Giovanni Papini, Stroncature, Mondadori

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Giovanni Papini (1881-1956) fu un  protagonista singolare, controverso e contraddittorio del Novecento italiano. Autodidatta, fu giornalista, poeta, romanziere, polemista, organizzatore di cultura, ideologo, saggista.

Nelle antologie scolastiche, viene citato en passant; tutt'al più si riporta qualche brano in cui magari lo scrittore fiorentino inneggia alla guerra, per suggerire agli studenti che si tratta di un tipo poco raccomandabile, un eccentrico con delle idee balzane, da cui tenersi alla larga.
Tutto il contrario del letterato che Papini fu, serio, riflessivo, tormentato.
Pesa probabilmente ancor oggi su di lui l'etichetta di scrittore fascista.
D'altronde, la necessità di rivalutare Papini è corroborata da un famoso giudizio critico di Jorge Luis Borges, che contribuì in anni a noi vicini alla diffusione di alcune opere dello scrittore: "Sospetto che Papini sia stato immeritatamente dimenticato".

Leggendo i suoi scritti, il lettore contemporaneo rimane colpito dall'energia, dal funambolico uso delle parole, dalla nettezza delle prese di posizione, da una certa piacevole e generosa baldanza retorica, dalla chiarezza, dall'enciclopedismo, dall'ampiezza di sguardo e dalla profondità di pensiero.
È soprattutto ancora divertente leggere Papini a un secolo di distanza, come è accaduto a me di recente, una vera delizia per lo spirito.

Stroncature, una raccolta di saggi polemici pubblicati a Firenze nel 1916, rappresenta un po' un campione delle sue prose.
Se la prende, senza troppi peli sulla lingua con alcuni letterati, Croce e D'Annunzio su tutti; soprattutto distrugge il professor Guido Mazzoni, forse in maniera persino troppo intransigente per la sensibilità odierna, ma arrivando a delineare, nella sua critica accesa, ciò che un letterato non deve essere e quali vizi deve evitare. 

Ai severi giudizi alterna dei veri e propri esercizi di ammirazione (notevole il commosso e commovente ricordo di Renato Serra). Molte annotazioni e locuzioni sono valide per la letteratura odierna.
Come per esempio quando definisce Mazzoni uno scrittore per signorine e spiega: 
Dicono che come professore è diligente e che le sue lezioni piacciono molto alle ragazze le quali ci ritrovano quello spirito un po' malizioso e quella superficiale infatuazione che piace alle donne. Anzi io credo che il suo vero posto, invece che all'Istituto di Studi Superiori, sarebbe stato all'Istituto di Magistero Femminile, dove son tutte signorine e, a quanto pare, di facile contentatura.
Non è un ritratto che si attaglia quasi alla perfezione a qualche nostro scrittore contemporaneo che va per la maggiore? 

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Pagina aggiornata il 17.07.03
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