Richard Sennet, Rispetto. La dignità umana in un mondo di diseguali, il Mulino, 2004

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copertinaQuesto libro tratta di welfare, cioè di benessere e protezione sociale, e può essere considerato il complemento di un volume che ho scritto alcuni anni fa sul tema del lavoro, L'uomo flessibile (Milano, Feltrinelli, 1999). Spesso gli utenti del welfare si lamentano di essere trattati con poco rispetto. Ma la mancanza di rispetto che sperimentano non è dovuta semplicemente al fatto che sono poveri, vecchi o malati. La società moderna manca di manifestazioni concrete ed efficaci di rispetto e di riconoscimento per gli altri.

Certamente nella società esiste un ideale di rispetto: solo considerandoci come eguali noi affermiamo il rispetto reciproco. Possiamo dunque rispettare solo chi è eguale a noi e quindi può contare sulla nostra stessa forza? Certe diseguaglianza sono arbitrarie ma altre sono inevitabili: come le differenze di talento. Nella società moderna le persone non sono generalmente in grado di concepire rispetto e riconoscimento al di là di questi limiti.

L'esigenza di eguaglianza viene percepita in modo forte dagli utenti del welfare nel momento in cui capiscono che la possibilità di attirare l'attenzione altrui è legata ai loro problemi, alla mera realtà della loro condizione: per avere rispetto non dovrebbero essere deboli, non dovrebbero avere bisogno.

Quando gli utenti del welfare vengono spronati a "guadagnarsi" il rispetto di sé in genere si intende che devono diventare autosufficienti materialmente. Tuttavia, in ambito sociale il rispetto di sé non dipende solo dalla posizione economica, ma da quello che si fa e da come lo si riesce a conseguire. Il rispetto di sé non può essere "guadagnato" nello stesso modo in cui la gente guadagna denaro. E comunque la diseguaglianza continua ad incombere: chi si trova negli strati più bassi dell'ordine sociale può anche raggiungere il rispetto di sé, ma lo conserva con difficoltà.

Per questo ho deciso di occuparmi della relazione fra rispetto e diseguaglianza. Cominciando a buttar giù i miei pensieri mi sono reso conto di quanto questa relazione abbia condizionato la mia vita. Sono cresciuto nel sistema di welfare, poi ne sono uscito grazie al mio talento. Non è venuto meno il mio rispetto per coloro che mi lasciavo alle spalle, ma il mio personale senso di fiducia deriva proprio dal modo in cui li ho lasciati indietro. Non posso certo dirmi un osservatore neutrale: per scrivere in modo onesto un libro su questo tema ho dovuto in parte basarmi sulla mia esperienza personale, e per quanto ami leggere  le memorie altrui, non mi trovo a mio agio nel confessarmi.

In definitiva,  questo libro è diventato un esperimento. Non è un volume di politiche pensate per il welfare state, né una biografia a tutto tondo. Ho cercato di usare la mia esperienza personale come punto di avvio per indagare un più ampio problema sociale.
(dalla prefazione dell'Autore)

Richard Sennett, allievo di David Riesman, l'autore del celeberrimo La folla solitaria e di Erik Erikson, lo psicanalista noto per le sue ricerche sullo sviluppo della personalità, affronta in questo libro delicati temi che riguardano da vicino le nostre vite e il mondo in cui viviamo.

Lo fa adottando una prospettiva ampia e non quella solita ristretta dello specialista. Così il rispetto, la disuguaglianza, il privilegio, l'autorità, il welfare state, il volontariato, il rapporto assistente-assistito vengono trattati alla luce dei cambiamenti epocali riguardanti la società, il lavoro e la sua organizzazione, passata in pochi decenni dal modello fordista a quello a rete. Nozioni di psicologia e psicanalisi, oltre che notazioni autobiografiche, si intrecciano a pertinenti citazioni dei classici della filosofia, dell'economia, della filosofia, della letteratura, della storiografia, della antropologia, della musica.

Molti e ricchi gli spunti di riflessione offerti anche al lettore comune, che tuttavia fatica a tener dietro ai collegamenti e alle tesi dell'autore.
Un libro che merita dunque una lettura attenta o almeno una scorsa non troppo superficiale (come è stata forse la mia).

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Pagina aggiornata il 12.08.04
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