In sintonia con le esigenze del popolo americano,
votato alla concretezza piuttosto che all'investigazione teorica,
nasce, tra Ottocento e Novecento, una scuola di pensiero filosofico
denominata pragmatismo.
I due maggiori esponenti di suddetta scuola sono William James (1842-1910)
e John Dewey (1859-1952).
Le caratteristiche comuni del pragmatismo sono l'importanza assegnata
all'azione e all'esperienza, l'anti-intellettualismo e l'utilitarismo,
cioè il valore pratico assegnato al pensiero.
L'uomo, partendo dall'esperienza, riconosce il dinamismo, il
cambiamento e la continua trasformazione della realtà e del mondo. Si
serve allora del pensiero come strumento per reperire i mezzi e le
soluzioni più adeguate per trasformare e ricostruire la realtà
stessa.
Non esiste una verità unica e il pragmatismo non ricerca in modo
teorico, come avviene in Europa, la verità pura cui modellare l'azione.
Per la dottrina del pragmatismo è vero tutto ciò che si rivela utile
all'azione dell'individuo.