Ah, averlo avuto in gioventù un libretto così,
quando era necessario superare ansie ed esami. Quanti
insegnanti avrei sorpreso con la mia preparazione,
l'ammirazione di quante ragazze avrei suscitato e
invece, pazienza, chissà quante belle storie andate
in fumo.
140 paginette fitte, un'edizione per giunta comperata
su una bancarella, che mi è costata meno del
biglietto del tram, un libriccino che sta comodamente
nel taschino della camicia, ma che lettura piacevole
ed edificante. Prezzolini, intellettuale fra i più
importanti del '900 italiano, autodidatta ( ma ce ne
fossero di accademici che scrivono così) vorace e insaziabile, ci
consegna, chiavi in mano, una storia della nostra
letteratura dalle origini a Ennio Flaiano,
sintetica, comprensibile, profonda, genuina, una
storia che viene voglia di mandare a memoria come le
poesie, perché ci soccorra nei momenti del bisogno, perché ci insegni a declinare quello splendido
idioma che è la lingua italiana.
Ogni corrente
letteraria, ogni autore vengono delineati con poche
parole essenziali, le uniche che, verrebbe da dire,
si possono usare nella circostanza. Ripassiamo
insieme qualche giudizio critico:
Dante: Soltanto l'artista universale, il
moralista intransigente attirano il lettore moderno,
meravigliato che ci sia stato al mondo un carattere
così potente.
Petrarca: La sua "capacità di
introspezione" lo rende romantico e moderno.
Boccaccio: Contiene l'ammaestramento a usare
l'intelligenza contro la fortuna, a saper cogliere
l'occasione e a comportarsi audacemente, perché è
meglio correre dei rischi che affondar nell'inerzia.
Ariosto e Tasso: Il Tasso piacerà sempre più
alle anime romantiche, mentre l'Ariosto sarà sempre
più ammirato dagli spiriti classici.
Manzoni: "I promessi sposi", che han
la fama esteriore di "romanzo storico", ma
il cui centro artistico è una storia dell'uomo vista
con una profonda calma e saggezza, eguagliata
soltanto da quella di Goethe.
Leopardi: L'anima del Leopardi era
nobilissima, delicatissima, quella d'una creatura
angelica, straboccante di desiderio d'amore e di
amicizia.
Il libro è preceduto da una sorta di decalogo (Consigli
di un autodidatta agli studenti, agli ignari, ai
semplici, ai sinceri verso se stessi), che non
ha niente da invidiare ai diritti
imprescrittibili del lettore di Pennac.
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