Con il termine "romanticismo" si intende
un movimento spirituale che interessa tutti i campi
della civiltà: filosofia, arte, musica. Questo
movimento è contraddistinto da caratteri
predominanti e da una diversa concezione della vita,
della storia e dell'uomo.
Il Romanticismo non è uno sviluppo coerente di idee,
ma è vago, complesso, non è legato ad un solo
secolo, ma trova radici in vari secoli. Problematico
è quindi definirne i limiti cronologici. Diciamo che
è un movimento spirituale che interessa il XIX
secolo. il termine "romantico" fu usato
all'inizio in un'accezione negativa.Venne a
designare, dapprima, composizioni di carattere
fantastico, non ordinate, poco chiare. Il termine
veniva adoperato per distinguere la poesia di
immaginazione da quella chiara, ordinata.
Alla radice di questo movimento c'è la crisi dei
miti illuministici: ragione, progresso, felicità,
libertà, giustizia. All'epoca, si era determinata
una situazione spirituale di profonda incertezza. La
ragione aveva distrutto la fede, il metafisico. Si
era creato un dissidio fra ideale e reale. Il crollo
della ragione ha come conseguenza la rivalutazione di
una facoltà umana ignorata dal razionalismo: il
sentimento. Il sentimento è personale in ogni uomo,
lo caratterizza come individuo. Ne consegue
l'individualismo, che assume varie forme:
1) titanismo; consiste in un'orgogliosa affermazione
dell'io sulla realtà: la realtà sono io;
2) vittimismo; consiste in un ripiegamento su se
stessi, in una fuga dalla realtà, che avviene nello
spazio e nel tempo. Si fugge il presente ricorrendo
al passato, al sogno, al ricordo. C'è un'esaltazione
della passione amorosa;
3) impegno attivo nella società.
La crisi conosce due reazioni: una conservatrice e
una progressista.
I conservatori sono antilluministi, rifiutano in modo
totale la ragione, alimentano tendenze irrazionali.
I progressisti accettano alcuni dei temi
dell'illuminismo, adattandoli al tempo in cui vivono.
C'è una nuova concezione della Natura: alla Natura
meccanica, regolata da leggi fisiche immutabili si
contrappone la Natura come mistico abbandono
dell'uomo nel tutto, per superare i limiti della
realtà. La Natura è dunque concepita
panteisticamente. Fra uomo e Natura si instaura
un'analogia profonda.
La realtà comporta il senso del mistero.
L'arte diventa la più piena e incondizionata
affermazione dello spirito. La mitologia classica
viene rifiutata, mentre viene rivalutato il Medioevo.
La ragione si era rivelata incapace di dare agli
uomini la pace e la felicità, il ritorno al felice
stato di natura; l'assolutismo illuminato non era
stato in grado di condurre i popoli a un ordine
interno di giustizia e di benessere che impedissero
lo scoppio di rivoluzioni violente; la rivoluzione,
poi, che in Europa era stata salutata con esultanza,
aveva prodotto stragi, sopraffazioni e, alla fine, un
ritorno all'ordine precedente. In seguito a questi
fallimenti, l'Europa della restaurazione era indotta
a rinnegare come ingannatrice e deludente la Ragione,
a respingere l'assolutismo illuminato, a diffidare
delle rivoluzioni, a desiderare parole d'ordine e
tesi che le restituissero la smarrita sicurezza
interiore.
Nei primi romantici la lotta per l'indipendenza
della patria fu, insieme, un fatto politico,
patriottico, morale e letterario. Un fatto umano, nel
pieno senso del termine e la libertà politica venne
considerata la condizione ineliminabile per l'intera
espressione dell'uomo.
Il Romanticismo fu un fatto essenzialmente
borghese, espressione di quella borghesia che allora
era in Italia la sola classe politicamente e
culturalmente attiva, essendo ormai venuti meno i
ceti nobiliari e non ancora organizzate le classi
subalterne. Fu "borghese" in quanto della
borghesia rifletteva la delusione storica e
l'aspirazione risorgimentale, le speranze operose
della maggioranza e la disperazione fremente degli
insoddisfatti e dei delusi.
Lo scrittore romantico si rivolgeva al
"popolo", termine vago, che, escludendo gli
snob e la plebe, indicava una borghesia articolata in
ceti diversi.