Mai come quest'estate mi sono resa conto di cosa
significa realmente il termine lavoro.
Quest' anno infatti mi si è presentata la
possibilità di andare a lavorare nel personale di
servizio di una colonia per bambini nei pressi di
Rimini.
Così io e altre due amiche decidemmo di fare
domanda, facevamo già grandi progetti per
trascorrere un'estate fuori dagli schemi della vita
quotidiana. Il mio entusiasmo però ben presto si
spense, lo staff era già al completo,
evidentemente la mia domanda era arrivata troppo
tardi a differenza delle mie compagne e così dovetti
abbandonare quel sogno.
Questo è quello che pensai fino al 28 giugno,
quando una telefonata riportò in vita i miei vecchi
progetti: evidentemente qualcuno aveva avuto qualche
occasione migliore per trascorrere l'estate e a me fu
ceduto il suo posto. Due giorni dopo, con grande
entusiasmo e non nascondo che c'era anche un minimo
di inquietudine, io e le mie amiche partimmo: per la
prima volta le "vacanze" senza genitori.
Non ci sarebbero stati problemi di orari, libere di
fare quello che volevamo senza chiedere a nessuno il
permesso,e in più spiaggia, sole e mare!
Insomma per noi era il paradiso; erano proprio questi
i pensieri che ci accompagnavano durante il viaggio.
Arrivò per noi il momento di scendere dal treno,
e qui si presentarono i primi problemi nel trasporto
dei bagagli su e giù per le scale della stazione.
Eravamo soddisfatte, il viaggio era andato bene e ben
presto arrivammo alla struttura dove saremo rimaste
per un mese; il direttore ci disse di scegliere una
camera nella dependance e incontrammo subito
i nostri futuri colleghi di lavoro.
La prima delusione arrivò non appena entrammo in
camera: circa 10 cm di polvere ricoprivano pavimento
letti e un misero armadietto ma soprattutto, c'erano
ragni ovunque.
Così passammo il primo pomeriggio a cercare di
rendere accogliente quella stanza e devo dire che
ottenemmo buoni risultati eccetto per due ragni che
dovemmo accettare come coinquilini!; la sera ci
recammo alla prima riunione alla quale il direttore
avrebbe distribuito le varie mansioni. Io e le mie
amiche fummo divise: una cameriera, l'altra
lavandaia, e io fui mandata nel servizio di pulizie
della struttura.
L'indomani ci alzammo alle 7:30, alle 8 andammo a
colazione e poco dopo cominciammo a lavorare. Ben
presto, già dalla prima settimana cominciammo a
renderci conto della situazione: molti dei nostri
propositi dovemmo abbandonarli e capimmo che non
sarebbero state le vacanze da sogno che ci eravamo
prospettate. Cominciammo tuttavia a fare amicizia con
i nostri colleghi; la sera uscivamo tutti assieme
fino a tardi, nacquero diverse simpatie e pensandoci
bene, non vi fu una sera in cui restammo nella
colonia.
Anche la stanchezza e non nego la nostalgia di
casa, cominciarono a farsi sentire: a nessuno
importava di come stavamo moralmente, ogni mattina la
sveglia suonava puntualmente e se qualcosa non andava
il direttore ci aspettava a fine giornata per fare la
predica e quelli erano i momenti meno piacevoli.
Proprio quando cominciò il conto alla rovescia
dei giorni che restavano, noi scoprimmo molti lati
positivi di quell'esperienza e la sera della partenza
ci fu gioia ma soprattutto tristezza: era nata
infatti una grande amicizia con le persone con cui
stavamo a contatto e con le quali dividevamo intere
giornate; le lacrime furono inevitabili e ora che è
tutto finito mi resta davvero un bel ricordo.
Riconosco che è stata un' esperienza faticosa e
intensa, ma ora mi sento soddisfatta e a dire la
verità anche cresciuta; il prossimo anno credo
proprio che la ripeterò.