Pier Vincenzo Mengaldo, Profili di critici del Novecento, Bollati Boringhieri, 1998

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copertinaL'esercizio della critica, sostiene l'autore di questo libro, è un genere che a volte supera qualitativamente l'oggetto stesso della sua indagine, il testo letterario, nello specifico quello narrativo.

Mengaldo rende omaggio, in questo suo breve e prezioso saggio, ai più importanti critici italiani del Novecento, spiegando le ragioni delle sue scelte e delle inevitabili omissioni.
Gli eletti risultano essere: Croce, Borgese, Montale, Solmi, Debenedetti, Contini, Fortini, Cases, Zanzotto, Pasolini, Calvino, Segre, Garboli, Baldacci, Raboni, Magris.

Vengono esclusi: Serra, esponente di un "umanesimo zoppo", Ripellino con lo straripamento alluvionale, in lui, della scrittura sulla cosa, Cecchi che tende sempre a doppiare (clonare?) il testo; non sa sparire, per non dire distruggersi, nell'altro come dovrebbe il vero critico.
Poiché la scelta dell'autore è di limitare l'attenzione ai soli critici cosiddetti "militanti", vengono esclusi i critici "accademici", non senza che l'autore tributi loro un entusiastico elogio, lodandone l'acuzie critica o la penetrazione storica: Pasquali, Marchesi, Momigliano, Fubini, Nencioni e Dionisotti.
Su Longhi prevalgono altre considerazioni: egli non è propriamente un critico letterario, ma delle arti figurative, anche se Mengaldo riconosce in lui molto probabilmente il più grande critico italiano di questo secolo.

Le analisi che Mengaldo propone in questo libro, mentre ci presenta la sua galleria di letterati, risultano proficue anche per la massa di leggenti sempre più dediti alla immediatezza e alla lettura subculturale (il giudizio un po' sprezzante, ma in fondo giusto, è dell'autore stesso del presente libello).
Egli ci propone una serie di pertinenti, eleganti e documentate notazioni sullo stile e sulle scelte linguistiche di ogni personalità critica presentata, con un metodo nell'avvicinarsi agli scritti di ciascuno, che si approssima, per precisione ed oggettività, a quello dello scienziato di laboratorio.
Un metodo che ho trovato affascinante e convincente.

Mengaldo conclude scrivendo che questo libro, facendo un po' di conti coi miei maggiori e vicini, è qualcosa di simile a un'autoanalisi.

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