E' la storia di un uomo il quale, magari
egoisticamente, credeva che è più importante
scrivere buoni libri che fare il giro del mondo in
ottanta ore, che è più importante dipingere buoni
quadri che accumulare grandi fortune, e la cui unica
ambizione - ahimè, irrealizzabile - è raggiungere
le stelle non con un razzo, ma con la propria arte.
Letto lo scorso anno, conservo di questo libro un
bel ricordo.
E' il tipo di lettura che prediligo: una
narrazione centrata sul proprio sviluppo interiore
più che sull'eccezionalità degli avvenimenti
esterni, che pur non manca.
Un'autobiografia onesta,
sincera e toccante, che parla dell'esperienza vitale
di un animo nobile, prima ancora che di un artista.
Il ventesimo secolo vissuto da una coscienza
sensibile.
Dopo L'amico ritrovato, Uhlman ci
consegna, con questo lavoro, un altro bel libro su
cui meditare, offrendoci delle stupende riflessioni,
che ci aiutano a trovare il bandolo della nostra
stessa vita.