L'adolescenza

Gli psicologi dell'età evolutiva sogliono distinguere due tipi di adolescenza: la prima adolescenza, che va dagli undici-dodici anni ai quindici-sedici, in cui predominano i mutamenti corporei e l'attaccamento al gruppo degli amici, e la seconda adolescenza, che va dai sedici-diciassette ai venti-ventuno anni, in cui si sperimenta il rapporto di coppia e in cui domina una maggiore introspezione.

A mio avviso, le classificazioni sono importanti, perché ci permettono di generalizzare, ma, allo stesso modo, sono approssimative, lasciano il tempo che trovano: la vita è un processo dinamico, che non ammette tagli netti, soluzioni di continuità, etichette definitrici e definitive. Le classificazioni vanno perciò prese con le molle, cum grano salis.

Consapevoli di ciò, si può affermare che l'adolescenza sia uno dei passaggi più pericolosi dell'esistenza. 
Sembra, infatti, che la percezione del rischio nell'adolescente sia diversa da quella dell'adulto. È il periodo perciò in cui si è più esposti a pericoli di ogni tipo, interni ed esterni.

L'adolescente è più esposto, a causa della propria inesperienza della vita, ma a volte anche per la forza del suo idealismo, alla seduzione di ideologie violente, totalizzanti, perniciose. Ideologie religiose e politiche, oppure idee propalate da sette di ogni tipo, guidate da ciarlatani o magari costrutti mentali bizzarri propagandati da qualche persona che l'adolescente reputa autorevole. L'adolescente sottopone ad esame ogni idea che gli è stata inculcata nell'infanzia, ma nello stesso tempo è un conformista, nutre un profondo bisogno di appartenenza e di approvazione, vuole essere accettato dal gruppo che reputa per lui significativo.

Molta influenza esercita per esempio, in questa età, sulle opinioni e sui comportamenti degli adolescenti, il gruppo dei pari. E, purtroppo, la psicologia ci insegna che non sempre i leader dei gruppi sono le persone più equilibrate. Di qui, per esempio, i deprecabili e inquietanti episodi di bullismo e di violenza giovanile.

L'adolescenza è l'età della vita in cui si è più esposti al suicidio, all'abuso di alcol e droghe, alla depressione, alla nevrosi, alle condotte antisociali, ai disturbi del comportamento alimentare (anoressia e bulimia), agli incidenti stradali. Tutte situazioni in cui le istituzioni hanno il dovere di vigilare e intervenire per ridurre al minimo il numero e l'intensità di drammi personali e familiari.

Nella società attuale, già per l'adolescente comincia a prospettarsi il difficile problema dell'inserimento nel mondo del lavoro, sempre più chiuso ed estraneo ai nuovi bisogni delle giovani generazioni, lasciate in balia di se stesse, senza orientamento, alla mercé di un'economia che nella società contemporanea assume sovente l'angoscioso volto dell'immoralità, dell'ingiustizia e della spietatezza.

Nonostante le scienze sociali tendano a sottolineare gli aspetti più pericolosi dell'adolescenza, va aggiunto che milioni di adolescenti attraversano questa tappa dell'esistenza senza eccessive difficoltà, uscendone indenni.

Soprattutto, l'adolescenza è, a mio parere, il periodo più poetico della vita, il più drammatico, certo, per molti  individui di particolare sensibilità, ma anche quello in cui tutto potenzialmente può ancora accadere.
È il periodo in cui oscuramente gli individui manifestano i loro talenti, le loro vocazioni, le loro inclinazioni, in cui cominciano a dare forma al loro modo di essere nel mondo.

Ed è perciò delicato il compito cui sono chiamati genitori, educatori, insegnanti. Grande disponibilità deve essere loro richiesta all'ascolto e al dialogo, grande sensibilità deve essere offerta nell'incoraggiare l'espressione più autentica della personalità e di quei talenti che ciascuno, in campi diversi, possiede.

Ecco, credo che l'adolescenza non vada soffocata nell'autoritarismo intransigente (ma nemmeno nell'eccessiva indulgenza) e che la massima attenzione vada riservata a coloro che rappresentano il futuro di tutti.

L'adolescenza, come l'infanzia, è un grande patrimonio di ricordi e di esperienze vere, che l'individuo conserva per tutta la vita e che spesso rappresentano la sua ricchezza più grande, fonte talvolta di grandi capolavori artistici e letterari.

L'adolescenza, infine, come ben ha sottolineato lo psicologo Carl Gustav Jung, è una disposizione della mente che non dovrebbe mai abbandonare la persona adulta e nemmeno anziana, e che conferisce alla psiche quell'apertura al nuovo, quella duttilità, quella flessibilità, quella creatività, che costituiscono uno dei patrimoni più preziosi di ogni essere umano.

Riferimenti bibliografici
Andreoli V., Lettera a un adolescente, Milano, Rizzoli, 2006
Battistin, A.M., Vegetti Finzi, S., L'età incerta. I nuovi adolescenti, Milano, Mondadori, 2001
Caplan, G., Lebovici, S. (a cura di), Problemi psicosociali dell'adolescenza, Torino, Boringhieri, 1973

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Pagina aggiornata il 10.05.06
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