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La salvezza della patria è legge suprema
Chi potrebbe dubitare che il buon cittadino sempre imiterà gli esempi che i nostri antenati ci hanno tramandato? Il console e l'esercito romano erano assediati dai Sanniti, i quali, fieri e imbaldanziti dalla vittoria, avevano posto ai Romani condizioni di pace ignominiosissime. Le condizioni di pace erano queste: coloro che volessero tornare incolumi in patria, dovevano essere messi sotto il giogo tra gli scherni e gli insulti dei Sanniti e inoltre dovevano tornare a Roma spogliati delle armi e degli abiti militari. Le condizioni parvero ai consoli troppo dure per essere accettate e di tale gravità che avrebbero coperto di eterna ignominia il loro nome; per la qual cosa erano incerti se non dovessero respingerle. Allora Lucio Lentulo, legato romano, tenne un discorso di cui fu questa la conclusione: a lui pareva si dovesse accettare qualunque condizione, purché la patria fosse salva; poiché la vita di Roma consisteva nella vita di quell'esercito, si doveva salvare in qualunque modo l'esercito; se avessero salvato quell'esercito, Roma avrebbe potuto cancellare l'ignominia; ma se quell'esercito fosse stato perduto, Roma e la sua libertà sarebbero perite. I consoli - chi lo avrebbe creduto? - seguirono il suo consiglio. Questo esempio è degno di essere notato da tutti, soldati e cittadini. Dove si delibera della salvezza della patria, nessun'altra considerazione si deve avere, ma si devono prendere quelle decisioni che procurino la sua salvezza e ne mantengano la libertà. |
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Pagina aggiornata il 12.09.06 |