tempo
conosce anche forme di fanatismo in apparenza più strisciante e blando,
che non si macchia di crimini sanguinosi: per esempio certo ecologismo,
certo animalismo estremo o il salutismo esasperato. In genere sarebbe bene
che ciascuno di noi cominciasse a diffidare di qualsiasi -ismo.
Il fanatico è una persona rigida, dogmatica, inflessibile, con la granitica
convinzione di essere sempre nel giusto, che difficilmente è disposto
all'ascolto e al dialogo con l'altro, con il diverso da sé. Il fanatico "è un punto
esclamativo ambulante" scrive lo scrittore Amos Oz nella sua
bellissima raccolta
di saggi Contro il fanatismo.
Il fanatico spesso è una persona che ha paura, che non riesce a vivere
nell'incertezza particolarmente ansiogena del nostro tempo. I cambiamenti
repentini, un certo grado di relativismo culturale tolgono il terreno sotto
i piedi ai fanatici, che reagiscono con la violenza e l'affermazione
dei valori di una tradizione ormai tramontata.
Il fanatico crede più al sentimento che alla ragione. Egli non è
sempre mosso dall'odio, anzi, spesso il suo comportamento è motivato
dalla convinzione di migliorare il prossimo, di distoglierlo
dell'errore. Il fanatico è quasi sempre uno che vuole migliorare il
mondo.
Per il fanatico la vita umana conta pochissimo, la giustizia e la
fede contano molto di più. Il bisogno di appartenere a un gruppo per
sfuggire all'angoscia esistenziale spinge il fanatico al conformismo,
all'idealizzazione del capo, al culto della personalità, all'idolatria.
Il fanatismo costituisce un pericolo da cui le società contemporanee
devono guardarsi. Cominciando dall'educazione dei giovani. I ragazzi
vanno educati al rispetto dell'altro e della diversità: va insegnato
che la diversità costituisce un valore, non una tara. Va diffuso il
massimo rispetto per la vita umana: una vita umana è più preziosa di
qualsiasi ideologia. Bisogna valorizzare il dubbio e infondere la
fiducia di riuscire a sopportare la tensione che esso comporta.
Va insegnata l'arte del compromesso che, pur comportando una qualche
dolorosa rinuncia ad una parte di se stessi e delle proprie aspirazioni,
non deve essere una capitolazione all'avversario, ma un vincere insieme
nell'affermazione della sacralità della vita umana.
Va diffuso infine l'amore per lo studio della filosofia che ci
insegna a problematizzare e a relativizzare le nostre convinzioni e va
incoraggiata la frequentazione della buona letteratura. La dialogicità
e la polifonia delle opere letterarie più riuscite, i diversi punti di
vista dei personaggi di un romanzo, tutti a loro modo legittimi, ci
insegnano a comprendere le ragioni degli altri e a rispettarle. In una
parola, a sconfiggere il fanatico che cova dentro ciascuno di noi.
Riferimenti bibliografici
Oz A., Contro
il fanatismo, Milano, Feltrinelli, 2004