Giuseppe Prezzolini, Storia tascabile della letteratura italiana, Biblioteca del Vascello, 1993

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Ah, averlo avuto in gioventù un libretto così, quando era necessario superare ansie ed esami. Quanti insegnanti avrei sorpreso con la mia preparazione, l'ammirazione di quante ragazze avrei suscitato e invece, pazienza, chissà quante belle storie andate in fumo.

140 paginette fitte, un'edizione per giunta comperata su una bancarella, che mi è costata meno del biglietto del tram, un libriccino che sta comodamente nel taschino della camicia, ma che lettura piacevole ed edificante. Prezzolini, intellettuale fra i più importanti del '900 italiano, autodidatta ( ma ce ne fossero di accademici che scrivono così) vorace e insaziabile, ci consegna, chiavi in mano, una storia della nostra letteratura dalle origini a Ennio Flaiano, sintetica, comprensibile, profonda, genuina, una storia che viene voglia di mandare a memoria come le poesie, perché ci soccorra nei momenti del bisogno, perché ci insegni a declinare quello splendido idioma che è la lingua italiana.

Ogni corrente letteraria, ogni autore vengono delineati con poche parole essenziali, le uniche che, verrebbe da dire, si possono usare nella circostanza. Ripassiamo insieme qualche giudizio critico:

Dante: Soltanto l'artista universale, il moralista intransigente attirano il lettore moderno, meravigliato che ci sia stato al mondo un carattere così potente.

Petrarca: La sua "capacità di introspezione" lo rende romantico e moderno.

Boccaccio: Contiene l'ammaestramento a usare l'intelligenza contro la fortuna, a saper cogliere l'occasione e a comportarsi audacemente, perché è meglio correre dei rischi che affondar nell'inerzia.

Ariosto e Tasso: Il Tasso piacerà sempre più alle anime romantiche, mentre l'Ariosto sarà sempre più ammirato dagli spiriti classici.

Manzoni: "I promessi sposi", che han la fama esteriore di "romanzo storico", ma il cui centro artistico è una storia dell'uomo vista con una profonda calma e saggezza, eguagliata soltanto da quella di Goethe.

Leopardi: L'anima del Leopardi era nobilissima, delicatissima, quella d'una creatura angelica, straboccante di desiderio d'amore e di amicizia.

Il libro è preceduto da una sorta di decalogo (Consigli di un autodidatta agli studenti, agli ignari, ai semplici, ai sinceri verso se stessi), che non ha niente da invidiare ai diritti imprescrittibili del lettore di Pennac.

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