Libro strano e difficile,
questo di Hrabal, poetico, incoerente, onirico,
autobiografico, evocativo, a cominciare dal bel
titolo, narrazione ricca di simboli, dove realtà e
fantasia si mischiano e che contiene un incomparabile
elogio della lettura.
Hanta, il protagonista, da più di trent'anni
pressa carta vecchia, con un metodo non privo di
fantasia, beve birra e, ogni tanto, salva qualche bel
libro dal macero, lo porta a casa; ormai i volumi
occupano ogni spazio, ogni anfratto vitale, gli
incombono sulla testa persino nel gabinetto.
Così alienato e derubato ritorno anche dal
lavoro, silenzioso e in profonda meditazione cammino
per le vie, oltrepasso i tram e le auto e i passanti
nella nube dei libri che ho trovato quel giorno e che
porto a casa nella borsa, passo sognante col verde
senza neppure accorgermene, non urto contro i
lampioni né contro i passanti, soltanto cammino e
puzzo di birra e di sporcizia, ma sorrido, perché in
borsa porto libri dai quali mi aspetto che a sera da
loro apprenderò su me stesso qualche cosa che ancora
non so.
Il protagonista si astrae dalla realtà, dialoga
con i grandi. Il lavoro gli è lieve, con le sue
pause e le sue gioie, il contatto sacrale con la
materia, la carta, i libri, la parola stampata. Ha
tempo per riflettere, è diventato colto suo
malgrado, assapora le piccole e grandi gioie della
cultura, mentre il suo capofabbrica incombe
minaccioso, opprimente, scontento, latore dei freddi
principi di autorità e di prestazione, incarnazione
di una realtà che sembra avere in uggia
l'intelletto, la cultura, cose superate, non
necessarie alla produzione. Ormai, un mondo vecchio
è finito e ne avanza uno nuovo, igienista e
frettoloso, impersonale e indifferente, monocorde e
forte. Il mondo nuovo percepisce i libri come
semplice carta straccia. Il lavoro, amorevole e
artigianale del protagonista è destinato a
trasformarsi in freddo, inesorabile, efficiente,
insensibile e disumano lavoro industriale. Hanta,
incapace di adattarsi ed escluso, ne farà le spese e
si suiciderà all'interno della sua stessa pressa. Un
suicidio pensoso e filosofico.
Hrabal ha messo molte cose in questo breve libro.
Ci sono Praga, gli umori e gli odori, le osterie, i
tipi originali, le avanguardie, la vita. C'è anche
un sentore di disfacimento, di putredine, di
claustrofobica oppressione, che sembra presagire lo
sgretolamento di un regime. Ma c'è, soprattutto,
l'omaggio ai bibliofili, agli innamorati dei libri,
smarriti fra le pagine scritte, fino a mescolare la
realtà esterna con i propri pensieri, fino a perdere
quell'efficienza mondana meccanica e insensibile.
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