Il dissesto idrogeologico italiano (alluvione di Messina)
Il disastro avvenuto in ottobre nel Messinese, con decine di
morti e migliaia di sfollati, ha richiamato l'attenzione dei cittadini
italiani sul problema del dissesto idrogeologico. Il dissesto
idrogeologico comprende, tecnicamente, le erosioni, le frane, le
valanghe, gli allagamenti e le alluvioni, le esondazioni (straripamenti)
dei fiumi, l'arretramento dei litorali, la subsidenza del terreno, la
siccità e le mareggiate. In sintesi, "per dissesto idrogeologico si
intende un qualsiasi disordine o situazione di squilibrio che l'acqua
produce nel suolo e/o nel sottosuolo" (Benedini e Gisotti, 1987).
Gli esperti affermano che sono ben 5.581 i centri abitati italiani a rischio idrogeologico, il settanta per cento dei Comuni italiani. Sempre secondo gli esperti, è la stessa conformazione geologica dell'Italia che ci espone a tali rischi, tanto che è ormai dall'Ottocento che si cerca di mappare il territorio, per individuare le zone geografiche a maggiore rischio. Ma, nonostante che i rischi siano conosciuti e che per molte zone siano stati quantificati con precisione, ciò non ha impedito, negli ultimi decenni, il verificarsi nella nostra penisola di sciagure di grandi proporzioni: dalle numerose alluvioni del Po a quella di Firenze, dal Vajont alla Val di Stava, da Sarno a Soverato. Disastri che difficilmente sono così frequenti nelle nazioni più civili. In Italia, intanto, si continua a disboscare, a urbanizzare, a deviare i fiumi, ad indebolire gli argini, ad incendiare dolosamente i boschi, a costruire dove non si dovrebbe, a lasciare i geologi disoccupati, facendo così poca prevenzione, con la scusa che costa troppo, quando poi gli interventi in emergenza costano tantissimo di più. Talvolta bastano da noi pochi giorni di pioggia per causare catastrofi. Precipitazioni, tra l'altro, che negli ultimi anni sembrano sempre più intense, favorite dall'effetto serra che, a parere di molti scienziati, provoca il riscaldamento del pianeta, determinando un clima che assomiglia sempre più, anche nelle zone temperate, a quello tropicale. Anche nel caso della catastrofe messinese, le autorità stesse hanno parlato di disgrazia annunciata e di dissesto idrogeologico non dipendente soltanto dalle circostanze climatiche eccezionali. Insomma, la Natura in questi funesti accadimenti c'entra fino a un certo punto. È spesso l'uomo che non ha fatto il possibile per prevenire il disastro. Il caso messinese è poi emblematico. La Procura ha aperto un'indagine per disastro colposo e il massimo responsabile della Protezione Civile, Guido Bertolaso, ha parlato esplicitamente di "dissesto idrogeologico causato dall'abusivismo". Che vuol dire costruzione di edifici in siti pericolosi, a ridosso di colline o di corsi d'acqua, di materiali edilizi di scarsa qualità, di licenze mancanti o concesse con troppa leggerezza, di cementificazione selvaggia, di omissioni nei controlli, di colpevoli negligenze delle amministrazioni centrali e periferiche nella gestione dei fondi destinati alla prevenzione e alla messa in sicurezza del territorio. Più ancora, di una diffusa cultura dell'illegalità, con il prevalere degli interessi particolari su quelli generali. Una miriade di libri, di film, di articoli di giornale ci hanno illustrato, negli ultimi decenni, come l'edilizia sia un grande affare e come gli appalti siano spesso gestiti da associazioni criminali. Sappiamo, purtroppo, che le mafie non si limitano soltanto a controllare il sud del Paese, ma abbiano allungato i propri tentacoli sempre più a Settentrione. "La linea della palma - affermava quel grande scrittore siciliano ed europeo che risponde al nome di Leonardo Sciascia- si sta spostando sempre più a Nord". Gli interessi criminali si espandono perché trovano terreno fertile in una diffusa cultura dell'illegalità e dell'omertà., che ormai si è estesa anche ai ceti più elevati, quelli dell'imprenditoria e delle professioni, ai cosiddetti "colletti bianchi". "Servirebbe una svolta culturale", ha scritto giustamente, in un suo articolo di commento ai drammatici fatti messinesi, il prestigioso giornalista del Corriere della Sera Gian Antonio Stella. Occorrerebbe che gli italiani sostituissero il loro "familismo amorale" con una cittadinanza più matura, partecipativa e consapevole. Occorrerebbe una profonda modificazione del carattere nazionale, sulla quale è lecito dubitare, ma urge sperare. Chissà, forse la recente costituzione dell'Unione Europea favorirà in noi italiani la giusta presa di coscienza necessaria a un radicale cambiamento. È l'unico e inevitabile augurio che resta da farci, per uscire dal buio tunnel del medioevo e del vassallaggio e diventare finalmente cittadini a tutti gli effetti. Riferimenti bibliografici:
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Pagina aggiornata il 11.10.09 |