Anthony Storr, Solitudine, Mondadori, 1989

S
a
g
g
i
s
t
i
c
a

Fin dalla prima infanzia lo sviluppo della nostra personalità viene incanalato in una precisa direzione. Educatori, preti, mamme, psicologi, insegnanti e fratelli maggiori ci spingono a procurarci molti contatti sociali, molte amicizie, magari anche superficiali, ci stimolano a sentirci a nostro agio in comunità via via più vaste, in classe, con il gruppo dei pari, in società, tra la folla.

Non contesto questi indirizzi pedagogici che hanno pure una loro giustificazione e una loro utilità e probabilmente un'origine filosofica rispettabile. Non voglio mettere in dubbio i benefici di una socialità equilibrata.

Mi ha da sempre scocciato, invece, l'enfasi, il tono perentorio da crociata, il monoteismo degli integralisti della socializzazione. La pericolosa semplificazione dei bisogni, delle esigenze, delle caratteristiche della psiche umana che le loro idee contengono.

Agli occhi della psicologia e della pedagogia conformiste chi si apparta viene, così, subito investito da sospetti, dubbi, perplessità circa l'integrità della sua salute mentale.

Questo libro, scritto da un famoso psichiatra inglese, ribalta coraggiosamente queste tesi e focalizza la propria attenzione sui benefici della solitudine ai fini di uno sviluppo armonioso della personalità.

Letto quando uscì in Italia, del libro di Storr ricordo la valorizzazione della solitudine ai fini del benessere personale, dell'equilibrio, della creatività artistica e lavorativa. Una rivalutazione compiuta pur con qualche rigidità mentale e stilistica, tipica degli esperti della psiche.

La maturità e la piena realizzazione di una persona finiscono per coincidere, secondo l'opinione di Storr, non già coll'intrattenere coattivamente molti rapporti sociali, ma con la capacità (e col piacere) di star da soli.

Non si tratta, sia chiaro, di tesi originali. Poeti, filosofi, scrittori l'avevano già scritto e con ben maggiore incisività e densità.

Il merito di Storr è di aver sfidato, autorevolmente, il convenzionale piattume dei colleghi e le concezioni prefabbricate tipiche della sua formazione professionale.

| home |

| libri |

 

Pagina aggiornata il 08.07.01
Copyright 2000-2007 Valentino Sossella