Sorse in Italia dopo il 1860 e
terminò, grosso modo, nel 1875. Comprese, in senso stretto, un gruppo
di poeti e scrittori milanesi o viventi a Milano (Emilio Praga, Arrigo Boito, Iginio
Tarchetti, Giovanni Camerana, Carlo Dossi), cui più tardi sono stati accostati
alcuni prosatori piemontesi (Giovanni Faldella, Enrico Calandra) e ai
quali si possono aggiungere i romanzi giovanili di Verga e alcune
liriche di Carducci.
Il temine "scapigliatura" venne usato per la prima
volta in un romanzo di Cletto Arrighi, come traduzione del francese "boheme";
come fenomeno letterario fu essenzialmente espressione di anarchismo
borghese: gli scapigliati erano difatti intellettuali che non
accettavano le strutture borghesi, nelle quali vedevano la negazione dei
loro ideali di arte e dei valori in cui credevano. Fu, tuttavia, una
presa di posizione sterile, in quanto essi non seppero proporre
soluzioni.
La Scapigliatura fu un fatto essenzialmente milanese, in quanto Milano
era la città più progredita sotto l'aspetto economico e sociale e dove
le vecchie concezioni del mondo e dei rapporti sociali si stavano
rapidamente dissolvendo. Qui il contrasto fra intellettuali sognatori e
borghesi era più aspro.
Le soluzioni artistiche adottate furono anch'esse anarchiche: gli
scapigliati cercarono un'arte nuova con cui dire le sensazioni nuove che
provavano, aderendo a quella società moderna che li attraeva e, nello
stesso tempo, li respingeva. Perciò si accostarono ai poeti maledetti
francesi (che prendevano in considerazione l'orrido oggettivo, non
quello sentimentale del Romanticismo, gli aspetti orridi della realtà
del loro tempo) e ai naturalisti francesi che volevano la
rappresentazione del vero.
Questa assunzione di elementi dalle culture straniere (in verità poco
fusi e, quindi, artisticamente sterili) rappresentò un fatto
positivo, poichè corrispondeva all'esigenza di sprovincializzare la
cultura italiana, portandola a diretto contatto con le più
significative esperienze culturali straniere, soprattutto francesi.
Altro importante carattere fu la complementarietà delle arti: non
esistevano più arti isolate, come la letteratura o la musica, ma
l'artista doveva conoscere la molteplicità delle espressioni
artistiche e fondere, nella letteratura, l'esperienza pittorica,
quella musicale, insomma i valori espressivi della cultura.
"I colori, gli odori, le forme hanno occulti e stretti
eapporti con la musica, e verrà tempo in cui si canteranno e
suoneranno dal vero un mazzo di fiori, un vassoio di dolci, una
statua, un edificio, come oggi un foglio di romanza o uno spirito di
melodramma, aperti sul leggio".
(C. Dossi, Note azzurre)
Si
può considerare il componimento Degli anticristi è l'ora di
Emilio Praga il manifesto della Scapigliatura: in esso si afferma la
necessità di contrapporre agli ideali romantici ormai in crisi, altri
ideali, pur nella consapevolezza dell'impossibilità del loro intento.
Si procede alla demolizione di vecchi miti, come quello di Manzoni,
scrittore in gran voga durante l'epoca romantica, ritenuto simbolo
dell'Italia borghese e clericale.
Per la loro produzione
letteraria, gli
scapigliati non tollerano preclusioni; la realtà va cantata in tutti
i suoi aspetti, "non solo il cielo, ma anche il fango";
l'indagine viene estesa al subconscio, predominano i temi della
letteratura noir, c'è un amore generico per la vita dissipata
e il vizio, si guarda con simpatia il suicidio. Si contestano i valori
borghesi di religione, patria e famiglia. Il
linguaggio usato è semplice, spontaneo, ricco di innesti dal
dialetto; non hanno però propositi popolari: ai valori borghesi che
combattono non vogliono opporre le qualità del mondo popolare.
Memento
Composizione di Iginio Tarchetti. Ossessionante, negli scapigliati,
il tema mortuario associato alle fantasie erotiche, alle fumisterie
del bizzarro, alle analisi spregiudicate del reale.
La tematica del "lugubre" viene qui magistralmente svolta da
Tarchetti, che morì ventottenne nel 1869.
Nella sua lirica troviamo la capacità di avvertire nei viventi, e in
particolare nel corpo femminile, la presenza costante e incombente
della morte.
Bibliografia
G. Petronio, L'attività letteraria in Italia, Principato,
Milano, 1970
A. Asor Rosa, Sintesi di storia della letteratura italiana, La
Nuova Italia, Firenze, 1981
P. Cudini, D. Conrieri, Manuale non scolastico di letteratura
italiana, Rizzoli, Milano, 1992
G. Spagnoletti, Storia della letteratura italiana del Novecento,
Newton, Roma, 1994
G. De Rienzo, Breve storia della letteratura italiana, Bompiani,
Milano 1997