La società occidentale produce una mole elevatissima
di merci e di oggetti da consumare. Mentre in epoche passate si tendeva a
conservare, a riparare e a riciclare, al contrario il nostro odierno sistema di vita,
centrato sul consumismo, produce una ingente quantità di rifiuti da smaltire.
Persino gli esseri umani, presi nel vorticoso, efficientista e globalizzato
ingranaggio del turbocapitalismo, possono facilmente diventare rifiuti ingombranti, di cui ci
si libera a fatica.La società contemporanea ha raggiunto una complessità tale
da risultare sempre più difficile da governare. Metropoli da milioni di
abitanti richiedono, affinché la vita vi si svolga in modo gradevole e
ordinato, amministrazioni competenti e coordinamento fra le diverse istituzioni.
Non basta. In una società ad elevata complessità ogni singolo cittadino
deve comportarsi in modo responsabile; ciascuno deve fare il proprio
dovere, perché il benessere individuale e la
cosiddetta qualità della vita coincidono sempre più con il buon andamento della cosa
pubblica e col raggiungimento
dell'interesse generale.
Tutti sogniamo, infatti, di vivere in una realtà in cui poste,
scuole, ospedali, biblioteche funzionino, dove, quando ci
presentiamo ad uno sportello qualsiasi, siamo trattati con cortesia e
disponibilità. Tutti desideriamo comperare auto, telefoni, frigoriferi,
computer privi di difetti. Tutto questo richiede uno sforzo collettivo,
un'assunzione di responsabilità da parte di tutti, perché tutti, a
turno, siamo produttori e consumatori.
A Napoli purtroppo questi due aspetti della realtà quotidiana,
complessità e consumismo, sono
andati in cortocircuito. La città, due milioni di abitanti, una delle
città più belle del mondo è stata sommersa dai rifiuti, come hanno
documentato impietosamente tutte le agenzie informative del villaggio
globale.
Napoli ha rappresentato, nel gennaio del 2008, il nodo intricatissimo della
crisi economica, ma soprattutto civile, culturale e morale in cui si
dibatte il nostro Paese. Cattiva amministrazione, ampie zone del territorio
nelle mani della criminalità organizzata, affarismo, connivenze fra
burocrazia e malavita, arretratezza, disprezzo della
cosa pubblica, egoismo familista, fatalismo, parassitismo, vittimismo e anarchia hanno prodotto un
disastro che offre in tutto il mondo un'immagine dell'Italia assai poco
lusinghiera e che produce riflessi economici e di prestigio internazionale
del tutto negativi.
Purtroppo, malgrado i consistenti contributi economici elargiti nel
corso di decenni, a Napoli molte cose non funzionano o sono
letteralmente fuori controllo, a sottolineare come, nella complessità,
tutto sia collegato. La sanità campana, per esempio, è una delle più
costose ed inefficienti del panorama nazionale, ma il record negativo
riguarda quasi tutti i servizi, pubblici e privati.
Molti scrittori, e i napoletani tra i migliori, hanno denunciato e denunciano
questo stato degradato delle cose. Come disse quel tale, l'annosa
questione meridionale, nella cui analisi si dilungano da troppo tempo
persino i manuali scolastici, è sempre più una faccenda dei
meridionali.
È difficile per un cittadino del Nord capire quei napoletani che, in
certi quartieri della città, solidarizzano con i criminali contro le
vittime della delinquenza e i poliziotti.
È paradossale che i napoletani pretendano che i propri rifiuti vengano smaltiti
in altre regioni o, addirittura, all'estero, con costi economici
insostenibili. La modernità richiede l'assunzione di responsabilità,
usufruire delle comodità, ma, nello stesso tempo, farsi carico anche
degli oneri che esse comportano.
Non si va molto lontano, a mio avviso, se non si procede, più che a una
bonifica dei rifiuti con tanto di commissario straordinario, ad una rifondazione
del senso civico e morale, una rivoluzione culturale che, certo,
richiede anni, se non secoli.
Inutile tuttavia nascondersi che Napoli rappresenta anche la spia
accesa della nostra coscienza nazionale e forse dell'intero funzionamento
planetario. Napoli è una città che vanta ricche tradizioni storiche e
culturali. Quello che è successo di recente a Napoli potrebbe succedere
domani in qualsiasi altra città italiana e del mondo. A Napoli sono
scoppiate contraddizioni che ci riguardano tutti e che ci richiamano a
interrogarci sulla giustezza del nostro sistema di vita.
Forse occorre ripensare al nostro modo di vivere e di produrre. Il
nostro consumismo compulsivo va moderato. Inoltre bisogna capire che i
rifiuti non rappresentano soltanto un imbarazzante ingombro, bensì una
fonte importante di energia e di ricchezza. Non servono più le
discariche, ormai obsolete e inquinanti, ma occorre implementare un sistema
moderno di raccolta differenziata e riciclo dei rifiuti. Accompagnato
magari dalla costruzione dei necessari impianti
di smaltimento, al passo con i tempi, efficienti e poco inquinanti (i
termovalorizzatori), per liberarci da
strade olezzanti e dal pericolo immediato di malattie infettive e
degenerative.
Alle aziende andrebbe imposta una riduzione degli imballaggi delle merci
mentre nella distribuzione si dovrebbe incentivare la vendita di
prodotti sfusi.
Ma quello che conta, soprattutto, è, a mio avviso, lo sviluppo del
senso civico dei cittadini, una virtù sempre più rara nella vita
contemporanea, attraverso campagne di educazione ambientale condotte
anche nelle scuole.
Il problema dei rifiuti ci riguarda tutti, condiziona la qualità
della convivenza nelle nostre città. Si deve impedire ad ogni costo che
la questione rifiuti concorra invece ad alimentare loschi traffici e
vecchie e nuove povertà.