Un tascabile, un manualetto
breve, appena 118 pagine, compresi bibliografia e
indice analitico, ma un'opera utile e piacevole,
questa di Segre. Con la precisione del professionista
della critica, con l'autorevolezza del luminare
dell'analisi testuale, Segre redige, con acutezza di
sintesi, il referto di un secolo e dei suoi
protagonisti letterari. Eccone alcuni brani:
Non è fuori luogo rilevare subito che i
personaggi di maggior calibro del Novecento (Svevo,
Saba, Montale, Gadda, Croce) sono nati nel secolo
precedente.
Non possiamo vantare (a parte Gadda)
romanzieri comparabili a Kafka, a Thomas Mann, Musil
e Broch, a Joyce o a Camus, a Hemingway o a Pasternak
o a Bulgakov.
Sui protagonisti:
Svevo: Scrittore di frontiera, Svevo sembra
quasi estraneo alla precedente narrativa italiana e
s'avvicina piuttosto, ma senza massicce
rassomiglianze o tanto meno derivazioni, a Flaubert,
Proust, Schnitzler e Joyce. (...) il suo italiano è
per lui, triestino, uno strumento impiegato quasi con
diffidenza, e con molto volontarismo. Di qui anche la
forma che parve ai contemporanei inelegante, e che
fece rinviare il suo riconoscimento come maestro del
romanzo. Adepto in sostanza del naturalismo, Svevo
racconta storie di personaggi borghesi e comuni,
mostrando però le complicazioni e i grovigli
inconfessabili celati nelle loro menti.
Pirandello: Lo scarso interesse per lo stile,
la preferenza per personaggi mediocri e di solito
borghesi, l'attenzione ai moventi psicologici,
avvicinano Luigi Pirandello al quasi coetaneo Svevo.
Ma le rassomiglianze finiscono qui. Pirandello mette
di suo la ricerca di situazioni che muovono fra il
paradosso e l'umorismo, il gusto dialettico,
filosofeggiante, che mette in azione meccanismi (il
contrasto fra apparenza e realtà, maschera e volto,
convenzione e suo rovesciamento) ben costruiti ma
fuori del comune, spesso cerebrali. Egli ha un senso
dolente, anche tragico, della vita; i suoi personaggi
hanno un bisogno disperato di comunicare, anzi di
confessare, e soffrono di non riuscirci a pieno;
peccato che tutto questo si realizzi quasi sempre
entro costruzioni narrative troppo ingegnosamente
calcolate.
Moravia: Quello che è indubbio, e che ha
fatto la fortuna internazionale di Moravia (il nostro
romanziere più tradotto), è che tanto nella misura
breve del racconto, quanto in quella del romanzo,
egli ha fornito una galleria ricchissima di
personaggi e situazioni disegnati con tratti netti.
Certo nell'ambito del tipico, ma con sguardo sempre
acuto. Moravia è un moralista che registra, curioso,
le debolezze umane. (...) E' l'intelligenza è il
tratto caratterizzante Moravia; anche a scapito
dell'arte.
Gadda: Giganteggia, Gadda, fra i narratori di
metà Novecento; non solo per l'originalità del
linguaggio, che comunque avrà continuatori e
imitatori, ma per la capacità di affrontare i temi
umani più complessi e oscuri. Egli si lega ancora al
grande romanzo europeo ottocentesco.
Sciascia: Ha dedicato gran parte dei suoi
romanzi alla mafia, di cui ha mostrato le allora non
proprio risapute ramificazioni e i rapporti col
potere. La forma scelta, quella del romanzo
poliziesco, serve spesso, per antifrasi, non già a
tracciare collegamenti logicamente rigorosi, ma al
contrario a far intravvedere una rete di complicità
e omertà che si estende all'infinito.
Giudizi molto positivi vengono espressi da Segre
sull'opera di Fenoglio e di Calvino (stile
perfetto, intelligenza attenta). Ampio spazio
viene dedicato alla disamina della produzione poetica
nostrana. L'ultimo capitolo riguarda i contemporanei,
scatenando nei lettori il solito gioco delle
esclusioni e delle inclusioni. Segre include
Pontiggia, Tabucchi, De Carlo, Del Giudice, Orengo,
Celati, Biamonti, Tomizza, Samonà, Magris, Loy,
Ortese, Bufalino, Maurensig, Consolo e Busi, fra i
narratori più significativi dei nostri anni.
Sorprendono alcune esclusioni; per esempio, il
silenzio su Tondelli.
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