L'esercizio della critica,
sostiene l'autore di questo libro, è un genere che a
volte supera qualitativamente l'oggetto stesso della
sua indagine, il testo letterario, nello specifico
quello narrativo.
Mengaldo rende omaggio, in questo suo breve e
prezioso saggio, ai più importanti critici italiani
del Novecento, spiegando le ragioni delle sue scelte
e delle inevitabili omissioni.
Gli eletti risultano essere: Croce, Borgese, Montale,
Solmi, Debenedetti, Contini, Fortini, Cases,
Zanzotto, Pasolini, Calvino, Segre, Garboli,
Baldacci, Raboni, Magris.
Vengono esclusi: Serra, esponente di un "umanesimo
zoppo", Ripellino con lo straripamento
alluvionale, in lui, della scrittura sulla cosa,
Cecchi che tende sempre a doppiare (clonare?) il
testo; non sa sparire, per non dire distruggersi,
nell'altro come dovrebbe il vero critico.
Poiché la scelta dell'autore è di limitare
l'attenzione ai soli critici cosiddetti
"militanti", vengono esclusi i critici
"accademici", non senza che l'autore
tributi loro un entusiastico elogio, lodandone l'acuzie
critica o la penetrazione storica:
Pasquali, Marchesi, Momigliano, Fubini, Nencioni e
Dionisotti.
Su Longhi prevalgono altre considerazioni: egli non
è propriamente un critico letterario, ma delle arti
figurative, anche se Mengaldo riconosce in lui molto
probabilmente il più grande critico italiano di
questo secolo.
Le analisi che Mengaldo propone in questo libro,
mentre ci presenta la sua galleria di letterati,
risultano proficue anche per la massa di leggenti
sempre più dediti alla immediatezza e alla lettura
subculturale (il giudizio un po' sprezzante, ma
in fondo giusto, è dell'autore stesso del presente
libello).
Egli ci propone una serie di pertinenti, eleganti e
documentate notazioni sullo stile e sulle scelte
linguistiche di ogni personalità critica presentata,
con un metodo nell'avvicinarsi agli scritti di
ciascuno, che si approssima, per precisione ed
oggettività, a quello dello scienziato di
laboratorio.
Un metodo che ho trovato affascinante e convincente.
Mengaldo conclude scrivendo che questo libro,
facendo un po' di conti coi miei maggiori e
vicini, è qualcosa di simile a un'autoanalisi.
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