La vita
Nasce a Copenaghen il 5 maggio 1813, ultimo di sette figli. Il padre,
Michael Pedersen Kerkegaard, si è arricchito col commercio e con l'eredità
lasciatagli da uno zio. La madre di Soeren, Anne Soerensdatter Lund,
svolge l'attività di cameriera presso i Kierkegaard quando conosce il
marito ed è la seconda moglie di Michael Pedersen, dopo che la prima,
Kristine, muore a trentotto anni, soltanto tre anni dopo il matrimonio.
Educato secondo i rigidi principi della comunità pietista, Soeren
compie il normale ciclo scolastico con un rendimento alternante, viene
ammesso alla facoltà di Teologia e viene riformato al servizio di leva.
Il 31 luglio 1834 muore la madre. Soeren continua svogliatamente gli
studi universitari e, nel frattempo, scrive apprezzati articoli di
giornale. Nel 1837 incontra la quattordicenne Regina Olsen, con la quale
si fidanza nel settembre del 1840. L'otto agosto del 1838 muore il padre
che Soeren definisce un "amico devoto".
Nel 1841 completa gli studi di teologia e rompe definitivamente con
Regine. Inizia la stesura e la pubblicazione delle sue opere principali.
Muore nel 1855.
Opere
Diario; Timore e tremore (1843); Il concetto
dell'angoscia (1844); La malattia mortale (1849)
Contrariamente a Hegel, la cui filosofia razionale e astratta non
tiene in alcun conto gli individui concreti, Kierkegaard introduce la
categoria del singolo. Gli esseri singolari, nei quali si
mischiano bene e male, vita e morte, sono esseri concreti la cui vita
fluisce protesa verso il futuro in un divenire incessante.
Esistono
una interiorità individuale e una verità soggettiva che
sono diverse dalla conoscenza oggettiva e universale, astratta e
impersonale. Ogni uomo ricerca la sua conoscenza, la sua verità.
L'individuo concreto vive in uno spazio e in un tempo determinati.
L'esistenza umana assume perciò i contorni della contingenza e della
limitatezza. L'esistenza si intreccia col peccato, che proprio dalla
limitatezza dell'uomo discende, ma che nello stesso tempo presuppone la
libertà.
L'uomo, inoltre, contingente e limitato, aspira all'infinito,
all'eterno, alla salvezza, all'apertura verso Dio.
La compresenza nell'animo umano di elementi contrastanti genera angoscia,
che è la condizione permanente dell'uomo, prima e dopo il peccato.
L'uomo
cerca di sfuggire all'angoscia attraverso tre forme di vita: la
vita estetica, la vita etica e la vita religiosa.
La vita estetica
consiste nell'inseguimento del piacere, di piaceri sempre nuovi.. La
figura che simboleggia la vita estetica è Don Giovanni, il seduttore.
L'esistenza superficiale che conduce chi vive esteticamente, teso al
capriccio e alle futilità non appaga, ma genera noia e vuoto interiore.
L'individuo che si fa dominare da passioni transitorie, negando l'ansia
del divino che è in lui, non può provare gioia duratura.
La vita
etica è tesa agli ideali morali e al dovere. Può essere
simboleggiata dal marito fedele dedito alla famiglia. L'uomo che vive
eticamente fa propri i valori della fedeltà coniugale, del lavoro,
dell'amicizia, della patria. Egli "sceglie il bene", ma
un bene "completamente astratto".
L'eticità si trasforma in legalità, che nega la spontaneità. Per cui
l'uomo che abbraccia questo tipo di vita, all'insegna della legge e
della tradizione, finisce per provare un senso di fallimento.
La vita
religiosa è quella vissuta in conformità con la fede. Simbolo di
questo stadio esistenziale è Abramo disposto, sacrificando il figlio
per volere divino, ad andare contro il buon senso e la legge degli
uomini. La fede è proprio questa: antirazionale, folle, misteriosa, scandalosa,
paradossale. La religione, basata sulla fede, è quindi per Kierkegaard
in antitesi alla filosofia che si basa invece sulla ragione.
Passare alla vita religiosa comporta un salto, un rischio, un angoscioso
dramma interiore tra morale e fede. Ma proprio questa angoscia è la
prova della presenza della fede e di Dio nell'animo umano. La vita
religiosa è l'unica via che permette all'uomo di possedere Dio.