Enzo Spaltro, Il buon lavoro, Edizioni Lavoro, 1996

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Credo abbiamo tutti l'obbligo, nel mondo contemporaneo, di utilizzare al meglio le cognizioni che ci provengono dalle scienze umane: psicologia, sociologia, pedagogia. 

E' possibile che l'importanza di queste discipline si sia andata in questi ultimi anni ridimensionando, causa il loro incerto paradigma scientifico, tuttavia è impensabile approcciarsi a molti problemi della società contemporanea, ignorandone le acquisizioni . 

L'alternativa, in molti casi, è ricorrere ai consigli della nonna, il che vuol dire adottare, quasi sempre, pregiudizi perniciosi. Se ormai tutti noi ci appelliamo alla psicologia nell'educazione dei figli, non si capisce perché non si debba farvi ricorso, quando si tratta di un altro delicato ambito: l'organizzazione del lavoro.

Il libro di Spaltro, uno dei maggiori specialisti italiani di psicologia del lavoro, fornisce, lungo le sue 365 pagine, preziosi spunti di riflessione e molte idee, da applicare subito nella realtà operativa. Si tratta a volte di idee semplici, ispirate quasi dal buon senso, ma è incredibile quanto la sfera relazionale venga trascurata nell'organizzare le risorse umane nelle aziende e quanto spesso pure il buon senso. Organizzare dei servizi, trascurando la soggettività, oltre che degli utenti anche degli operatori, significa creare frustrazioni, stress, disaffezioni, demotivazioni che vanno a detrimento della qualità del servizio stesso.

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Valentino Sossella