Il cambiamento climatico
Tra il 7 e il 18 dicembre si svolge a Copenhagen, città
modello dal punto di vista ecologico, un summit mondiale sul clima.
Secondo la maggior parte degli scienziati l'attività umana sta provocando
preoccupanti cambiamenti climatici. La Terra si sta riscaldando (global
warming) e l'aumento delle temperature potrebbe dar luogo ad eventi catastrofici
nei prossimi decenni. I ghiacciai potrebbero sciogliersi e il livello dei
mari innalzarsi. Ne conseguirebbero inondazioni di vaste aree costiere,
milioni di persone dovrebbero abbandonare le loro abitazioni, le colture
verrebbero gravemente danneggiate. Le economie di alcuni Paesi verrebbero
distrutte e schiere di sventurati resterebbero senza lavoro.
L'inquinamento crescente dell'atmosfera e l'aumento dell'effetto serra continuerebbero
intanto a peggiorare la salute di moltissime persone: aumenterebbero le
patologie polmonari e gli anziani e coloro che soffrono di malattie croniche
gravi vedrebbero decurtata la loro aspettativa di vita dall'innalzamento
medio delle temperature e dall'inquinamento atmosferico.
Uno scenario davvero drammatico quello delineato da scienziati, climatologi ed ecologisti, che dovrebbe spingere politici ed amministratori a correre ai ripari per evitare il possibile disastro. Ad essere sinceri del tutto, in materia di clima non esiste, in
realtà, neanche a livello scientifico, una unanimità di vedute. Su un punto comunque tutti gli scienziati più autorevoli sembrano d'accordo: che in misura maggiore o minore l'attività umana è in grado di generare degli effetti climatici. La stragrande maggioranza ritiene che gli effetti prodotti dall'attuale produzione economica, basata sul petrolio e ad alta emissione carbonica, siano nefasti e che urga intervenire per modificare al più presto l'attuale stato di cose. Una personalità del calibro di Al Gore, ex Vicepresidente degli Stati Uniti, ha fatto della questione ambientale addirittura il cavallo di battaglia della propria azione politica, culminata nel raggiungimento del premio Nobel. Tuttavia le previsioni su un futuro impegno ecologico dei politici rappresentanti i grandi Paesi, di coloro cioè che reggono le sorti del mondo, appaiono poco ottimistiche. Tutti sembrano procedere con eccessiva cautela sulla strada di una drastica riduzione delle emissioni di anidride carbonica: i leader delle grandi potenze perché non riescono a persuadere i loro elettori a un cambiamento radicale dello stile di vita, i capi dei Paesi in via di sviluppo, perché, per favorire la crescita economica dei rispettivi Stati, sembrano non poter rinunciare all'energia fossile. Usa e Cina, in particolar modo, sembrano temporeggiare, tra rinvii e compromessi. Purtroppo la questione del cambiamento climatico non sembra tollerare ulteriori proroghe. La globalizzazione economica sembra aver uniformato il mondo, ma in senso negativo, facendogli adottare l'ideologia della crescita illimitata e dello sfruttamento irresponsabile delle risorse naturali. L'attivismo cieco e frenetico dell'Occidente sembra aver contagiato l'intero globo. Il Prodotto Interno Lordo conta ormai più della vita delle persone, il profitto economico sta impoverendo sempre più larghi strati della popolazione mondiale, i giochi speculativi finanziari stanno mortificando la dignità del lavoro. Che fare? Bisogna intanto uscire dall'egoismo e dal narcisismo e
cominciare a pensare con senso di responsabilità e maturità al
benessere delle generazioni future, lasciando loro in eredità un pianeta
incontaminato da
abitare. Ritorniamo a vivere come individui e non come schiavi della produzione. I miglioramenti climatici seguiranno di conseguenza. Riferimenti bibliografici:
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Pagina aggiornata il 26.11.09 |