A Sarpi non interessa perché
sono avvenuti i fatti, ma come essi si sono svolti. Il perché, poi, viene
fuori comunque, nel corso della narrazione: la Chiesa non ha saputo
rinunciare al potere temporale.Il limite della storiografia del 500 è quello di subordinare alle
idee politiche lo svolgimento dei fatti. Sarpi dà garanzia di maggiore
obiettività. Egli non riesce, tuttavia, a evitare di formulare un
giudizio. L'opera dello storico è sempre, perciò,
un'interpretazione.
La storiografia del 600 continua la storiografia del 500 ed è in
definitiva più viziata. Compaiono tendenze nuove, interessi nuovi. Storie
di altri paesi. Gli storici vanno oltre i confini troppo limitanti del
loro paese. C'è un allargamento dell'orizzonte culturale all'Europa.
Ci sono viaggi, esplorazioni narrate da resoconti. Tali resoconti
fanno leva sull'esotico, l'insolito. Da questi resoconti si sviluppa
il giornalismo, inteso come cronaca dall'estero. La metodologia
risente dell'influsso di Galileo. C'è una documentazione precisa alla
base dell'interpretazione dei fatti.
Sarpi non accetta interferenze
tra potere politico e spirituale. Avverte un'esigenza di rinnovamento
interno della Chiesa con un ritorno al Vangelo. Da questi presupposti
egli osserva i fatti. La sua prosa è essenziale, antibarocca.
(v.
s. 25-12-2004)