No, non si tratta di una
posa, almeno non credo. Davvero i sette volumi di
quest'opera singolare e appassionante mi sono
piaciuti e mi sento di raccomandarne la lettura a
quanti ancora non lo hanno fatto.
Sistemati a forza in dozzinali sacche da viaggio,
mai abbastanza capienti ma con logo pubblicitario
inopportunamente in cattiva mostra o in valige
spaiate, riposti in bagagliai d'automobile resi
incandescenti dal sole, letti in modeste camere
d'albergo o in riva a spiagge affollate, in un
giardino pubblico o sotto le coltri del letto,
oppure, ancora meglio, in poltrona, durante solitarie
e calme giornate primaverili, i sette volumi della Recherche
non hanno smesso di stupirmi.
E' l'opera di una vita e non solo per lo
scrittore, ma anche per il lettore che impiega come
è capitato a me, 15 o 20 anni per affrontarne tutte
(o quasi) le pagine. Un'esperienza comune, come mi è
capitato di constatare.
E' un libro che per le novità formali introdotte
ha segnato un secolo, il Novecento, pur zeppo di
narrazioni innovative.
E' una lettura che si vorrebbe non terminasse mai,
di cui si tende a procrastinare la fine per
aumentarne il piacere.
E' un'opera che ci trasporta in mondi diversi dal
nostro (l'aristocrazia della Francia della Belle
Epoque), senza smettere di parlare di noi a noi,
della nostra vita, di chi siamo, di cosa vogliamo.
E' un grande trattato sull'amore. E sull'amicizia,
la nevrosi, la medicina, il bon ton, la
gelosia, il dolore, l'indifferenza, la memoria, la
mondanità, la letteratura, l'arte, insomma la vita
nella totalità delle sue manifestazioni, nella
complessità dei suoi aspetti , quella cosa che
dovrebbe interessare in grado sommo ogni persona
sveglia o appena cosciente.
E' un'opera basilare di psicologia. Senza
costruire sistemi come la psicanalisi freudiana, ma
con una precisione e una profondità di introspezione
che ci lascia ammirati e stupefatti, ogni frase, ogni
riga della preziosa e fluviale autoanalisi intrapresa
da Proust, ci rivelano qualcosa che oscuramente
sospettavamo ma mai eravamo riusciti a formulare con
chiarezza, oppure riesce a sovvertire ogni nostro
precedente convincimento, ma senza turbarci come
capita spesso ai manuali di psicologia, anche i
migliori.
Il mondo esterno, le nostre piccole beghe
personali, scivolano durante la lettura in un limbo
di quasi inesistenza, eppure, nello stesso tempo, la
nostra vita quotidiana ci appare incredibilmente più intelligibile, risolta in una calma sintesi
superiore.
E' facile, leggendo la Recherche,
scivolare in un sentimento di superiorità verso il
nostro prossimo, verso i non lettori, la cui vita
attiva ci sembra priva della necessaria introspezione
e autocoscienza. Certo una sensazione riprovevole, ma
scusabile se raffrontata al rampante ottundimento di
certe masse dedite al divertimento più volgare e
beota.
Ecco, Proust ci affina, è il nostro maestro. Ci
inizia ai piaceri della sensibilità e del
sentimento, alla raffinatezza della percezione.
Insomma ai piaceri "caldi"
dell'intelligenza, non scissa dalla corporeità e
dalle emozioni.
Salendo sulle sue spalle le cose ci appaiono nelle
loro necessarie relazioni, tutto ci appare finalmente
più chiaro e più bello.
ordina
*Dal capolavoro di Proust Il tempo ritrovato
, film del regista Raoul Ruiz (VHS, 2001)
I
libri di Marcel Proust