Resoconto di un'esperienza personale (di Manuela Caropepe)

 

Mai come quest'estate mi sono resa conto di cosa significa realmente il termine lavoro.

Quest' anno infatti mi si è presentata la possibilità di andare a lavorare nel personale di servizio di una colonia per bambini nei pressi di Rimini.

Così io e altre due amiche decidemmo di fare domanda, facevamo già grandi progetti per trascorrere un'estate fuori dagli schemi della vita quotidiana. Il mio entusiasmo però ben presto si spense, lo staff era già al completo, evidentemente la mia domanda era arrivata troppo tardi a differenza delle mie compagne e così dovetti abbandonare quel sogno.

Questo è quello che pensai fino al 28 giugno, quando una telefonata riportò in vita i miei vecchi progetti: evidentemente qualcuno aveva avuto qualche occasione migliore per trascorrere l'estate e a me fu ceduto il suo posto. Due giorni dopo, con grande entusiasmo e non nascondo che c'era anche un minimo di inquietudine, io e le mie amiche partimmo: per la prima volta le "vacanze" senza genitori.
Non ci sarebbero stati problemi di orari, libere di fare quello che volevamo senza chiedere a nessuno il permesso,e in più spiaggia, sole e mare!
Insomma per noi era il paradiso; erano proprio questi i pensieri che ci accompagnavano durante il viaggio.

Arrivò per noi il momento di scendere dal treno, e qui si presentarono i primi problemi nel trasporto dei bagagli su e giù per le scale della stazione.
Eravamo soddisfatte, il viaggio era andato bene e ben presto arrivammo alla struttura dove saremo rimaste per un mese; il direttore ci disse di scegliere una camera nella dependance e incontrammo subito i nostri futuri colleghi di lavoro.

La prima delusione arrivò non appena entrammo in camera: circa 10 cm di polvere ricoprivano pavimento letti e un misero armadietto ma soprattutto, c'erano ragni ovunque.
Così passammo il primo pomeriggio a cercare di rendere accogliente quella stanza e devo dire che ottenemmo buoni risultati eccetto per due ragni che dovemmo accettare come coinquilini!; la sera ci recammo alla prima riunione alla quale il direttore avrebbe distribuito le varie mansioni. Io e le mie amiche fummo divise: una cameriera, l'altra lavandaia, e io fui mandata nel servizio di pulizie della struttura.

L'indomani ci alzammo alle 7:30, alle 8 andammo a colazione e poco dopo cominciammo a lavorare. Ben presto, già dalla prima settimana cominciammo a renderci conto della situazione: molti dei nostri propositi dovemmo abbandonarli e capimmo che non sarebbero state le vacanze da sogno che ci eravamo prospettate. Cominciammo tuttavia a fare amicizia con i nostri colleghi; la sera uscivamo tutti assieme fino a tardi, nacquero diverse simpatie e pensandoci bene, non vi fu una sera in cui restammo nella colonia.

Anche la stanchezza e non nego la nostalgia di casa, cominciarono a farsi sentire: a nessuno importava di come stavamo moralmente, ogni mattina la sveglia suonava puntualmente e se qualcosa non andava il direttore ci aspettava a fine giornata per fare la predica e quelli erano i momenti meno piacevoli.

Proprio quando cominciò il conto alla rovescia dei giorni che restavano, noi scoprimmo molti lati positivi di quell'esperienza e la sera della partenza ci fu gioia ma soprattutto tristezza: era nata infatti una grande amicizia con le persone con cui stavamo a contatto e con le quali dividevamo intere giornate; le lacrime furono inevitabili e ora che è tutto finito mi resta davvero un bel ricordo.

Riconosco che è stata un' esperienza faticosa e intensa, ma ora mi sento soddisfatta e a dire la verità anche cresciuta; il prossimo anno credo proprio che la ripeterò.

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Pagina aggiornata il 04.08.02
Autore del testo: Manuela Caropepe
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